La nuova avventura di Colomba: “Anche mio figlio Davide giocherà nel Pune”

La nuova avventura di Colomba: “Anche mio figlio Davide giocherà nel Pune”

Non sa se è il primo italiano ad andare ad allenare in India: «So che prima di me c’è stato un certo Colombo, Cristoforo, che era partito per le Indie …

di Redazione VN

Non sa se è il primo italiano ad andare ad allenare in India: «So che prima di me c’è stato un certo Colombo, Cristoforo, che era partito per le Indie e poi ha scoperto l’America… Io, Colomba, Franco, parto con l’unica certezza di andare direttamente in India, senza passare per l’America».

 

È l’arrivederci all’Italia, divertito, ma come sempre pacato e signorile, di Franco Colomba. Il 59enne allenatore gentiluomo, indimenticato numero 10 del Bologna e dell’Avellino anni ’70-80, ha appena lasciato la sua casa bolognese per la prossima straordinaria avventura che lo attende: la panchina dell’Fc Pune City, una delle otto formazioni che partecipano alla Serie A indiana, la giovanissima Indian Super League. Un viaggio non proprio al buio, ma quasi, per mister Colomba, laggiù nella nuova superpotenza economica, una delle cinque colonne del ‘Brics'(Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e dell’altrettanto nuova e paradisiaca ‘Bollywood’, la munifica industria dei sogni di celluloide made in India. Il patron del Pune City è infatti il noto attore e produttore Salman Khan.

 

«Cos’è l’Fc Pune? È la squadra di una città di quasi tre milioni di abitanti, 150 km a sudest da Bombay. Una capitale culturale, la chiamano la ‘Oxford indiana’. Di più per ora non so – dice un affascinato e anche un po’ spiazzato Colomba – . È stato tutto così improvviso e veloce. L’offerta mi è arrivata tre settimane fa dalla Fiorentina che ha acquistato una quota del club. Così come mi dicono che l’Atletico Madrid, il Feyenord e altri grandi club europei stanno rilevando delle società di calcio indiane, per far circolare il proprio brand su un mercato assolutamente interessante e che presumo estremamente vantaggioso».

 

I fratelli Della Valle sono stati i primi in Italia a muoversi ed hanno rilevato il 15% delle quote azionarie della società del divo Khan e per il tecnico hanno puntato su un uomo che messo su una panchina è garanzia di esperienza, affidabilità e massima serietà. «Eppure gli allenatori della mia generazione in questo momento nella nostra Serie A pagano dazio, siamo diventati le ultime ruote del carro. È in voga il ‘giovanilismo’ e la rottamazione ad ogni costo. E questo alimenta una crisi del movimento che prima di tutto ritengo sia di tipo valoriale».

 

Riflessioni amare di un tecnico che non lo abbiamo mai sentito alzare la voce in un dopo-partita («Non è mai stato nel mio stile gridare o gettare le colpe sugli altri, tanto meno sugli arbitri », dice) e sicuramente è il più riflessivo del panorama nazionale, quindi pronto per un’esperienza nel Paese della meditazione. «Sono molto emozionato dalla possibilità di confrontarmi con questa nuova cultura. Tutto ciò che so di quella indiana lo devo a mia cognata che da anni è entrata in contatto con l’ashram del predicatore Sai Baba».

 

Ma a mister Colomba i nuovi seguaci del Pune non chiedono pratiche spirituali, ma semplicemente di guidarli alla conquista dell’Indian Super League. E per raggiungere l’obiettivo, hanno fatto le cose in grande: proprio ieri David Trezeguet, l’ex attaccante della Juventus, campione del mondo con la Francia nel 1998 e sotto contratto fino a dicembre con il River Plate, ha deciso di accettare l’offerta del club e di mettersi a disposizione.

 

Colomba in India ha portato con sé un pezzetto di calcio italiano e anche della sua famiglia. «La salary cap impone un solo top player per squadra e in una seconda fase del mercato la possibilità di tesserare altri cinque stranieri. Per ora nella mia rosa questi sono quattro italiani che conosco a fondo per averli allenati. Due 37enni come il portiere Belardi ex Pescara e Cirillo (ultima esperienza con i greci dell’Aek Atene) e poi due giovani che lo scorso anno giocavano in Lega Pro nell’Ascoli: Magliocchetti e mio figlio Davide».

 

Centrocampista mancino, classe 1988, Davide Colomba è la prima volta che passa sotto la direzione di papà Franco. «E anche questa è una cosa che mi emoziona e mi rende molto felice – confessa Colomba – . In Italia, allenare il proprio figlio è considerato un peccato mortale, vieni subito accusato di nepotismo e a lui gli stampano sulla maglia l’etichetta indelebile del ‘raccomandato’. Siccome so quanto vale professionalmente, sono sicuro che la nostra storia, quella di padre e figlio che lavorano fianco a fianco per il bene del Pune e per migliorare la qualità della Super League, verrà apprezzata da tutti i tifosi indiani».

 

Colomba dunque vola via leggero dall’avara e sempre più povera Serie A, dove il calcio è chiamato a un’urgentissima rifondazione radicale. «Nel 2006 la vittoria del Mondiale ci ha dato alla testa. Abbiamo creduto di essere i depositari universali di questo sport e ci siamo fermati, mentre il resto del mondo – vedi la Costa Rica a Brasile 2014 – ha continuato a marciare spedito. L’Italia si è un po’ seduta sugli allori, ma adesso come al solito i nostri media stanno esagerando con le critiche e i processi a Prandelli. Una Coppa del Mondo te la giochi in tre partite e gli errori commessi in una settimana non possono cancellare quanto di buono era stato fatto nei quattro anni precedenti. Il nuovo ct azzurro? Conosco Roberto Mancini da quando aveva 16 anni e ha debuttato in Serie A con me nel Bologna . Era un fenomeno in campo e in panchina è diventato un modello che nobilita la nostra scuola italiana. Spero che gli propongano davvero di prendere in mano la Nazionale, perché è anche da un ct libero e indipendente come Mancini e da un presidente della Figc che magari è stato anche calciatore – oggi Albertini, ma domani anche un Pirlo o Del Piero – , che può e deve ripartire la rifondazione del nostro sistema». Anche al Pune con l’arrivo di Colomba è una sorta di anno zero per le ‘Red Lizards’ , le Lucertole Rosse, che in omaggio ai soci della Fiorentina vestiranno anche la maglia viola. «Per cambiare la mentalità, il sistema di gioco e quindi rendere competitivo il calcio indiano a livello internazionale, non basterà un anno e forse neanche cinque… Ma se le cose procederanno per il meglio, il mio potrebbe essere un progetto di lungo periodo».

 

 

(Avvenire.it)

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