Ho chiesto, ma nessuno al Viola Park ha ancora visto il carro armato di Paratici. Una volta lo slogan dei grandi magazzini Harrods era "dallo stuzzicadenti al carro armato", provate a Londra se ne hanno ancora uno.

esclusive
Dove si compra il carro armato di Paratici? Fra Vanoli e De Zerbi, pensate a salvarvi
Servirebbe, eccome se servirebbe, ma questa Fiorentina continua a preferire le macchinine dell’autoscontro. Sembra sempre una squadra in gita, in campo con leggerezza e superficialità. Non vedo facce cattive. Provate a guardare l’espressione dei giocatori viola durante il riscaldamento o nei primi piano televisivi, non c’è grinta, non c’è rabbia, non c’è concentrazione vera, solo sguardi assenti. Smarriti. Altro che occhi della tigre alla Velasco, la cattiveria è quella di un coniglietto.
E’ chiaro che così la Fiorentina non si salva. Si può parlare di Vanoli, della tattica, della formazione, delle sostituzioni, ma fino a quando i giocatori non andranno in campo con l’atteggiamento di chi vuole arrivare sempre primo su tutti i palloni, di chi li deve strapparli all’avversario con tutta la forza che ha dentro, fino a quando non contenderanno ogni centimetro di campo, vorrà dire che non hanno capito un bel niente.
E infatti non hanno capito. L’ultima conferma il pareggio regalato al Torino.
Ma anche chi pensa, dice e continua a scrivere che la superiorità tecnica basterà per salvarsi, che cinque, sei vittorie prima o poi la Fiorentina le farà facilmente, è un ingenuo coglione. Si può dire, con rispetto naturalmente?
Fino ad oggi, in ventiquattro partite, quelle vinte sono tre e poi come…, secondo voi è facile vincerne cinque-sei in quattordici partite? Magari.
Ma queste cose vanno fatte capire soprattutto ai giocatori. Finora Vanoli non c’è riuscito, non so se basterà la presenza quotidiana di Paratici agli allenamenti e nelle stanze del Viola Park. Auguriamocelo. Forse servirebbe uno psicologo dello sport, ammesso che non sia già al lavoro. Mentalmente la retrocessione non ti deve far paura, ma ti deve caricare, stimolare, trasformare in leone.
E’ questo il passaggio psicologico da fare, ma non ancora riuscito. E ogni partita che passa vedo sempre più paura e sempre meno coraggio. Anche da parte dell’allenatore.
Sarà dura, durissima. Se non c’è il carro armato serve almeno l’elmetto perché ogni partita, calcisticamente parlando, dovrà essere una guerra.
A cominciare ovviamente da sabato a Como. Loro sono più bravi, più giovani, forse anche più belli?
Non lo so. O faccio finta di non saperlo. So solo che andrebbero aggrediti, asfissiati nelle marcature e nel pressing, dall’inizio alla fine. Non c’è altra strada.
Poi tornerà la Conference, sarà ancora più complicata la gestione delle forze e del gruppo.
Parlando di formazione, se non dovesse farcela Gudmundsson (ci sta provando) riporterei Parisi alto a destra con Solomon a sinistra, con Ranieri esterno basso a sinistra dove ha giocato una vita. Oppure il giovane Fortini.
Intanto, fra le cose curiose del pallone, dopo il divorzio dal Marsiglia, ieri è scoppiata la De Zerbi mania.
Alla domanda "perché non lo prende la Fiorentina?", s’è aperto il dibattito. Non vorrei che il tema distraesse dall’obiettivo vero: per prendere De Zerbi la Fiorentina deve rimanere in serie A. Pensiamo a quello, ovviamente e non banalmente.
Ma se volete la mia opinione che interessa a quei due o tre, forse neanche in famiglia, mi sbilancio e dico che non solo De Zerbi lo ingaggerei oggi, ma lo avrei già preso anni addietro.
Paratici vede nel futuro una Fiorentina brillante, moderna, divertente, dominante e allora, chi meglio di De Zerbi?
Se dovesse venire (me lo auguro) avverto subito tutti quelli che hanno massacrato Italiano: non rompete gli zebedei al primo gol preso in contropiede. Altrimenti cambiate canale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

