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I giocatori fanno la differenza. Ora con l’Inter i titolari possono far sognare

Editoriale Matteo Magrini
La gara col Pafos ha portato l'ennesima conferma
Matteo Magrini

Diceva quel tizio che “tre indizi fanno una prova” e per la Fiorentina, ormai, ce ne sono abbastanza per arrivare a sentenza. Del resto, in verità, non è che ce ne fosse granché bisogno. Basterebbe guardare le partite e la realtà con un minimo di attenzione o, volendo essere un po' più cattivi, con un briciolo di obiettività. Esiste una Viola da campionato (solida, quasi impenetrabile, cinica e matura) e ne esiste una (fragile, ingenua, capace di complicarsi la vita da sola e molto spesso orizzontale) da Conference. Niente di strano. Del resto, tanto per tornare a battere sempre su quel tasto, nel calcio contano certamente idee, organizzazione e proposte ma a spostare davvero gli equilibri sono sempre stati e sempre saranno i giocatori.

Dati

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Non c'è da stupirsi insomma e non è colpa di nessuno se in Europa la Fiorentina è meno esaltante di quanto non sia in serie A anche se in realtà, andando ad analizzare numeri, dati e statistiche, il rendimento (per occasioni create o concesse per esempio) non è poi così distante. Eppure guardi i gol subiti, e ti accorgi che in Conference i viola hanno preso 10 gol in 6 partite (playoff compresi) mentre in campionato sono a 10 in 13. Da cosa dipenderà? Forse dal fatto che in una competizione hanno giocato quasi sempre De Gea, Dodo, Comuzzo, Ranieri e Gosens mentre nell'altra trovano spazio Terracciano, Kayode, Quarta, Moreno e Biraghi o Parisi? Dipenderà forse da un centrocampo che con Cataldi e Bove garantisce un equilibrio maggiore? Le risposte, ci paiono scontate. Per non parlare della fase offensiva, e di quanto senza Kean andare in verticale e costruire palle gol sia molto, ma molto più complesso.


Tutto normale, ripetiamo, e benissimo ha fatto Palladino in questa occasione a cambiare leggermente strada rispetto al turnover totale delle scorse partite. Ha ruotato, certo, ha fatto riposare i giocatori più importanti, e ci mancherebbe, ma ha comunque mantenuto un'ossatura in difesa (due titolari su quattro erano in campo) e lo stesso Sottil è uno che ultimamente ha giocato spesso anche in campionato. Anche il mister insomma, ha probabilmente capito che per non rischiare e per provare ad arrivare in fondo a tutte le competizioni è meglio cercare una gestione un po' più omogenea della rosa. Nel frattempo comunque ha sistemato la classifica del girone, e non è poco.

Consapevolezza

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Adesso godiamocela” ha detto poi pensando alla gara di domenica ed è esattamente lo spirito con cui squadra e città devono affrontare il confronto con l'Inter. Che non significa, sia chiaro, giocarsela come se il risultato non contasse o senza la convinzione di poterla vincere. Anzi. La Fiorentina (quella da campionato) ha sicuramente le carte per mettere in difficoltà i nerazzurri e state certi che lo farà. Di più. Non è nemmeno vero come ho sentito dire che “comunque vada sarà un successo” (filosofia orribile se si parla di agonismo) perché comunque delle risposte importanti, in un senso o nell'altro, arriveranno. Risposte, però, non sentenze. Per questo ha ragione Palladino a parlare di serata da godersi, tutti insieme, cercando ovviamente di ottenere il massimo possibile.

Testa e cuore a domenica quindi, per un tipo di partita che Firenze e i fiorentini meritano e che aspettavano da tanto, troppo tempo. Uniti, per cercare un risultato che potrebbe davvero spostare l'asticella delle ambizioni. Forti di quello che la prima parte di campionato ha dimostrato, e senza paura. Perché abbiamo un portiere che sta parando anche i moscerini, un attaccante che trasforma in oro tutto quello che tocca, due centrali che ci mettono ferocia e attenzione, due terzini come se ne vedono pochi in serie A e un centrocampo che (se al completo) ha tutto quello che serve. La squadra insomma, quella dei titolari, è forte. E non c'è niente di male a sottolineare la differenza con quella che invece sta giocando la Conference.

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