C’è la Conference a Cipro, partita da tre punti, ma ne parleremo dopo. Oggi siamo tutti alla ricerca del segreto di Palladino, capire come abbia fatto a trasformare quella squadra senza senso di inizio stagione in una squadra vera. Ne abbiamo scritto, detto e pensate di tutte, partendo dalla trasformazione tattica, dal ritorno della difesa a quattro degli ultimi anni abbandonando l’idea di difendere a tre, dalle marcature a uomo per tornare a difendere da squadra. Tutto questo è vero, i viola hanno trovato una dimensione diversa anche inserendo un centrocampista in più, si vede compattezza, i reparti sono più vicini. S’è parlato anche del carattere, del cinismo di un calcio che con tre passaggi va in porta o che fa un tiro e un gol come successo a Torino. Della qualità superiore di diversi giocatori. Credo che un po’ di tutte queste cose siano una miscela giusta nel motore della Fiorentina, ma c’è di più, il segreto è un altro è si chiama Rivincita. La miscela è diventata esplosiva quando Palladino ha messo in campo uno dopo l’altro i giocatori nuovi che sono accomunati da una forza enorme, proprio la forza delle motivazioni. Sapete come si chiamano queste motivazioni: Voglia di Rivincita. “Ora vi facciamo vedere chi siamo noi" può diventare un filo conduttore o una parola d’ordine per tutta la stagione. Sicuramente questa Fiorentina è spinta dalle motivazioni e dalla voglia di rivincita di tutti quei giocatori che i Soliti Noti avevano bollato come scarti. Vogliono dimostrare che scarti non sono, ma soprattutto vogliono far vedere alle loro ex squadre, ai loro precedenti allenatori, alle loro società, che si sono sbagliati nel mandarli via. Sta andando in scena la Grande Rivincita.


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Il segreto di Palladino che ha fatto grande la Fiorentina. A Cipro turnover totale
Quante rivincite in viola
—E’ la rivincita di De Gea che il Manchester United ha lasciato libero dopo dieci anni, ha preferito non rinnovargli il contratto in scadenza perché sembrano troppi i diciannove milioni di ingaggio che percepiva. Ora ha voglia di tornare ad essere il portiere più forte d’Europa e l’età (34 anni) glielo può ancora consentire. E’ la rivincita di Kean che la Juventus ha fatto debuttare in Serie A a sedici anni salvo poi farsi venire dei dubbi sulle qualità di questo ragazzo che è diventato uno qualsiasi, merce per fare plusvalenze e alla fine un panchinaro considerato zero fino al punto di mandarlo in confusione. A Firenze vuol tornare quell’attaccante delle meraviglie che non è più stato, vuole riannodare il filo della sua carriera, a ventiquattro anni è cominciata la sua nuova vita da apprezzato, da considerato, da amato: da attaccante di razza. E’ la rivincita di Adli sul quale il Milan aveva investito tanto, lo chiamavano il nuovo Zidane, ma in rossonero ha faticato fra ruoli cambiati e come una porta girevole un vita passata fra tanta panchina e poco campo. Poi hanno comprato gente simile a lui: non serviva più. Vuol dimostrare che si sono sbagliati, è ancora giovane e vuol tornare ad alti livelli, pensa alla nazionale. E’ la rivincita di Bove, il ragazzino. La sua rabbia la grida in faccia a De Rossi e a tutti quelli della Roma che l’hanno fatto crescere, debuttare e diventare protagonista, salvo poi pentirsi senza una logica calcistica. Ora sta dimostrando che a 22 anni ha davanti tutta una vita per affermarsi, ha le qualità e il temperamento per diventare un campione, per conquistare la nazionale. Vuol dimostrare che è più forte di tanti che la Roma ha pagato a peso d’oro pensando di fare a meno di lui. E’ la rivincita di Cataldi che ha trent’anni dopo una vita da soldatino e da protagonista, a seconda dei momenti e delle situazioni, non si aspettava di essere messo da parte dalla sua Lazio, pensava di poter ancora dare tanto. Ha sempre qualità, quantità e geometrie e lo sta dimostrando, qualcuno dovrà pentirsi per averlo liquidato troppo in fretta. E’ la rivincita di Gosens che ha faticato con l’Inter, non l’hanno capito e non l’hanno aspettato dopo un infortunio, non l’hanno capito neppure a casa sua, in quell’Union Berlino che in estate l’ha proposto a tanti convinto che fosse sul viale del tramonto, che a trent’anni anche lui, avesse finito le pile come quel giocattolino della pubblicità. Non hanno fatto i conti con la sua classe e il suo orgoglio, si vuol far rimpiangere da tanti, intanto ha riconquistato la nazionale tedesca.
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Conference League obiettivo vero
—Sono sei, la loro Rivincita ora si chiama Fiorentina. Sono sei titolarissimi che hanno portato nello spogliatoio Viola quella parola d’ordine che adesso piace a tutti e moltiplica le energie, l’adrenalina, la forza: “Ve lo facciamo vedere noi chi siamo”. Si sono aggregati in tanti a questo motto, da Dodò che vuole riprendersi il Brasile, ai nuovi arrivati che vogliono stupire, ai vecchi viola reduci dalle delusioni delle finali perse che anche loro hanno dentro una gigantesca Voglia di Rivincita. Questa spinta collettiva può diventare decisiva, quando si parla di chimica di spogliatoio abbiamo capito in questo caso cos’è. E Palladino è stato bravo a lavorare anche su questo, soprattutto su questo. E stasera a Cipro la vogliamo rivedere anche fra chi gioca meno, quelli che stasera giocheranno in nome e per conto del turnover totale che piace tanto a Palladino. Anche loro devono fare vedere “chi siamo” al loro allenatore, la molla deve essere forte. Serviranno ovviamente concentrazione e determinazione, le armi per battere squadre sulla carta deboli come l’Apoel. La Conference deve essere un obiettivo viola e stasera conta soltanto vincere. Chi giocherà? Se vogliamo divertirci pensiamo a Terracciano, Kayode, Quarta, Moreno e Biraghi in difesa; Mandragora e Richardson in mezzo; Ikoné, Sottil, Beltran e Kouamé davanti con la suggestiva ipotesi non scartata ieri da Palladino: Parisi esterno alto al posto di Sottil. Poche ore e sapremo.
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