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Ecco dove può arrivare la Fiorentina. È come vedere il Liverpool di Klopp

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Quella di quest'anno è sicuramente la squadra più forte della gestione-Commisso, con molti giocatori di categoria superiore e una varietà invidiabile di soluzioni tecnico-tattiche
Enzo Bucchioni Editorialista 

Gli elogi a Palladino li ho già fatti ma, a scanso di equivoci, è bene ripetere che è stato bravo, anzi bravissimo, a capire in tempo dove sbagliava e con umiltà a correggere certe sue idee. Poi, è sicuramente credibile all’interno del gruppo altrimenti una squadra in genere mal sopporta certi cambiamenti di rotta, evidentemente nonostante la giovane età ha un carisma non da poco. Quindi duttilità e intelligenza nel cambiare idea, cultura del calcio e personalità nel scegliere una nuova strada. Quello di buono che ci avevano assicurato a Coverciano di Raffaele Palladino e vi avevo raccontato, sta venendo fuori. E, considerata la sua poca esperienza, quello che sta succedendo ha ancora più valore.

Un gioco semplice, ma efficace

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È chiaro che il percorso è appena cominciato, ma dopo due mesi orribili con partite inguardabili come quelle in Conference con il Puskas o l’inizio del campionato fra Parma, Venezia e Monza, avere ridato una identità alla Fiorentina in meno di un mese resta un grande valore. Poi c’è il gioco che ha proposto, al di là della rivoluzione che ha portato alla difesa a quattro e al siluramento di alcuni punti fermi dell’era Italiano. Palladino ha ripreso in mano la sempre eterna lezione del calcio italico rivisitata e corretta, ha saputo dare a questa squadra un gioco basico, ma efficace, con una verticalità assoluta che rasenta il killer instinct del gol. Transizioni, ripartenze, contropiede, chiamatele come volete, la parola d’ordine è prendere palla e puntare subito verso la porta avversaria con meno passaggi possibile. Tre passaggi e in porta, dicevano i vecchi allenatori. L’essenzialità, appunto. La verticalità e la velocità di esecuzione che hanno tagliato fuori prima il Lecce e poi la Roma. Come il burro, si diceva un volta. Funziona, i giocatori ci credono, la manovra si sviluppa, i gol arrivano. È comunque questo gioco rapido e verticale, quando è ben giocato, regala emozioni forti, in questo è superiore a tante ricerche esasperate degli spazi. Proprio per la rapidità di esecuzione, l’istintività.


Che gruppo quello gigliato

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Se vogliamo dare un’idea, il Liverpool di Klopp giocava così. In mezzo al guardiolismo dilagante, l’allenatore tedesco in Inghilterra scelse una via diversa, più classica, più italiana. E quando lo giochi bene, anche quel calcio verticale, essenziale, quasi cinico, funziona eccome. Servono i giocatori giusti e Palladino li ha. Per verticalizzare velocemente, per gli uno-due come quelli visti fra Beltran e Kean o certi passaggi in profondità, servono piedi buoni e velocità di pensiero per evitare pressing e raddoppi, per capire e assecondare negli spazi i movimenti dei compagni. Facciamo un esempio, per capirci. Se al posto di Kean ci fossero stati Cabral, Jovic o Nzola siete sicuri che avrebbero ridato la palla di prima con i tempi giusti a Beltran o macchinosamente avrebbero rallentato tutto facendo piazzare la difesa? E allora veniamo alla squadra costruita in estate da Rocco Commisso. Una gran bella squadra. È sicuramente la più forte della sua gestione, con molti giocatori di categoria superiore e una varietà invidiabile di soluzioni tecnico-tattiche. Se pensate che Gud, l’acquisto più importante, praticamente non s’è ancora visto, tutto il resto viene da sé.

Una gran bella squadra

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Quando mesi fa dicevo che questa era la squadra più forte dell’era Commisso i Soliti Noti ragliavano. Succede spesso. Ricordo bene le insufficienze per un mercato che ha portato gente come Kean (Juve), Adli (Milan), De Gea (Manchester United), Bove (Roma), Cataldi (Lazio) o Gosens (Union Berlin), più Gudmundsson e Colpani. Non lo fanno per cattiveria, non conoscono il calcio, non si sono accorti che il mondo è cambiato, sono i cronisti dell’Osmannoro. Ma parlano. E pontificano. Spesso alimentando polemiche che fanno male alla piazza. Dunque, torniamo a noi: la Fiorentina è una gran bella squadra. E’ un gran bel gruppo. Lo vedi dagli sguardi felici, dai sorrisi, dai gesti. Kean che lascia il rigore a Beltran è un segnale forte. Dentro questo gruppo ci sono tanti giocatori di livello, ma soprattutto ragazzi con un grande desiderio di rivincita. È questo il cemento che unisce, molti vogliono dimostrare di essere stati mollati troppo presto, ingiustamente, altri puntano a far vedere il loro reale valore non apprezzato fino in fondo. Questo è il cemento, questa è la benzina.

Stop ai paragoni con Italiano

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Una grande motivazione comune può spingere la Fiorentina anche oltre il valore tecnico. Quello che succederà lo vedremo e lo valuteremo, l’aver battuto Lazio, Milan e Roma una dopo l’altra, comunque vuol già dire che la Fiorentina lassù ci può arrivare. Ci può stare. Magari approfittando della crisi o del flop proprio della Roma o di altri. Deve però essere chiaro: siamo solo all’inizio. Serve equilibrio. Questa squadra ha fatto ottime cose, ha messo basi buone, ma c’è molto da migliorare, c’è tanto lavoro da fare in tutte le fasi di gioco. La sensazione che i miglioramenti arriveranno proprio in virtù della forza della rosa e delle motivazioni del gruppo, è forte e chiara. Unita all’ambizione di un giovane allenatore che vuole bruciare la carriera e di Rocco Commisso che sogna quel trofeo che in questi cinque anni e mezzo di presidenza avrebbe ampiamente meritato.

Perdonatemi ora due polemiche, ma è più forte di me

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Non sopporto gli scorretti, i senza valori e chi fomenta l’odio. Parlo ancora di Italiano. Lo stimo e lo sapete, ma che senso ha fare raffronti continui con Palladino? E’ un altro calcio, è un’altra squadra, è cambiato tutto. Spero, naturalmente, che Palladino faccia meglio di Italiano, ma che senso ha demolire o demonizzare tre anni di lavoro e di ottimi risultati di un tecnico che con le sue idee e il suo lavoro, ha fatto crescere la Fiorentina e anche la società. A molti il suo calcio non piaceva, questo è legittimo, ma non si possono cancellare i meriti che lo stesso Joe Barone più volte ci aveva ricordato. A proposito di Barone, è vergognoso quello che stanno scrivendo e dicendo alcuni a suo tempo banditi dal Viola Park. Secondo le loro tesi, questa squadra è figlia della morte di Barone. Pradè era condizionato, ora finalmente da solo può lavorare bene. Ma vi rendete conto? Non credevo fosse possibile dire certe cose, una vendetta contro chi non c’è più e non può difendersi. Pensare che quando lo incrociavano da vivo se la facevano sotto già a venti metri distanza. Uomini di emme ne abbiamo?

Barone Pradè
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