Le nostre prime volte: l’Inter polverizzata, il sogno scudetto e l’esordio in Fiesole sfondando. Anzi, inciampando

Le nostre prime volte: l’Inter polverizzata, il sogno scudetto e l’esordio in Fiesole sfondando. Anzi, inciampando

La folle giornata di un gruppo di ragazzini allo sbaraglio. Tra incoscienza e la voglia di vivere insieme l’emozione delle emozioni

di Alessio Crociani, @AlessioCrociani

“Ragazzi, domani si va al Franchi a vedere la viola? A Piacenza se n’è prese quattro ma siamo sempre primi”.
“Contro chi si gioca?”.
“Inter”.
“Spettacolo, si va”.

Casco in testa e si parte. Inizia alla guida di un vecchio “Sì” nero la domenica pomeriggio che porterò per sempre nella mia valigia dei ricordi. E’ il 22 novembre 1998: Firenze sogna, e con lei un ragazzino ancora troppo ingenuo per capire fino in fondo il fascino di quel momento. La sua eccezionalità, la sua magia, immerse nell’atmosfera meccanica di fine anni ’90. Arriviamo in gruppo a Campo di Marte verso le 14:00 dopo un tortuoso zig zag tra il caos del traffico. La ressa per il parcheggio del motorino è da manicomio ma poco importa, tra poco scendono in campo Bati e O’Animal.

Un altro calcio, un’altra serie A, un’altra Fiorentina. Cecchi Gori, dopo il calcio spettacolo di Malesani, aveva deciso di puntare in alto con un tecnico pragmatico il cui nome era sinonimo di successo: Giovanni Trapattoni. E il Trap capisce subito che alla squadra mancava solo la mentalità di chi ha fatto della vittoria un’abitudine. Così arrivano Torricelli (ex Juve, come il tecnico di Cusano Milanino), Amor dal Barcellona e Jorg Heinrich, campione di tutto con il Borussia Dortmund. C’è anche la grinta di Repka a completare un gruppo che già poteva contare sui miracoli di Toldo, le falcate di Oliveira, la classe di Rui Costa, i numeri di Edmundo e la potenza di Batistuta.

Niente male, vero? Provate a proiettare tutto questo nella fantasia di un 15enne pronto a tutto pur di vivere l’emozione delle emozioni: gridare la voglia di scudetto di un’intera città dalla Fiesole, il cuore del tifo viola. Il battesimo dello stadio era già arrivato anni prima, con mio padre, era arrivato il momento della prima volta con i miei amici. La partita è appena iniziata, ci siamo!

Un attimo, aspetta. Ma i biglietti? Neanche l’ombra.

“Si entra sfondando”.
“Ma che ca**o dici? Ci prendono a calci in c**o se ci sgamano”.
“Mettetevi in fila per entrare e quando vedete che tutti spingono, fatelo anche voi”.
“Boh, vabbé…”.

L’urlo del Franchi festeggia la rete di Padalino. “Siamo in vantaggio! SIAMO IN VANTAGGIO RAGAZZI!!!”. “No”, ci corregge un tifoso con la radiolina all’orecchio, “1-1, prima ha segnato Djorkaeff su rigore”. Ingolositi ci uniamo all’imbuto umano assembrato appena fuori dai cancelli. Altro che tornelli… Il bigliettaio ha le sembianze di un boia. La tensione fa brutti scherzi. Ogni passo verso l’entrata è un tuffo al cuore. “Non ce la faccio. Ca**o, non ce la faccio”, farnetico tra me e me. Parte la carica e io mi defilo. Entrano tutti tranne me. E ora? Mi urlano di riprovarci, ma questa volta non c’è nessuno pronto a “sfondare”. Devo inventarmi qualcosa. Cosa? Boh. Improvviso: mi rimetto in fila, ansia a mille, arrivo a tu per tu con il boia e fingo goffamente d’inciampare, come se qualcuno mi avesse spinto. Che idiota. Eppure funziona. Ce l’ho fatta, sono dentro!

Mi tremano le gambe. Saliamo di corsa gli scalini che portano in curva, lo spettacolo del Franchi esaurito mi toglie il fiato. Bati ha piazzato la palla al centro della lunetta e ora sta prendendo la rincorsa per calciare la punizione. Siamo stipati come sardine. Facciamo appena in tempo a trovare un minuscolo spazio per noi che viene giù tutto. Non in senso metaforico, voliamo letteralmente tre file più sotto. “GOOOOOL! GOOOOOOL! GOOOOOOL! BATIIIII! BATIIIIII!”, urliamo con gli occhi fuori dalle orbite. E’ un sogno che diventa realtà. E lo sto vivendo proprio come avevo immaginato.

Canto e batto le mani fino a quando non mi gira la testa, è un vortice di emozioni senza soluzione di continuità. Al minuto 75 ci risiamo: Edmundo prende palla sulla destra, ridicolizza per l’ennesima volta West, raggiunge in fondo e offre un cioccolatino che Heinrich deve solo scartare: 3-1. E io vengo nuovamente trascinato di peso in un punto indefinito della Fiesole. “E’ fatta ragazzi, è fatta!”. Non solo siamo ancora primi, ma questa – dopo l’1-3 di San Siro contro il Milan – è la prova di forza che tutti aspettavamo. Un messaggio forte e chiaro a tutta la Serie A: la Fiorentina c’è, eccome se c’è. Come andrà a finire lo sappiamo bene, ma ora lasciatemi viaggiare con la fantasia. Finisce la partita, me ne torno a casa tra le bandiere viola appese alle finestre ed il suono nei clacson impazziti. Stordito, senza voce. Ma soprattutto felice.

IL TABELLINO

FIORENTINA-INTER 3-1 (22/11/1998, 10ª giornata)

MARCATORI: 3′ Djorkaeff (r), 5′ Padalino, 16′ Batistuta, 75′ Heinrich.

FIORENTINA: Repka, Padalino, Falcone, Torricelli, Amoroso, Cois, Heinrich, Oliveira, Batistuta, Edmundo. A disposizione: Mareggini, Bettarini, Firicano, Tarozzi, Amor, Esposito, Robbiati. Allenatore: Trapattoni.

INTER: Pagliuca, Zanetti, Bergomi, Galante, West, Winter, Paulo Sousa, Simeone, Djorkaeff, Baggio (68′ Recoba), Zamorano. A disposizione: Frey, Camara, Mezzano, Cauet, Moriero, Pirlo, Recoba. Allenatore: Simoni.

AMMONITI: Falcone, Repka, Edmundo, West.

ARBITRO: Rodomonti.

I vostri racconti stanno arrivando copiosi, li posteremo via via alternandoli con i nostri. Vi ringraziamo per le tante partecipazioni, continuate a scrivere a redazione@violanews.com!

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy