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I voti del mese

Fiorentina, la pagella di dicembre: dallo striscione ai butei alle offese social

Il ViolAutore
Tutti i voti per quanto è successo a Dicembre. Non solo calcio giocato, ma tutto quanto fa spettacolo

10 allo striscione "Butei, chi arriva ultimo paga da bere". Arriva il Verona, è l'ennesima partita della vita e i tifosi della curva s'inventano un vessillo memorabile. Altro che ironia fiorentina, da queste parti si scherza anche sulla disgrazie. Proprie e dei fratelli veronesi. Chapeau a chi l'ha pensato.

9 al gol di Gud contro l'Udinese. "Welcome to Florence" avrebbe detto un dirigente della Fiorentina all'islandese dopo la partita contro i friulani. In effetti la gara è stata da 10 vero, impreziosita da tante giocate top. Su tutte il numero valso alla viola il 2-0: dribbling e sinistro (in teoria il piede debole) d'autore. Se solo trovasse un po' di continuità...

8 a Piccoli e ai ragazzi della Fiesole al Meyer. Vigilia di Natale pensando a chi soffre. La curva ripete la visita al pediatrico ormai da anni (ma non per questo il gesto è meno nobile), il criticatissimo attaccante ex Cagliari è qua solo dall'estate e potrebbe anche (ri)andarsene subito, ma con i doni recapitati ai bambini malati ha segnato un bel gol. Mentre in campo continua purtroppo a sbagliarli.

7 all'arrivo di Paratici. Lo attendono tutti come il salvatore della patria e, quanto meno, la società ha dato un segnale ingaggiando un vero uomo di calcio. In attesa della sua rivoluzione di gennaio, solo un paio di perplessità. Sarà "Head of football": non c'era un altro modo per definire la sua carica? E poi: perché far uscire la notizia il 20 dicembre se poi l'ex ds della Juve non potrà essere in città fino al 5 gennaio?

6 all'intervista di Richardson. D'accordo, con quelle parole all'Equipe probabilmente ha chiuso definitivamente la sua carriera a Firenze oltre a prendersi una multa e restare fuori per punizione dai convocati per Parma. Ma Amir ha avuto coraggio: per una volta un giocatore che parlando con i giornalisti dice la verità ammettendo anche di avere una squadra del cuore (il Nizza, nel suo caso) e non pronuncia le consuete frasi fatte.

5 a chi si era illuso dopo l'Udinese. E sono stati in tanti. Anche chi scrive. La prestazione della cinquina rifilata ai friulani invece non è stata bissata nel turno successivo e, anche se i punti di distacco dalla quartultima restano 5, l'impressione è che per salvarsi continui a servire un miracolo.

4 a Vanoli. "Dicembre è il mese della verità" aveva detto. Beh, speriamo che non sia stato buon profeta perché il rendimento viola continua a essere da retrocessione. E la sua panchina a scricchiolare. D'altra parte in due mesi non ha portato significativi cambiamenti. Per passare alla difesa a 4 ha aspettato un'era geologica e anche l'empatia con il gruppo non pare ai massimi livelli. Si veda Dodo che, dopo una sua sfuriata, gli dice testualmente: "Mister, piano...".

3 alle partite contro Sassuolo e Losanna. In questo mese sono arrivate anche la sconfitte con il Verona e a Parma, ma in entrambi casi c'è stata anche un pizzico di malasorte. A Reggio Emilia e in Svizzera, i viola hanno invece clamorosamente toppato anche la prestazione. E se in Conference erano in campo le seconde linee, la gara di campionato era stata caricata dagli stessi giocatori come quella del presunto rilancio.

2 alla sceneggiata sul rigore e all'intervallo del Mapei. E invece ai 4.000 cuori viola in trasferta è toccato assistere alle bizze di Kean che voleva ad ogni costo calciare il penalty poi trasformato da Mandragora. Radio-spogliatoio racconta anche che i due lontano dalle telecamere sarebbero passati alle vie di fatto, con Ranieri che, provando a fare da paciere, avrebbe avuto la peggio. A proposito dell'attaccante: al di là dei sacrosanti motivi personali, come avranno preso i compagni il permesso che gli ha concesso la società a Capodanno?

1 al silenzio stampa. Quando le cose vanno male, si sa, i guai sono tutti ingigantiti. Ma, allora, perché evitare dichiarazioni se non quando si è obbligati come in Europa? Magari servirebbero anche per smentire quelle che per alcuni sarebbero solo leggende metropolitane come, appunto, la rissa di Reggio. E poi, al di là dei giornalisti, metterci la faccia non sarebbe una forma di rispetto verso i tifosi?

0 alle offese via social alla moglie di Dodo e alle bombe carta al Viola Park. Già, i tifosi. Li abbiamo incensati spesso, anche in questo pagellone. Soprattutto perché non hanno mai abbandonato la squadra in un momento così drammatico. Ma se le contestazioni sono sacrosante, lanciare alcuni petardi verso il centro sportivo mentre i giocatori si trovano in ritiro o sentirsi in diritto attraverso il web di augurare la morte ai loro congiunti, non c'entra proprio nulla con l'amore verso i colori viola.