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L'editoriale

Kean non è Vlahovic, la clausola non è un problema: a gennaio non va via. Quarta centrocampista…

kean bucchioni
Dalla clausola presente nel contratto di Kean al coraggio di Palladino: l'editoriale di Bucchioni
Enzo Bucchioni Editorialista 

Nel contratto di Moise Kean è inserita una clausola rescissoria da cinquantadue milioni di euro. Come ben sapete, significa che l’estate prossima chi volesse l’attaccante viola lo potrebbe prendere a quella cifra. Bene. Non c’è niente di strano, è ormai quasi una prassi, sono molti i giocatori che vogliono lasciarsi una simile, eventuale, opportunità futura.

Eppure la notizia ha scatenato una bella discussione nel mondo viola e alimentato non poche preoccupazioni fra i tifosi con considerazioni del tipo “Cosa l’hanno messa affare?”, “Così ora va via anche questo”, “Era meglio senza clausola”, “Lo rilanciamo e poi se ne va”.


Tutto comprensibile. Del resto, visto quello che è successo negli ultimi anni (Vlahovic in particolare) e in genere come funziona il mercato del calcio ormai solo business sfrenato, con tanti procuratori senza scrupoli, una clausola del genere un po’ di ansia la può mettere.

Ma è giustificata? 

Ci sono reali motivi di preoccupazione? Intanto sgombriamo il campo da una fantaipotesi paventata da un ascoltatore intervenuto l’altro giorno a Radio Bruno: la clausola non è valida per il prossimo mercato di gennaio. E poi, diciamola tutta, cinquantadue milioni sono una bella cifra e con la crisi che c’è in giro sono pochissime le società capaci di investimenti del genere.

Comunque il tema c’è. Ci sono davvero possibilità che Kean vada già via in estate dopo appena un anno in viola?

Facciamo della filosofia, nel calcio come nella vita “mai dire mai” è qualcosa da tenere sempre presente. In questo caso, però, il discorso va messo su altri piani del tipo, ci sono reali motivi di preoccupazione?

La mia risposta è no.

Moise Kean non è Vlahovic per molte ragioni. Intanto, anche se ha soltanto 24 anni, oggi non ha l’ansia di fare carriera, di andare in squadre più forti per giocare la Champions League come diceva Vlahovic, Kean tutte queste esperienze le ha già fatte. E’ stato per anni nella Juve, il primo giocatore del Duemila a segnare nei massimi campionati europei, è passato per il Psg e per l’Everton. Anche se non da protagonista assoluto, ha nel suo palmares tre scudetti, due coppa Italia, una Supercoppa italiana, una coppa e una supercoppa francesi. Soprattutto sa cosa significhi giocare a quei livelli, conosce benissimo le difficoltà che ha incontrato e nella sua decisione di accettare la Viola  c’è proprio una grande consapevolezza e un volontà molto forte: realizzarsi. Kean ha capito che per dimostrare tutte le sue qualità, per rendere al meglio, ha bisogno di una squadra e di un ambiente che lo facciano sentire protagonista, che lo esaltino, gli diano la carica. Kean sa bene che, per come è fatto lui, la Fiorentina è l’ambiente ideale, ha già pagato sulla sua pelle le tensioni, le pressioni, le aspettative eccessive che lo hanno condizionato e gli hanno tolto la felicità di giocare a pallone.

Nel caso in cui dovesse tornare l’idea, dovessero crescere le ambizioni, Kean conosce bene le controindicazioni. Sa che in questa fase della sua carriera ha trovato il posto ideale anche in chiave Nazionale e in vista di mondiali del 2026. Ma qualsiasi procuratore lo consiglierebbe così, per un paio d’anni non penso ci saranno problemi di questo tipo.

Ma se davvero dovesse continuare a crescere? A segnare a raffica? Siamo sicuri che non potrebbe diventare oggetto del desiderio delle grandi e cadere in tentazione?

Sicuri no. Ma se anche dovesse succedere sapete cosa vorrebbe dire per pagarlo cinquantadue milioni? Che Kean ha vinto la classifica cannonieri, ha fatto un campionato strepitoso.Tradotto significherebbe l’aver trascinato la Fiorentina in alto, molto in alto. Magari in Champions. Il che per la società Viola significherebbe aver svoltato sia calcisticamente che economicamente.

E poi diciamone anche un’altra: se dovesse andare in Champions qui, a maggior ragione potrebbe decidere di restare a Firenze.

Comunque lo rigiri, comunque ipotizzi, anche se il futuro non lo conosce nessuno, Kean è stata una grande intuizione e sarà un grande affare.

E se davvero volesse andar via portando cinquantadue milioni, con quei soldi e la Fiorentina in alto, quindi appetibile per molti giocatori di livello, sarebbe tutto più facile.

Ma adesso non resta che godere della gioia, della forza, dell’energia e dei gol portati da Kean in Viola e pensare che la Fiorentina ha finalmente un attaccante che la porterà lontano. Positività deve essere la parola d’ordine.

A questo proposito, hanno recuperato Bove e Cataldi e ieri si sono allenati con i compagni alla ripresa dopo la settimana di “stacco” concessa dal mister, domenica a Como ci saranno regolarmente. Gudmundsson invece sta seguendo il suo percorso e la speranza è quella di riaverlo il primo dicembre con l’Inter. Ma senza inutili forzature.

A proposito del riposo di una settimana, Palladino è un innovatore. Ma anche coraggioso nella sua scelta. E’ vero che in molti hanno comunque continuato a lavorare con le nazionali, resta però un periodo lungo e inusuale per le abitudini del calcio.

Purtroppo le nazionali sono sempre un problema. Questa volta s’è fatto male Richardson e con il solito calendario intasatissimo da qui alla fine dell’anno, i centrocampisti non sono tanti e il turn over ci deve essere.

Nel mercato di gennaio oltre a un’alternativa a Kean e ce lo siamo già detti, forse servirebbe anche un centrocampista più di un esterno. A meno che non esca Ikonè. Secondo rumors provenienti dal Viola Park, Palladino avrebbe intenzione di provare Quarta proprio in mezzo al campo. Auguri. Se gli riesce anche questa, si candida all’oscar dell’anno.

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