Giocando, scherzando e ridendo. Quello scudetto a suon di musica

Il ricordo dello scudetto viola del 1969

di Redazione VN

“La partita con la Juventus fu un trionfo perfetto. La Fiorentina vinse 2-0 con i gol di Chiarugi e di Maraschi nel secondo tempo e visse il suo trionfo sul campo bianconero in un clima che, lo diciamo anche se nessuno ci crederà, era tollerato e rispettato dallo stadio”. Molte cose sarebbero cambiate, in particolare dopo il 1982 ma nel 1968/69, scrive il Corriere Fiorentino, la Fiorentina aveva in panchina un allenatore simpatico, bravo ed astuto: Bruno Pesaola. La svolta della stagione arrivò alla quinta giornata quando la Fiorentina perse in casa per 3-1 contro il Bologna. Dopo quel risultato, Pesaola cambiò modulo, coprendosi di più. Entrò in squadra Esposito, uscì Chiarugi e la mezzala Rizzo fu spostata all’ala. Con un centrocampista in più e un attaccante in meno, la squadra trovò un maggior equilibrio, salvo poi ripresentare Chiarugi nel momento decisivo della stagione.

“La squadra giocava con due terzini – Rogora e Mancin – che pensavano soltanto a difendere. Il libero era Ferrante che splendeva nel colpo di testa, lo stopper era Brizi che aveva un gioco educato, non corrispondente ai canoni dello stopper duro ai limiti del truce di quegli anni e infatti, qualche tempo dopo Brizi diventò un libero alla Beckenbauer, se vogliamo scomodare un paragone di alto profilo. A centrocampo la freschezza di Esposito, la sapienza di Picchio De Sisti, i colpi di genio di Merlo, il dinamismo e la tecnica di Rizzo, non un’ala tornante ma un centrocampista esterno, mentre l’attacco contava sull’astuzia di Maraschi, trasformato in centravanti tempista e collaborativo, lui che molti campionati aveva trascorso all’ala, e infine c’era lui, l’illuminato e illuminante Amarildo”, campione del mondo che aveva ormai addomesticato il lato problematico del suo carattere e che più di tutti determinava con l’ultimo e anche il penultimo passaggio. Il portiere era Superchi che aveva preso il posto di Albertosi” il ricordo di Sandro Picchi.

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