Non date retta a chi vi dice di non guardare la classifica, guardatela eccome. Guardatela, accarezzatela, coccolatela, adoratela. E’ una classifica straordinariamente bella, quasi eccitante e il Popolo Viola ha il diritto di eccitarsi e di sognare. Ai giocatori consiglio invece (per ora) di non guardarla, di volare basso, di continuare a lavorare con umiltà perchè non hanno ancora fatto niente, ma questo è un altro discorso, da allenatore, da motivatore, da equilibratore.


L'editoriale
La Fiorentina va in Europa League, lo dice la storia. Vice Kean? Sì ma non Cabral
Il Popolo Viola deve godere, altrimenti che senso ha?
—Gli eccessi ci vogliono, festeggiare bisogna, il momento va sottolineato perchè la sensazione più forte che mi resta è una e una sola: questa squadra ha tutto per durare, per restare lassù parecchio tempo.
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E nel ragionamento, se volete, mi faccio pure aiutare dai numeri e dalle statistiche che non sono oro colato, ma spesso danno un quadro preciso di quello che sta accadendo e una proiezione di quello che potrebbe succedere. Ebbene ieri spulciando siti dedicati ai numeri e alle statistiche è emerso un dato che conforta e accompagna l’euforia viola, i numeri ci dicono che dopo undici giornate, quelle squadre che hanno più di venti punti in classifica, a fine campionato conquistano l’Europa League. Servono, ovviamente, continuità di rendimento e una squadra attrezzata, ma la Fiorentina ha tutte le carte in regola.
C’è chi sogna la Champions e deve sognare, lo ripeto, ma rimanendo in un range di maggiore equilibrio, di questo passo diventa comunque possibile, raggiungibile, l’obiettivo fissato da Rocco Commisso a inizio stagione. Tocchiamo ferro, ovviamente, ma sarebbe la prima volta nella coppa intermedia per il magnate italo-americano che ogni anno ha sempre chiesto uno step di crescita e stavolta lo sta toccando con mano. In genere, quando succedono certe cose, devi essere bravo a sfruttare le crisi delle altre sulla carta più forti e quest’anno una grande in difficoltà c’è e si chiama Roma, ma anche il Bologna che l’anno scorso era davanti, non ha il potenziale per ripetere un’annata storica e irripetibile.
Dunque, fatti due conti, valutato il valore degli avversari, la Fiorentina è a buon diritto in una zona di classifica che sembrava difficile da raggiungere.
Questa squadra fa impressione, diciamolo. Impressiona per la solidità, il temperamento, il carattere. Sembra fatta con il granito, scolpita nella pietra, inossidabile e inaffondabile. Un gruppo vero, coeso e compatto. Forte nella testa e nelle ambizioni prima che sul campo. Del resto funziona così. Sul campo ti puoi migliorare e puoi crescere, lavorando puoi trovare gioco e geometrie, ma certe caratteristiche caratteriali o le hai o non le hai. La Fiorentina le ha.
La fortuna di Palladino: una Fiorentina ricca di qualità
—Palladino è un allenatore bravo, ma anche fortunato. Guida una squadra ricca di talento, ma anche straricca di personalità. L’allenatore ha capito in fretta come gestire un gruppo così forte e di questo dobbiamo dargli atto, fa sentire tutti partecipi e protagonisti. Non è poco.
Calcisticamente parlando la Fiorentina ha un’altra qualità che, il calcio insegna, in genere appartiene solo alle grandi squadre: il cinismo. Dopo le goleade con Lecce e Roma sono arrivate due gare diametralmente opposte nelle quali ha fatto il massimo senza sprecare un centimetro. A Torino il massimo dei massimi. Una occasione, un gol. Qualcosa che va oltre il corto muso.
Ma dopo il gol s’è vista la determinazione rabbiosa di chi quel gol e quel successo lo vuole portare a casa a qualsiasi costo e ci riesce. Negli anni, ormai, abbiamo viste tante Fiorentine, faccio fatica a ricordarne una come quella vista nelle ultime due gare, capace di trasformare in punti caldissimi gare sporche, difficili, complicate dal momento-no, quasi disperato, degli avversari.
Bravi tutti, ma torno a un concetto antico e già espresso più volte. Per tutti quelli che ora stanno arrivando, ma erano lontani dal capire il valore di questa squadra, ricordate una delle regole non scritte degli allenatori: datemi un grande portiere e un grande centroavanti, a tutto il resto ci penso io.
La Fiorentina ha un fuoriclasse in porta chiamato De Gea, a fine stagione porterà una decina di punti, e un attaccante bravo che studia per diventare grande, i gol li fa e li fa fare. Gli basta un’occasione, a Torino s’è visto.
Ma andiamo oltre: attorno a questi due c’è talento, c’è qualità, ci sono muscoli, esperienza e carisma. Se pensiamo che in pratica non s’è ancora visto Gudmundsson, il giovatore più pagato, quello che deve fare la differenza e nelle ultime due mancava Cataldi, il regista, capiamo quanti e quali margini di crescita potrà avere la Fiorentina di Palladino.
Torno così al concetto iniziale. Il Popolo Viola sogna, ed è giusto così. Questa squadra è da amare anche perchè sta facendo passare il veleno rimasto dentro per quelle tre finali maledette che hanno impedito di gustare e capire fino in fondo tre anni di grande crescita che comunque c’è stata. Oggi c’è la giusta sensazione che si possa fare meglio, che si possa andare oltre. Questa squadra regala sogni e certezze contemporaneamente.
Razionalmente vi ho detto che adesso, con questo ritmo, l’Europa League può diventare realtà. Ma voglio anche essere realista e applico il metodo Palladino: c’è ancora tanto da lavorare, diversi giocatori devono crescere, serve l’umiltà, va conservato e blindato questo tipo di atteggiamento.
Il campionato è vicino a un terzo delle partite giocate e il percorso è ancora lunghissimo. Però vedo tante cose di calcio e qui l’orizzonte mi si allarga. Comunque già oggi guardare la classifica e vedere dietro Juve, Milan e Roma deve essere qualcosa che ti rafforza, senza illuderti.
Poi aspetto Pongracic per avere alternative anche in difesa, mi voglio fidare di chi ha scommesso su di lui, non può essere lo scarsone visto a inizio stagione. Come ho detto, aspetto anche la crescita di qualche attuale seconde linee come Kayode o Parisi (le qualità ci sono), spero che nel breve riescano a mettere in difficoltà l’allenatore nelle sue scelte. Ma anche altri, a cominciare già da giovedì in Conference.
Ho quasi perso la speranza, invece, di rivedere l’Ikonè del Lille e mi dispiace. Solo gli illusi avevano brindato alla doppietta in Conference, se non lo marchi le qualità tecniche sono immense. Lo venderei a gennaio per andare a prendere un tassello che manca dal 31 agosto, giorno di chiusura del mercato: un vice Kean. E qui si sta scatenando uno di quei fenomeni paranormali e quindi inspiegabili oppure spiegabili solo con una constatazione amara che faccio da tempo: c’è gente che parla di calcio senza sapere cos’è. E’ nato il partito “riprendiamo Cabral” e fra i fondatori ci sono quelli che dicevano De Gea è solo un pensionato. Tutto torna. Ma lo ricordate Cabral? La sua macchinosità, il pressapochismo tecnico e il pensiero lento? Era un bravo ragazzo, pure simpatico e generoso, ma (lo ripeto) questa è la squadra più forte dell’era Commisso soprattutto perchè s’è alzato il livello tecnico di molti giocatori, la palla corre più veloce e il pensiero pure. Cabral? Abbiamo già dato.
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