Uva: “Nuovo stadio? Spero di aiutare Firenze e Commisso. Le differenze con l’estero..”

Uva: “Nuovo stadio? Spero di aiutare Firenze e Commisso. Le differenze con l’estero..”

Il vice presidente dell’Uefa e consigliere del sindaco Nardella che negli ultimi anni ha permesso la realizzazione degli ultimi stadi italiani

di Redazione VN

Consulente di Nardella e vice presidente Uefa Michele Uva è intervenuto in collegamento ai microfoni del Pentasport di Radio Bruno Toscana per commentare il tema stadio legato alla Fiorentina:

Ho sempre dato aiuto alle realtà italiane per la costruzione di nuovi impianti sportivi come Udine, Reggio Emilia, Torino, Frosinone. La volontà la deve avere la proprietà, non tanto il Comune della città in questione. Serve un investimento privato ed un progetto valido che trovi l’approvazione della giunta comunale.

Il Comune di Firenze fino ad oggi ha sempre mostrato interesse per questo tema perché di conseguenza sa che ci sarebbe un ritorno economico, posti di lavoro e nuove attività commerciali sul territorio.

Prima di trovare i soldi serve una pianificazione economico finanziaria e una sinergia totale con il Comune di Firenze. Aspetto di incontrare il Sindaco Nardella. Il mio ruolo sarò quello di non sbagliare il progetto e di rendere una struttura valida ed innovativa anche nei prossimi 20-25 anni.

Serve avviare il progetto esecutivo con una cifra intorno ai quattro milioni di euro. Lo stadio è un investimento come può essere la casa. non credo negli stadi che costano tanto o dove non viene fatto un progetto economico-finanziario. Per intendersi non credo ad un progetto di “casa” che faccia spendere e che non abbia un ritorno economico nel tempo.

In Europa sono stati costruiti circa trecento nuovi stadi. In Italia soltanto tre. Il motivo principale è l’intervento del denaro pubblico. In Polonia, in Ungheria, in Russia, in Francia, in Germania tutti i nuovi stadi sono stati costruiti così con un forte intervento pubblico. Come dicevo prima l’investimento deve essere privato per abbassare al massimo la burocrazia. I vantaggi sono di tipo economico e occupazionale. In Italia l’intervento pubblico non è possibile.

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