De Sisti e l’alluvione: “I miei ricordi di quell’inferno d’acqua. Così aiutammo i fiorentini”

Domani ricorre il 50esimo anniversario dell’alluvione di Firenze, ecco i ricordi di Picchio De Sisti

di Redazione VN

Domani ricorre il 50esimo anniversario dell’alluvione di Firenze e la Gazzetta dello Sport dedica oggi una bella pagina con i ricordi di Picchio De Sisti, all’epoca un giovane di belle speranze appena arrivato in maglia viola. «La mattina del 3 novembre vado all’ospedale di Careggi per un controllo. Un problemino muscolare. Dopo l’esame raggiungo lo stadio in macchina. Sotto un vero diluvio. L’allenamento è annullato. Il professor Baccani mi viene incontro: “Picchio, l’Arno è bello gonfio, vai a casa da tua moglie e andate al sicuro”. Io stavo in via Repetti, a due passi da piazza Beccaria. Uno dei punti più colpiti dall’alluvione, ma l’appartamento è al quinto piano, io e Nadia siamo sposini novelli e ci sentiamo protetti. Quindi, niente fuga. Scendo a mettere la macchina in garage e il portiere mi guarda strano. È un tifoso vero della Fiorentina. Mi dice: “O icchè tu fai, voi dire addio alla tu macchina? E tu saresti il cervello della mi’ Fiorentina. Poeri a noi”. Non avevo capito cosa stava per succedere».

De Sisti è l’unico giocatore della squadra che abita in una zona a rischio. «Mi sveglio all’alba e per strada non ci sono macchine ma gommoni. Dal garage esce la nafta. Con mia moglie siamo un po’ spaventati e un po’ incuriositi. Niente luce, niente televisione, niente telefono. Noi e l’acqua. Fa anche freddo perché è saltato il riscaldamento. Ricordo una scena incredibile di una donna che dà uno schiaffo al marito che fuma sul terrazzo buttando la cenere nell’acqua nera: “Che se’ grullo, si va a foco tutti”. Un po’ di paura c’è. Ma dura un giorno. Ventiquattro ore dopo il mitico Pirovano, uno dei vecchi della squadra, si presenta alla porta per sapere se sto bene. L’acqua non c’è più. C’è soltanto una montagna di fango. E tanto dolore».
Beppone Chiappella è l’allenatore di una Fiorentina che sta facendo crescere un gruppo che pochi anni dopo vincerà il secondo scudetto. È una squadra importante. In attacco ci sono Uccellino Hamrin (che poi partirà) e un talento emergente, Cavallo Pazzo Chiarugi. Poi, ci sono Merlo ed Esposito che insieme a Picchio daranno vita al centrocampo campione d’Italia. L’acqua si ritira. Resta il disastro. “Ricordo – racconta De Sisti – di aver visto dal vivo una delle immagini che è stata il simbolo dell’alluvione e cioè una macchina infilata dentro un bar di piazza del Duomo”. Lo stadio Franchi si trasforma in centro d’accoglienza. “Io e gli altri giocatori diamo una mano scaricando dai camion che arrivavano da tutta Italia medicinali e materiale di prima necessità. E’ il nostro modo di dire alla città: “Ci siamo anche noi ad aiutare”. Allenarsi è difficile, la testa è altrove. La Federazione rinvia la partita e torniamo in campo il 13 novembre a Foggia. Avremmo vinto anche contro una squadra di undici mostri perchè volevamo regalare un sorriso ai fiorentini. Finisce 2-1 e, incredibile a dirsi, segno il gol della vittoria. Io che non segnavo neppure a porta vuota”.

2 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

  1. user-13179986 - 4 anni fa

    C è lì vedete i calciatori di oggi del campionato italiano fare queste cose? io no …..altri uomini altro calcio e purtroppo altro mondo

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. andrea - 4 anni fa

      Ogni epoca ha i suoi privilegiati, per quella lo erano loro. Così come allora di fronte all’enormità della tragedia occorsa, i ragazzi senza pensieri, del ricco pallone, potrebbero solamente fare lo stesso

      Rispondi Mi piace Non mi piace

Recupera Password

accettazione privacy