Una brutta botta, diciamo così. Purtroppo c’è una lesione nel bicipite femorale della coscia destra di Gudmundsson e a questo punto sembra quasi una maledizione. Quando il giocatore stava per essere lanciato definitivamente nel mondo viola, dopo aver risolto tutti i precedenti problemi fisici e personali, ecco un altro colpo che lo costringerà a un lungo stop.


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Ecco quando torna Gud. Giocano i migliori, il turnover intelligente di Palladino
Inutile fare come con la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ottimismo o pessimismo in questo caso non possono funzionare, serve soltanto un sano realismo e purtroppo le casistiche muscolari sono abbastanza precise, difficilmente mentono o lasciano margini.
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In questi casi i medici parlano di quarantacinque giorni come base minima sulla quale ragionare e se a questo si aggiunge un normale periodo di graduale recupero atletico per evitare sovraccarichi o ricadute, vedete che il rischio è rivedere Gudmundsson soltanto sotto Natale. Ripeto, purtroppo.
E se questa non è una maledizione, cos’è?
—E’ da gennaio che la Fiorentina aveva deciso di mettere Gudmundsson al centro del suo progetto tecnico e della nuova squadra che poi avrebbe costruito in estate. Niente gennaio per le vicende che conosciamo, poi lungaggini estive, tira e molla in sede di mercato per arrivare a un accordo col Genoa, salvo poi scoprire che quando arriva, Gud ha un fastidioso infortunio. L’abbiamo visto in campo con la Lazio soltanto il 22 settembre, una doppietta per presentarsi. Ma non basta. C’era ancora da aspettare la sentenza del famoso processo, poi arriva anche quella: assolto. Festa completa. Quando finalmente Gud avrebbe potuto mettere testa, cuore e anima per la causa Viola, dedicarsi tutto alla sua nuova vita calcistica, sono bastati pochi minuti a Lecce per metterlo ancora ko.
Si dovrà ripartire ancora da zero, magari sperando che sia l’ultimo e definitivo episodio negativo e che con il 2025 anche i tifosi della Fiorentina possano finalmente godere delle straordinarie qualità di questo giocatore che nei programmi dovrà diventare il volano di tutta la squadra con il suo moto perpetuo e le qualità tecniche, raccordo fra centrocampo e attacco, fra l’attacco e il centroavanti, ma anche capace di segnare e far segnare.
E adesso senza Gud?
—Qui si che deve entrare in ballo l’ottimismo o almeno non è il caso di farsi prendere dal pessimismo. E’ chiaro e banalissimo che sarebbe stato meglio avere Gud, ma ieri mattina ragionavamo su Radio Bruno e non per consolarsi, ma oggettivamente sarebbe stato peggio se si fosse infortunato qualche altro, a cominciare dal centroavanti, perché la rosa nel ruolo è ampia, di qualità e offre molte soluzioni tecniche e tattiche.
S’è visto a Lecce che quella posizione, quel lavoro lo può fare anche Beltran. Non è un centroavanti, lo diciamo da un anno, ma una seconda punta di movimento, che sa tornare, dialogare e ripartire. Ma anche Adli l’ho visto spesso nel Milan giocare da sottopunta, più o meno in quella zona. A seconda delle partite può fare lo stesso lavoro, più muscolare e meno offensivo, pure uno come Bove, ragazzo dal grande talento, ma che segue il calcio si sapeva. C’è pure Kouamè, uno che si applica in tutto quello che gli chiedi.
Vedremo già stasera a San Gallo chi sarà il prescelto, ma scommettere su Beltran è troppo facile. Ha bisogno di farsi la gamba e di affinare l’intesa con i compagni, magari non giocherà tutta la gara, domenica c’è la Roma, ma partirà lui.
Sento Palladino dire che “stasera giocheranno i migliori”, non so se è pretattica, ma a me farebbe molto piacere. Attenzione, non perché lo dico io, ma il calcio. Cambiare dieci giocatori da una partita all’altra come ha fatto Palladino in partite precedenti, è un errore e un rischio. Fate voi. Soprattutto in inizio stagione quando i meccanismi non sono ancora al massimo livello neppure fra i titolari. E così stasera, come già scritto, mi aspetto delle sane rotazioni e non un turn over selvaggio. Del resto con cinque cambi e poi cinque sostituzioni in corsa è come cambiare una squadra intera, questa si chiama rotazione senza snaturare nulla.
Penso quindi a una Fiorentina con Terracciano, Dodò, Quarta, Ranieri e Biraghi; Cataldi, Adli, Bove; Colpani, Beltran e Kouamè. Che sarebbero cinque cambi rispetto alla formazione iniziale di Lecce. Ma lascio spazio anche a un possibile Richardson in mezzo per far riposare Bove che ha giocato anche con l’Under. E poi domenica c’è la sua Roma.
Se poi in corso d’opera, a seconda di come si metterà la partita, dovessero entrare Kayode per Dodò, Sottil per Beltran, Comuzzo per Ranieri, Parisi per Biraghi e Ikonè per Colpani, saremmo a dama. Vedremo come andrà, comunque il concetto è chiaro.
Ma sono d’accordo anche con un altro tema sottolineato più volte ieri sera da Palladino: l’equilibrio.
In campo si sta cercando, ma c’è ancora molto da lavoprare per legare la squadra nei movimenti e compattarla sia in fase offensiva che difensiva. I progressi sono stati tanti nell’ultimo mese, ma tanti ne restano da fare. Ha ragione Palladino, solo dei superficiali e ne ho sentiti tanti, soprattutto quelli che parlavano di squadra o di mercato da quattro, potevano vendere il sei a zero di Lecce come un risultato che lancia la Fiorentina in Champions. Purtroppo la cultura di troppi media a Firenze è questa, alla fine è solo un boomerang.
Per me oggi la Fiorentina ha un ottimo organico, l’allenatore ha capito come farla giocare, si sono visti tanti progressi, c’è una prima identità, s’è visto il carattere dei giocatori. Buone basi sulle quali lavorare duramente per competere con squadre tecnicamente più forti e in campionato ce ne sono almeno sei. Si può fare? Certo che si, ma con equilibrio.
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