Pane al pane e vino al vino: Paolo Vanoli, per quanto (non) fatto vedere fin qua e soprattutto per la gestione di una partita determinante e praticamente già vinta come quella di sabato col Torino, “meriterebbe” di essere “ringraziato”, e gentilmente accompagnato ai cancelli del Viola Park. E sia chiaro. La sentenza non è frutto di una reazione di pancia, ma conseguenza di un'analisi il più possibile pacata rispetto ai tre mesi che son passati dal giorno del suo arrivo a Firenze. Prima di tutto, i numeri: 14 partite di campionato, 14 punti, 3 vittorie, 5 pareggi, 6 sconfitte (tra cui quelle con Cagliari, Parma, Verona e Sassuolo... non esattamente avversari imbattibili...) e, tanto per gradire, la mancata qualificazione diretta agli ottavi di Conference e il ko (tecnico) rimediato in Coppa Italia col Como. E poi i gol subiti in serie, la comunicazione a dir poco contraddittoria, quell'agitazione tanto simile alla paura che si riflette sulla squadra (vedi reti prese nei finali) e la gestione a dir poco discutibile delle partite e, quindi, dei cambi. Di contro, perché sarebbe scorretto non sottolinearlo, una preparazione atletica rifatta da capo e che ha portato il gruppo ad avere una condizione adesso al top e una fase offensiva che ora funziona produce occasioni su occasioni.

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La posizione di Vanoli e il primo grande esame per Paratici
Poco. Troppo poco. Per questo, giusto per tornare da dove siam partita, sarebbe più che giustificato un cambio. La domanda è: per prendere chi? A me, personalmente, viene in mente una sola soluzione: Daniele Galloppa. Non credo infatti che sia credibile o spendibile in questo momento un profilo come quello di Thiago Motta (per il futuro, magari...) mentre nessuno, ma proprio nessuno, mi convincerà mai a pensare a soluzioni tipo Iachini o Ballardini. Per questo, e a meno che l'input (chiarissimo) non arrivi direttamente dallo spogliatoio e nonostante tutto quello che ci siam detti fin qua, penso che sia invece giusto provare ad andare avanti con Vanoli. E' il primo, complicatissimo esame, a cui è chiamato Paratici. E per fortuna che c'è lui. Tocca al diesse capire quale sia la realtà. Tocca al diesse confrontarsi col mister, guardare negli occhi i giocatori, coglierne ogni minimo segnale e, di conseguenza, decidere. Se coglie anche la più piccola crepa, cambi. Altrimenti, e sono sicuro che lo farà con tutta la sua forza e la sua competenza, offra all'allenatore il più deciso dei supporti. Magari, infondendogli un po' di quella calma e di quella straordinaria serenità che ha trasmesso a tutti già nella conferenza stampa con cui si è presentato.
Perché è esattamente quello ciò che serve: calma. Né isterismi (vero mister?), né urla (vero mister?), né dichiarazioni roboanti (vero mister?), né falsa tranquillità. Consapevolezza, umiltà, coraggio e tanta, tantissima attenzione. Basterebbe questo, per tirarsi fuori dai guai. Il problema è che fino ad oggi la Fiorentina è stata esattamente il contrario: paura, arroganza, superficialità, angoscia. Sarà sufficiente Paratici? Ce la farà Vanoli o sarà necessario, il terzo, sconfortante, cambio di guida? Un paio di settimane e, diciamo dopo il derby col Pisa, se ne saprà molto di più.
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