Nazione: Sousa e la squadra, istruzioni per un finale dignitoso (prima dell’addio)

Angelo Giorgetti su La Nazione si sofferma sullo stato d’animo di Paulo Sousa nel gestire questo finale di stagione

di Redazione VN

Sorriso piatto e risposte formali, che spesso cominciano con «come ho già detto altre volte», perché da tempo l’entusiasmo si è trasformato in gestione ordinaria e quindi c’è poco da aggiungere. «Come ho già detto altre volte…», un modo per ricordare che la memoria è corta e che basta una recita educata sapendo che ogni risultato può far cambiare il vento, ma niente ricomporrà il cerchio magico. E comunque ognuno al suo posto nel rispetto della propria funzione, l’allenatore allena e stop, l’idea della motivazione globale è moribonda da un anno e Sousa condivide quel che resta della sua vorace passione all’interno dell’unico, vero, inaccessibile fortino: la squadra e lo staff.
Ma anche qui è dura, perché il gruppo dei giocatori ha il capitano in uscita a costo zero – dopo aver comunque rifiutato un rinnovo annuale da 2,8 milioni lordi – e sa che l’allenatore fra meno di cinque mesi chiuderà la sua esperienza viola, quindi la riserva di energia può arrivare solo dai risultati. E’ grazie a loro che si alimenta l’autostima, il motore di una macchina che sta viaggiando per inerzia, a volte dritta e altre meno.

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Però proprio alla fine non siamo, c’è ancora mezzo campionato da giocare e l’Europa League può essere un bel posto per riprendere colore (e magari mettersi in vetrina). Sousa sa bene che dovrà convincere gli eventuali club che lo stanno seguendo e da questo punto di vista niente può essergli rimproverato sotto il profilo dell’impegno e dello studio dei dettagli. E’ sempre in movimento, l’evoluzione di Sanchez difensore documenta uno sforzo non banale. L’esplosione di Chiesa è un merito indiscutibile di Sousa. Così come la gestione di Bernardeschi, fortemente voluto il primo anno, difeso il secondo e poi liberato dai compiti di copertura. Restano tracce di una mano felice, sebbene nel corso della stagione troppe siano state le formazioni poco convincenti, gli approcci modesti e le scelte in corsa poco incisive.

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La Fiorentina ha un’opzione in scadenza a marzo per confermare Sousa, ovviamente non la eserciterà perché dallo scorso gennaio le due parti hanno avuto modo di concentrarsi soprattutto sui rispettivi difetti, più che sui pregi: caratteri e atteggiamenti poco malleabili, mettiamola così.
I mesi che restano dovranno essere gestiti con grande dignità, la raccomandazione è sicuramente superflua perché il modo in cui giocherà la Fiorentina sarà il miglior biglietto da visita per Paulo Sousa, che nella sua esperienza da allenatore ha traslocato in cinque Paesi e certo non si preoccupa di fare una nuova esperienza in un sesto. La sua fame di novità, la sua voglia di stupire ha bisogno di trovare un nuovo metro di confronto e certamente è giusto auguragli il meglio.

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  1. Dellone68 - 4 anni fa

    Io credo che Sousa sia un eccellente professionista ed una persona retta. Non è vero che ci si dimette di fronte a situazioni non gradite, ci sono anche i contratti da rispettare e, alla fine, anche quello conta e non poco. Credo che Sousa abbia fatto del suo meglio per arrivare alla fine di un rapporto nato con certe prospettive (che ufficialmente non sapremo mai, ma Pradè per portarlo qua deve per forza avergli dato delle prospettive migliori di quelle che aveva a Basilea) e naufragato presto, prima con la cessione di Savic, poi con il mancato arrivo dei giocatori promessi con una squadra al secondo posto in classifica. Comunque storia ormai vecchia. Certo, ha fatto anche errori tecnici, ma chi non li fa. Chiudo dicendo che lavorare in un ambiente come la Fiorentina attuale, dove tutti, dopo un pò, cercano di andare via non deve essere facile. Inutile far finta di nulla, l’ambiente è ormai totalmente depresso e Corvino è una foglia di fico. Non dico nulla di Antognoni che rimane l’unico grande uomo che ha questa società in questo momento. Non chiediamoci perchè l’abbiano tirato dentro dopo quindici anni. Per il resto è una tristezza infinita. E come la annusiamo noi tifosi, l’annusano molto meglio i giocatori e gli allenatori. Comunque vada a finire grazie Sousa.

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  2. bati - 4 anni fa

    Doveva essere mandato via esattamente una anno fa dopo quella vergognosa cagnara che fece saltare il terzo posto e un intero ambiente condannandoci ad un girone di ritorno da retrocessione. Lui invece non ha avuto né la dignità né le palle per rassegnare irrevocabili dimissioni. Il merito di aver lanciato Chiesa non glielo toglie nessuno, ma un allenatore che si trova in rosa un giovane così forte e non lo vede può spararsi.

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