Questa sosta “mondiale” ha offerto l’occasione per riflettere sulla situazione del nostro calcio. Ci sono gli ottimisti (al mondiale ci andiamo…) ci sono i disfattisti (e’ tutto da rifare) ci sono coloro che parlano di moduli (3-5-2, 4-4-2, 4-3-2-1 ecc..), poi ci sono i tifosi degli allenatori “giochisti” o risultatisti. Insomma il dibattito è ampio e articolato ma a tutti non resta che sperare in Gattuso.

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Calcio in Italia: manca l’Abc del pallone
La realtà è da un’altra parte. La crisi del nostro calcio è dovuta a due fattori: quello economico e quello tecnico. Il primo riguarda le risorse ed essenzialmente i diritti televisivi. Fare concorrenza alla Premier League è impossibile. La quantità di soldi distribuiti in Gran Bretagna sono straripanti e ciò conferisce a quelle società un potere quasi assoluto sul mercato. Se si guardano le statistiche negli ultimi 15 anni, in Champions ci sono 8 vittorie per la Spagna, 4 per la Gran Bretagna mentre in Europa League 8 vittorie per la Spagna e 4 per la Gran Bretagna. E qui bisogna prendere in considerazione l’elemento tecnico. La scuola iberica è ricchissima di talenti ma soprattutto c’è una cura nella scuola calcio. Quindi se non possiamo fare concorrenza con il business anglofono, ci dobbiamo porre il problema sulla differenza di scuola con la Spagna.
Uno dei grandi storici teorici di Coverciano fu Nicola Comucci. Era uno studioso brillante e stimato da tutti. Il suo concetto base era: la differenza tra calcio antico e moderno sta nel rapporto uomo-pallone. In antico il rapporto era semplice, oggi questo rapporto va visto in funzione dinamica. In parole povere è facile stoppare un pallone da fermo, ben altra storia è farlo in movimento. Quindi tenendo conto che oggi si gioca a velocità impressionante rispetto al passato, pensate quanto sia importante disporre di una tecnica individuale adeguata. Ma nelle scuole calcio italiane almeno nella più parte si privilegia la tattica.
A tutti può capitare di assistere a qualche partitella di figli e nipotini. Coloro che dovrebbero essere gli istruttori parlano di schemi, di coperture ma niente su come si ferma, si colpisce un pallone, su come si dribbla o come si difende. Viene dato tutto per scontato. E quindi ognuno, anche i più talentuosi si portano dietro i propri difetti. Inoltre i soliti istruttori tendono, quasi inconsapevolmente, a deprimere la creatività. Il ragazzino che ha estro ed è ansioso di esprimerlo si sente urlare: dalla…per la maggior parte di loro il gioco di insieme, la tattica è prevalente rispetto alla tecnica. E’ assurdo sarebbe come pretendere di insegnare l’italiano senza conoscere l’alfabeto. Manca l’Abc del pallone.
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