Viola News
I migliori video scelti dal nostro canale

VIOLA NEWS esclusive gli opinionisti Coraggio e spensieratezza per sognare la coppa e preparare un futuro migliore

esclusive

Coraggio e spensieratezza per sognare la coppa e preparare un futuro migliore

Coraggio e spensieratezza per sognare la coppa e preparare un futuro migliore - immagine 1
La Fiorentina entra nella vigilia della gara d'andata dei quarti di finale di Conference League contro il Crystal Palace
Matteo Magrini

Chi mi conosce, lo sa. Del resto, ce lo siamo detti tante volte anche su queste colonne: meglio costruire una squadra che cerchi sempre il predominio del gioco, che pensi a proporre più che a distruggere e che abbia come primo pensiero la porta avversaria e non la difesa della propria. Lo abbiam detto, ripetuto, e non potremmo esserne più convinti. Valeva in passato, vale per il presente e vale, con la consapevolezza che anche Fabio Paratici la pensa più o meno così, per il futuro. Certo. Ciò non significa storcere la bocca davanti ad una vittoria non meritata o far finta che a volte non sia bello, ma soprattutto necessario, strappare il risultato con altre armi. A Verona per esempio, la Fiorentina si è presa tre punti (quasi) per sbaglio ma, visto il momento, la considerazione può essere solo e soltanto una: chissenefrega. Tutto attaccato, si, che rende meglio l'idea.

Del resto basta guardare la classifica per capire il perché. La Pasqua infatti ha portato in dono risultati che permettono ai viola di sentirsi (quasi) salvi. E se è vero che il calendario nel finale offre una lunga serie di gare a dir poco complesse allora Kean e soci devono assolutamente tenere il piede schiacciato sull'acceleratore ancora per una ventina di giorni, fare un ultimo sforzo e allora si, che la missione sarebbe compiuta. Lazio (in casa) Lecce e Sassuolo. Sono le prossime tre partite e uscirne (difficile, ma non impossibile) con almeno quattro o cinque punti vorrebbe dire essersi garantiti un finale decisamente più sereno. Il tutto, e così veniamo all'impegno di domani, con l'intermezzo non più fastidioso ma decisamente stimolante della Conference.

Se fino agli ottavi infatti l'impegno europeo pareva soltanto un ulteriore ostacolo sul difficile percorso che doveva portare alla salvezza oggi, al contrario, è tornato ad essere un “jolly” da giocarsi fino in fondo con la speranza di portarsi a casa il piatto. Anche qua: operazione complessa, ma teoricamente alla portata. L'importante, ed è un tasto sul quale Paratici sta insistendo con gruppo e mister, è giocarsela con la testa libera. Senza mettersi addosso troppe pressioni e, proprio per questo, mettendo in campo tutto quello di cui abbiam parlato all'inizio: coraggio, ambizione, personalità, voglia di imporsi. Perché il calcio (piaccia o no ai nostalgici) va in quella direzione e se in Europa si vuol essere protagonisti non si può giocare in difesa. Mai. O davvero c'è chi pensa, tanto per stare sull'immediato, di andare a Londra piazzando il bus davanti alla porta di De Gea e di uscirne vivi? 

All'attacco, quindi, il che non significa perdere l'equilibrio. Significa, molto più semplicemente, giocarsela senza preoccupazioni eccessive ben sapendo che centrare il bersaglio grosso farebbe tutta la differenza del mondo. Punto primo: si tornerebbe ad alzare un trofeo dopo tanto, troppo tempo. Punto secondo: faciliterebbe e non di poco il compito di Fabio Paratici nella costruzione di una Fiorentina che dovrà essere diversa (profondamente diversa) da quella di oggi. Una Fiorentina “internazionale”, tanto per usare le sue parole, che si faccia portatrice di un “brand”, e che torni ad appassionare sul serio la propria gente. Farlo non sarà semplice, a prescindere, ma potersi mettere al lavoro mettendo sul piatto soldi e palcoscenico dell'Europa League agevolerebbe, e parecchio, il compito. E allora, come on Fiorentina! A caccia di una gioia dopo una lunga, e faticosissima, traversata nel deserto.