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Dopo il disastro della Nazionale, via i mercanti dal “tempio”
Il coro è quasi unanime: come faranno i bambini senza il Mondiale? Domanda retorica e piuttosto buffa. I bambini, beati loro, hanno mille modi per divertirsi. Il vero problema è come potrà il nostro movimento calcio a ridarsi credibilità? Lo sport italiano brilla in moltissime discipline e il calcio? Eppure l’ultimo alloro non è così lontano. Il titolo europeo vinto con Roberto Mancini alla guida risale al 2021. Cosa è successo da quel momento? Il calcio italiano è ormai della Lega calcio, cioè delle società che lo gestiscono in base ai loro interessi privati. Si guadagna a giocare la finale della Coppa Italia nel Burundi? Allora armi e bagagli. Se il ct chiede una sospensione del campionato per un ritiro, la risposta è “niet” come direbbe Putin. La Federcalcio, titolare dell’intero movimento, deve supinamente rassegnarsi. I “padroni del vapore” sono loro, i fondi, i magnati americani, certe misteriose proprietà con sede legale nei paradisi fiscali. Insomma, il calcio italiano è stato svenduto. E le società, si dice, fanno i loro interessi. Direi che badano ai loro interessi privati pagando mediazioni faraoniche per lo più verso paradisi fiscali, appunto. Ma la Federcalcio, pavida e forse rassegnata all’impotenza, non proferisce verbo.
Mancano i talenti, si dice. Le scuole calcio sono affidate al volontariato. Le società dilettanti ne producono a frotte soprattutto perché è uno dei pochi metodi per autofinanziarsi. Nella più parte dei casi, gli istruttori si perdono nell’insegnare tattica e moduli, trascurando colpevolmente la tecnica di base. Nelle società maggiori la preoccupazione è che le giovanili producano risultati, tanto i talenti vanno a prenderli tutti all’estero, spesso strapagandoli e strapagando ricchissime mediazioni. E la Federcalcio sta a guardare. Gli ultimi dirigenti vivacchiano senza mai dimostrare di conoscere il problema. Inoltre l’organizzazione calcio europea e mondiale “svende” il calcio ovunque sempre per far soldi. Son legati mani e piedi a l’unica vera fonte di guadagno che sono i diritti televisivi. A loro poco importa se l’Italia per tre edizioni non presente alle finali mondiali, l’importante è inglobare sceicchi e ricchi potenti tanto come soleva dire un “nuovo” arrivato in questo mondo, il calcio uguale ovunque.
Il calcio italiano ha perso la sua dignità. L’ultimo estremo tentativo è stato quello di affidare l‘impresa a Rino Gattuso e a uno sparuto drappello degli “mondiali” del 2006, Buffon, Bonucci e compagnia. Gattuso fu scelto perché l’unico a essere disponibile. Gli altri, dopo il fallimento di Spalletti, non se lo sarebbero mai sognato di accettare. Gattuso l’ha presa come sfida “disperata” e l’ha fatto con grande generosità ma è stata l’ultima vittima sacrificale. E lui, ammirevole, ha usato le armi che gli sono proprie: la sua grinta, la sua volontà, la sua generosità. Purtroppo non è bastato. Quando si è arrivati all’ultimo atto: la tragedia. Pur in vantaggio con il gol di Kean, la nazionale azzurra ha accusato difficoltà fino allo sguaiato fallo di Bastoni. E la colpa non è solo di Bastoni ma di una squadra che, pur in vantaggio, si è fatta trovare tatticamente squilibrata. Pur in dieci, Kean poteva raddoppiare e invece una zolla di quel “campo di patate” su cui si è disputata la partita ha fatto svanire quella gioia. Come è stato per Pio Esposito e Dimarco.
Il castello di carta è poi crollato disperatamente ai rigori. Quando ho visto che il primo doveva essere Pio Esposito ho avuto la sensazione della tragedia. Caricare sulle spalle del più giovane una responsabilità del genere era davvero una scommessa “disperata”. Poi il buio totale. La Federcalcio che è la titolare del calcio non può continuare a soffrire l’esuberanza arrogante e invadente di quelli che una volta venivano definiti i “ricchi scemi” ma che oggi restano ricchi ma perseguono con avidità il loro lucro. Ora tocca alla Federazione. Se il calcio da sempre è stato il “tempio” della nostra passione, ora bisogna “scacciare i mercanti dal tempio”.
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