La vita di un uomo è spesso racchiusa in un climax: nel caso di Maurizio Sarri, l'esistenza si nutre di cambiamenti, espansioni e crescita. Una figura retorica per raccontare una persona che di retorico ha davvero poco: bada al sodo, come si dice in Toscana. Già, la Toscana, la terra che si riflette nel suo accento. D'altronde qui è cresciuto. Il padre lavorava all'Italsider a Bagnoli, in provincia di Napoli, città nella quale è nato, ma che dopo soli tre anni lo ha salutato - inconsapevole di riaccoglierlo qualche decennio più tardi - guardandolo partire per Faella. Qui diventa grande - umanamente e professionalmente - perché con il passare del tempo scala le gerarchie all'interno dell'Istituto di Credito per il quale lavora, diventando dirigente a Firenze e venendo trasferito a Londra, in Germania, in Svizzera ed in Lussemburgo, uno dei centri dell'economia. Un po' come la Champions League delle banche, con una conoscenza ed una razionalità che ben presto divennero un problema: adesso, presto è un eufemismo, ma la giacca e la cravatta vennero sostituite successivamente dalla tuta sportiva. E poi non è che la finanza si può affrontare con il pallone tra i piedi. Perché il dirigente di banca la sera apriva l'armadio ed indossava le vesti dell'allenatore, probabilmente nascoste nell'ultimo strato prima della pelle. Iniziò all'età di trentuno anni, sulla panchina dello Stia in Seconda Categoria e, scorrendo le squadre guidate nella prima parte della carriera, sembra di passare il dito sopra la cartina geografica della Toscana: Faellese, Cavriglia, Antella, Valdema, Tegoleto. Si narra che un giorno, prima del ritiro, abbia scandagliato i boschi vicino a Palagio insieme ad un amico per pianificare la preparazione atletica della Faellese: la cura dei dettagli, forse questo ha fatto la differenza. Poi l'avventura al Sansovino, in Serie D.
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Ma un giorno la cravatta si annodò con il filo del fischietto: era il momento di scegliere. Panchina o poltrona.
Chi può raccontarci quei tempi è Fabrizio Ferrari, giornalista che conosce molto bene Sarri: "L'ho conosciuto in quel periodo. Quando fa qualcosa la fa al 100% e dedica dodici-tredici ore al giorno al calcio, anche di più: se potesse non dormire dedicherebbe anche le ore della notte. Si rese conto che anche solo per la Serie D aveva bisogno di tempo e non poteva dedicarlo al lavoro ed al calcio: fece molto bene con una squadra tra le più giovani della categoria e, al secondo anno, portò la Sansovino in Serie C2. Lo conobbi ad un convegno ad Arezzo, due settimane prima era stato invitato a parlare Cosmi: Sarri stregò la sala parlando in maniera diversa e, pur non essendo un allenatore di primo ordine, dimostrò di essere in gamba ed avere numeri".
Un passato diverso, ma non per questo inferiore: non ha calcato i campi verdi dei grandi campionati, bensì quelli dilettantistici dopo aver lavorato in altri settori. Sacrificio, passione e gavetta, queste sono le parole. "Poi ho scelto come unico mestiere quello che avrei fatto gratis. Ho giocato, alleno da una vita, non sono qui per caso. Mi chiamano ancora l'ex impiegato. Come fosse una colpa aver fatto altro", ha raccontato a La Repubblica. Ed anche per noi da ora in poi sarà semplicemente mister Maurizio Sarri anche se, del suo passato, certo non c'è da vergognarsi. È genuino, da buon toscano, e della genuinità c'è solo da vantarsi. "L'esperienza in banca è un valore aggiunto: ho appreso il valore dell'organizzazione e della capacità decisionale. [..] Faticoso è alzarsi alle 6 per andare in fabbrica. Qui serve solo armonia di movimenti e di tempi", parola dell'allenatore accostato anche alla Fiorentina.
