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Aldo, il nonno di tutti. All’alba del mercato… si vedono forti raggi di sole

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I primi segnali, soprattutto se paragonati a quanto successo in altri mesi di gennaio, sembrano decisamente incoraggianti
Matteo Magrini

Ci sono persone alle quali, pur non avendole mai incontrate di persona, vuoi un bene dell'anima. Donne o uomini capaci, anche solo con una battuta o grazie al loro tono di voce, di regalarti anche solo un attimo di serenità. Un sorriso o perché no, una risata fragorosa. Aldo Agroppi era così. Non l'ho mai conosciuto “dal vivo” eppure, telefonata dopo telefonata, intervista dopo intervista, filo diretto dopo filo diretto, era come fosse mio nonno. Gli volevo un gran bene insomma, e rido da solo al ricordo delle sue battute in radio. Irriverente, avverso al potere, incapace di accettare le ingiustizie. Un ribelle con un cervello sopraffino. Una testa pensante e, soprattutto oggi, scusate se è poco. Non potevo che partire da lui e, ovviamente, non posso che mandare alla famiglia un abbraccio fortissimo. Purtroppo, anche questo 2025, si è aperto con una notizia triste. Eppure, tra un po' di tempo, tutti quelli che l'hanno incontrato o conosciuto non potranno che sorridere ripensando a quello che è stato. E' un privilegio di pochi, ed è segno di grandezza: portare buon umore, sempre, e anche nel cuore di chi ci ha amato, nonostante la propria scomparsa. Roba da giganti, appunto. Com'era Aldo Agroppi. “Mi ero incazzato parlando della Fiorentina perché non si da mai tempo agli allenatori di ambientarsi. Ora invece sono tutti pazzi di Palladino” aveva detto nella sua ultima chiacchierata sui viola, al Corriere Fiorentino. E poi ancora. “Champions? Io sogno una Vola vincente”. E chissà. Magari, da lassù, la vedrà anche. Del resto, mica stiamo parlando di qualcosa di impossibile. Certo, è e sarà dura. Per vincere in questa stagione per esempio resta la Conference e per farlo ci sarà da togliersi di mezzo, o battere in finale, il Chelsea. Non esattamente l'avversario più semplice di questo mondo. Per andare in Champions invece, credo che sarà fondamentale l'aiuto della società perché questo gruppo, per quanto assolutamente competitivo, credo che non possa farcela. E così veniamo al mercato.

Lo dico subito, sperando di non essere smentito dai fatti: i primi segnali, soprattutto se paragonati a quanto successo in altri mesi di gennaio, mi sembrano decisamente incoraggianti. Avevamo chiesto che il sostituto di Bove arrivasse immediatamente e, salvo sorprese, così sarà. Giusto il tempo di scavallare la partita col Napoli infatti, e Folorunsho sarà della Fiorentina. Forza fisica, duttilità, motivazioni feroci, discrete qualità tecniche. In teoria, porta con sé tutto quello che serve a Palladino anche se, personalmente, avrei preferito/preferirei uno tra Frendrup (soprattutto) e Fazzini. Capisco però che arrivare al primo, a gennaio, sia particolarmente difficile e poi oh, chi ha detto che non venga fatto un tentativo anche per lui? Qualche vocina, in questo senso, c'è. Mi rassicura poi il fatto che il club, per rimpiazzare Quarta (a proposito, mucha suerte Chino!) si sia mosso anche per Pablo Marì perché, pur augurandomi che sia forte come qualcuno assicura, sarebbe folle far affidamento su un calciatore (Valentini) che di fatto non gioca una partita seria da aprile e che sarà comunque alla prima esperienza in Europa. Mi sbaglierò, ma in passato non sarebbe successo. Sarebbe stato fatto il conto della serva (esce uno, entra uno) e via andare. Senza far ragionamenti (seri) di pallone e, più che altro, senza tener conto delle indicazioni e delle necessità dell'allenatore. Bene così insomma, sperando che Valentini si inserisca il prima possibile e che Pablo Marì, quando e se arriverà, offra quello che serve: affidabilità e serietà.


Il segnale che più fa ben sperare però, senza farsi alcun tipo di illusione, è quello che porta al nome di Luiz Henrique. Sinceramente credo che sarà molto ma molto dura metterci le mani ma il fatto (e ci sono diverse conferme in tal senso) che la Fiorentina abbia già presentato al Botafogo una proposta vicina ai 20 milioni di dollari testimonia quanto Commisso (“Se capiterà l'occasione non mi tirerò indietro”) voglia far seguire i fatti alle parole. Questo vuol dire che in questo mercato arriverà sicuramente un super colpo? Assolutamente no. Vuol dire però aver capito la lezione: rinforzarsi (sul serio) oggi, per provare ad entrare in Champions, non vuol dire spendere o buttare soldi a caso. Significa investire e, quindi, correre un piccolo rischio oggi sapendo che può fruttare un enorme guadagno domani. Del resto è quella l'unica strada (Atalanta docet) per fare l'ultimo salto di qualità e l'opportunità che si è creata è grande. Troppo grande, per farla scappare senza averci provato fino in fondo.

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