Rock&Gol – Bandiere

Rock&Gol – Bandiere

L’editoriale di Benedetto Ferrara per Violanews.com

di Benedetto Ferrara
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E’ il modo più veloce per entrare dritti nel cuore di una città e della sua gente. Di rispettare la sua storia, di onorare il suo passato, quello scritto sulla pelle dei tifosi. Le bandiere sono il simbolo di un’appartenenza che ognuno vuole sfoderare con orgoglio, perché è quello il motore più potente dell’identità. Le bandiere sono quelle negate da chi che per anni ci bombarda il cervello con la storia che non ci sono più, un po’ come le mezze stagioni. E’ così che ci hanno abituato a svestirci del nostro abito più romantico per calpestare la terra del cinismo e di quel senso pratico aziendale a cui tanti si sono abituati, magari anche controvoglia. Eppure i simboli possono anche diventare scomodi, proprio perché ingombranti.
La storia di Francesco Totti spiega bene il concetto. Lui a fare il soprammobile non ci voleva stare. Perché un contratto a volte può somigliare più a un contentino che a qualcosa di realmente utile, sia alla squadra che a te che hai messo la tua firma. E non ci stanno a questo gioco. Totti se n’è andato e ha spiegato con compostezza e un filo di sofferenza le ragioni della sua decisione di dire addio alla sua Roma. Il tutto mentre a Firenze Gabriel Batistuta, che insieme a Giancarlo Antognoni rappresenta il simbolo della Fiorentina e un tratto profondo segnato nel cuore della gente, entrava a colloquio con Joe Barone, il braccio operativo della nuova proprietà della Fiorentina. Batigol aveva già fatto sapere che lui la bella statuina non è disposto a farla. Quella gliela regalò già la Fiesole quando la mitraglia infiammava il Franchi. Lui vuole lavorare, fare qualcosa di concreto. E ha ragione, anche se poi una società deve trovare i suoi equilibri, organizzarsi in modo tale che nessuno si pesti i piedi e ognuno possa dare il massimo nel ruolo più adatto per lui. Nei prossimi giorni sapremo di più. Di sicuro Firenze riscopre i suoi idoli, e questo fa solo bene al cuore.
E’ incredibile pensare che il ragazzo che correva alla bandierina sia stato preso in seria considerazione dopo tutti questi anni. Anche Giancarlo Antognoni è arrivato a casa Della Valle dopo quattordici anni di lontananza forzata. Lui che ai tempi di Cecchi Gori affiancava Oreste Cinquini nella ricerca di giocatori e idee (Thuram e Nedved due nomi scelti e poi scartati da altri, Rui Costa il colpo più eclatante), ha accettato un ruolo poco operativo che però adesso potrebbe crescere, magari con la carica di vicepresidente. E mentre il Milan dopo Maldini riporta dentro anche Boban (anche i rapporti tra gli ex giocatori hanno il loro peso, tanto che Leonardo se n’è andato al Psg), la Roma si deromanizza dando il benservito a due bandiere considerate fino a poco tempo fa intoccabili: Totti, appunto, e De Rossi. Due amici di Daniele Pradè e Montella, il che crea subito immancabili suggestioni. Ma da qui a capire quanto siano reali e praticabili e sensate ce ne passa un bel po’. Con De Rossi il diesse ci aveva già provato quando si trovò a costruire la prima Fiorentina di Montella. Poi arrivò Pizarro, e l’operazione andò decisamente bene. Resta il fatto che cercare nel passato accarezza l’anima di chi ama e vive per la sua squadra. E’ il riconoscimento del sentimento che attraversa uno sport sempre più freddo e insensibile.
Inizierà un campionato con Sarri sulla panchina della Juventus e Antonio Conte su quella dell’Inter. Ex nemici giurati di quelle maglie che adesso indosseranno come se il passato contasse zero. Ma è chiaro a tutti che certe sparate sono solo fuffa gettata in pasto al tifo, perché poi un professionista va dove lo chiamano e lì si prepara a vestire la nuova maglia e a usare nuove frasi a effetto. La comunicazione è tutto, e alla fine la tua squadra si chiama Iban, perché il calcio è soprattutto questo. Ma queste sono storielle di un altrove che ci interessa fino a un certo punto. Quello che sappiamo è che rivedere Batistuta in casa della Fiorentina è come ritrovare un vecchio amico che ci mancava un bel po’. Le bandiere saranno pure ingombranti, ma sono anche un bel pezzo della nostra vita. La nuova Fiorentina, aspettando il mercato e nuove emozioni, sta correndo sulla strada giusta. E noi abbiamo voglia di correre con lei. Magari alla bandierina, perchè, no?

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Batistuta e Barone, incontro esplorativo: nessuna fumata bianca

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  1. Freddy - 1 mese fa

    Il calcio che amo è fatto di sentimenti,bandiere,cori, rituali prepartita ecc.ecc. certo in questi anni mi hanno,spiegato come son belle le plusvalenze, la riduzione del Monte ingaggi, mi hanno spiegato che sono un cliente. Tant’è che ho smesso d’andare al mio amato stadio, preferivo passare la domenica da mia cugina ch’è commercialista, quindi passavo con lei le domeniche ad ammirar bilanci aziendali per ogni detrazione facevo la Ola.
    Adesso abbandonato dai fratellini forse dovrò tornare allo stadio, magari dovrò addirittura sorbirmi qualche nuovo campione con qualche bella giocata.
    Chissà che nostalgia per quelle belle domeniche dal commercialista.

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  2. ziomario - 1 mese fa

    Tutto molto bello ma fare il giocatore è una cosa il dirigente un’altra. Se uno non lo sa fare fa l’uomo immagine certo non può aver la pretesa di dirigere e comandare. SFV.

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  3. MATTEO1926 - 1 mese fa

    Grinta classe e attaccamento alla maglia….questo vogliono i tifosi.
    Portare in società ex calciatori che hanno avuto queste tre doti può essere molto utile….sia per insegnare ai giovani e per cercare di aumentare il fatturato oltreoceano….sono più conosciuti i Batistuta,i Totti,i Buffon che la Fiorentina in America.

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