Da Sansovino fino a San Giovanni Valdarno. Lo volle Arduino Casprini, il Presidente della Sangiovannese, squadra che militava in Serie C2. Il tecnico non aveva però un passato da calciatore, per cui non avrebbe avuto le credenziali necessarie per allenare in quella categoria. Gli affiancò così un allenatore abilitato, ma tutto ciò non si rese necessario: qualche settimana dopo il settore tecnico di Coverciano gli concesse l’accesso al corso di 2a categoria come vincitore della Coppa Italia di serie D. In rosa c'era Francesco Baiano, ex giocatore della Florentia Viola, che ci ha raccontato: "È stata un'esperienza fantastica, abbiamo vinto il campionato. È un allenatore che cerca sempre di tirarti fuori il massimo: è uno che cura i particolari, la squadra avversaria ed il calci piazzati, in cui crede molto. È una persona divertente ma seria: da toscano, accetta lo scherzo senza problemi".
Arriva la promozione in Serie C1, mentre dopo l'ottavo posto della stagione successiva si dimette, spostandosi a Pescara, in Serie B, dove trova un altro ex viola, Vlada Avramov: "Sarri è un allenatore perfetto, abbiamo lavorato insieme in una Serie B dove giocavano squadre forti. Ogni giocatore quando arriva la domenica sa cosa deve fare perchè gli dice tutto sugli avversari. E' un perfezionista".
Le avventure ad Arezzo - dove si alterna con Antonio Conte in un susseguirsi di esoneri - prima di allenare Avellino, Verona, Perugia, Alessandria e Sorrento. Non solo calcio, nella vita di Maurizio Sarri ci sono anche letteratura - "Charles Bukowski, grande passione, grazie a lui ho scoperto John Fante. Ora Mario Vargas Llosa, con colpevole ritardo" - studio ma anche superstizione, come ci racconta Luca Tognozzi, ex giocatore nato a Firenze e cresciuto nella Fiorentina, allenato dal tecnico in varie avventure: "C'era una canzone di Donatella Rettore che ascoltavamo sempre prima delle partite: portò fortuna e da allora la mettevamo sempre. Una volta andammo a Viareggio, la ascoltavamo sul pullman, scendemmo ed andammo negli spogliatoi, ma mi venne in mente che ci eravamo scordati della canzone: risalimmo sull pullman per ascoltarla, poi vincemmo. Un'altra volta eravamo in Lazio e mi ero dimenticato la cassetta: la domenica mattina cercai questa cassetta, trovai il cd nonostante fosse molto difficile, la ascoltammo in albergo, e vincemmo. Il personaggio che vedi nelle interviste non rispecchia quello che è fuori, lo puoi vedere ombroso soprattutto dopo la partita, magari perché a fine partita non è ancora defluita. Fuori dal campo è una persona molto umile, semplice, per come lo conosco io se lo rivedo tra tre anni mi saluta come se non mi vedesse da due giorni".
La tappa fondamentale del suo giro d'Italia - quella in cui guadagna la maglia azzurra, per aver vinto il Gran Premio della Montagna - si svolge ad Empoli: dalla Serie B fino a stregare la massima serie, guadagnandosi la grande opportunità a Napoli. Giro palla con i difensori, Valdifiori si abbassa a ricevere mentre si crea la superiorità numerica - in spazi stretti - nella zona di possesso: utilizzo degli esterni per allargare il campo o servizio per il trequartista, a quel punto libero di scegliere la soluzione finale. Il regista dà sempre un appoggio al portatore di palla, per poi far ripartire l'azione o verticalizzare, mentre le mezzale aumentano le opportunità di giocare tra le linee prima di favorire gli inserimenti. E poi pressing, tanto pressing, rimanendo alti e cercando di impedire la buona riuscita dello sviluppo dell'azione avversaria. Successivamente adattò le sue idee tattiche al Napoli, facendo splendere Higuain e godendosi anche le notti europee.
Lui, che è arrivato dal basso, mettendosi in gioco e rinunciando anche ad un lavoro sicuro per misurarsi con un mondo che diventava sempre meno un sogno, rimanendo comunque una passione coltivata con la professionalità. Insegnandoci che nella vita talvolta è necessario rischiare per realizzarsi. Affidandoci a Bennato," non darti per vinto perché, chi ci ha già rinunciato, e ti ride alle spalle, forse è ancora più pazzo di te". Da Bagnoli a Napoli, da Firenze a Lussemburgo, dalla Seconda Categoria alla Champions League: l'esistenza di Maurizio Sarri nascosta in un climax.
A CURA DI GIACOMO BRUNETTI
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