Doccia fredda, anzi gelata. Che peccato Fiorentina

Doccia fredda, anzi gelata. Che peccato Fiorentina

Quanto brucia il sorpasso della Roma sui viola

di Redazione VN

Il sorpasso. Anzi la sverniciata per dirla nello slang di Rossi e Marquez nel giorno del duello malesiano finito a sportellate. Quelle che in realtà alla vigilia erano annunciate anche a Firenze visto lo scontro al vertice tra due squadre in grande forma ma che arrivano solo alla fine quando non servono più e sopratutto riguardano Salah e l’arbitro Orsato con l’egiziano che finisce negli spogliatoi e il Franchi che può così sfogare tutta la frustrazione.

 

Già perché per il resto per i giallorossi è stata la giornata perfetta: due gol alla miglior difesa del campionato (i primi due al Franchi subiti dai viola), quarta vittoria consecutiva in serie A e rimonta completata con il primo posto solitario in classifica a quota 20 punti. Nell’Olimpo la squadra di Garcia, risvegliata dal sogno la Fiorentina di Paulo Sousa che nonostante il gol di Babacar nel finale a salvare almeno l’onore, si ritrova sotto una cascata di acqua gelata con questa Roma arrivata a Firenze con una gran voglia di scappare via, di prendersi quel trono da cui adesso sarà difficile scalzarla. Se sarà compito della Fiorentina è impossibile a dirsi. Ma quella rientrata dalla sosta di campionato appare per la prima volta una squadra messa in difficoltà dai propri limiti, sia tecnici che di rosa con quella «coperta corta» soprattutto in difesa ammessa dallo stesso Pradè a settembre.

 

Mancanze che hanno presentato il conto tutte insieme, quando Sousa si è trovato a sostituire l’unico vero esterno difensivo a disposizione (Alonso) con uno molto più propenso all’attacco come Bernardeschi. Una mossa azzardata. Troppo. Con un risultato che è stato perfino troppo crudele. Perché dopo soli cinque minuti il talentino viola perde una palla dolorosa al limite dell’area e perché quella palla finisce proprio sul mancino di Salah che con un tiro a giro gonfia la rete e butta il sale su una ferita mai chiusa.

 

Come brucia, da morire, anche in tribuna dove siedono Andrea e Diego Della Valle costretti a veder segnare sotto il naso il grande nemico dell’estate. Il colpo è durissimo. Anche psicologicamente. Soprattutto perché mette le ali alla Roma che adesso può impostare la partita sui binari preferiti, i viola ingabbiati a centrocampo e costretti a un unico schema offensivo: lancio di Gonzalo e inserimento di Kalinic. Che poi non sarebbe nemmeno male visto che il croato si trova la palla del pareggio quasi subito, al 16’, spedendo però alto un bel pallonetto. Mani nei capelli, certo, ancora di più al 35’ quando Gervinho si trova incredibilmente solo sulla propria trequarti con la Fiorentina tutta in area di rigore per un calcio d’angolo. L’ivoriano quasi non ci crede, ringrazia e prende palla, si invola verso Tatarusanu e deposita il pallone in rete.

 

Due a zero. Mentre Sousa allarga le braccia sconsolato e in campo i giocatori provano a spiegare l’inspiegabile con Roncaglia che alla fine appare come il più colpevole di tutti. Che botta per i viola. Che pure avrebbero tutto il tempo per provare a recuperare. Ma il motore gira a rilento, non è fluido come al solito, Borja e Vecino che soffrono, Kuba e Bernardeschi non sfondano e Ilicic non si accende. Sousa allora butta dentro tutte le bocche da fuoco, da Rossi a Babacar, posizionando perfino Mati a destra. Mosse che portano a due grandi occasioni: con Bernardeschi e con Kalinic che però sbagliano di molto la mira. E allora non restano che il rosso a Salah, l’inutile quanto bello gol di Babacar, il triplice fischio di Orsato a chiudere una settimana da incubo. (…)

 

Ernesto Poesio – Corriere Fiorentino

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