Sousa: “Obiettivo minimo? Ne ho parlato con la società…”

Sousa: “Obiettivo minimo? Ne ho parlato con la società…”

Il tecnico viola si racconta a O Jogo: “Grazie alla chimica con i tifosi, possiamo battere squadre più forti di noi. Mou? Un artista”

di Stefano Niccoli, @stefanoniccoli3

A seguire vi proponiamo la lunga intervista a Paulo Sousa realizzata dal quotidiano portoghese O Jogo (traduzione a cura di Violanews.com):

Com’è stato il tuo ritorno in Italia?
“Il mio ritorno in Italia è una conseguenza del percorso positivo che ho fatto insieme al mio staff di lavoro”.

Il tuo lavoro viene già valutato?
“Sono i risultati che portano all’analisi del mio lavoro e ad un eventuale gradimento”.

E’ cambiato molto il rapporto con i tifosi da quando sei arrivato a Firenze
“I tifosi hanno bisogno di identificarsi col nostro lavoro. La squadra rappresenta i valori dei tifosi. Ho cercato di realizzare quanto prima questi valori. La qualità del nostro gioco può far felice la nostra gente. Creando questa chimica tra la squadra e i tifosi, possiamo raggiungere obiettivi importanti in stagione”.

Intanto i tifosi sognano lo scudetto che la Fiorentina non vince dal 1969
“Sognare è il primo passo per ottenere ciò che vogliamo. Questi risultati hanno alimentato questo sogno. La chimica è indispensabile per competere contro squadre più grandi della Fiorentina”.

Il club ti chiesto un obiettivo minimo da raggiungere?
“Ho parlato di questo argomento con i dirigenti, ma cosa mi sono detto con loro lo tengo per me. Io devo cercare di migliorare la squadra in modo che possa risolvere i problemi che possono sorgere durante una partita. La cosa certa è che, a questa Fiorentina, il tempo non manca. Sono un allenatore che cerca di riconoscere e valutare le qualità dei singoli e del collettivo per far crescere la squadra. C’è una base molto buona che è quella fornita dal mio predecessore Vincenzo Montella. Cerco di migliorare soprattutto nel controllo del gioco e del possesso palla”.

La disposizione tattica è importante nella tua squadra?
“No. Il modulo, per me, è un argomento statico. Ciò che dà dinamicità al gioco sono i calciatori e le loro caratteristiche”.

Quando hai preso il comando della Fiorentina hai detto che ci sono squadre più attrezzate della tua per vincere lo scudetto. Adesso che siete primi in classifica, hai cambiato idea?
“No perché ci sono alcuni club – per via della storia e anche degli investimenti fatti – che hanno l’obbligo di provare a vincere. Continuo a pensare che ci sono squadre superiori alla Fiorentina. Siamo convinti che ce la possiamo giocare contro qualsiasi formazione”.

Chi sono le candidate lo scudetto?
“Roma, Napoli e Juventus. Ma anche Inter e Milan visto quanto le due società hanno speso in estate”.

Alcuni giocatori hanno detto alla stampa che hai portato metodologie nuove in Italia. Confermi?
“Il calcio italiano, così come quello di altri paesi, ha culture, anche di formazione, molto radicate. Nel corso degli anni, insieme al mio staff, ho scelto una metodologia di lavoro che permetta di raggiungere i vari traguardi. Ho il privilegio di dimostrare che si può vincere in modi diversi. E’ bello affrontare colleghi dotati di un’alta capacità tattica. Questo mi permetterà di crescere come allenatore”.

Nonostante questa abilità tattica di cui parli, il calcio italiano è in declino. Come te lo spieghi?
“Secondo me alla base di tutto c’è la crisi economica. Quando la Serie A aveva un grosso potenziale economico, aveva anche grandi giocatori”.

Pensi che la Serie A non sia sufficientemente apprezzata fuori dall’Italia?
“La percezione è che sia un calcio in cui le squadre vogliono vincere col minimo sforzo, pensando prima a difendere bene. Questa non è la mia idea di calcio. Io voglio avere in mano il controllo della palla. E’ vero, però, che ci sono diversi modi per vincere”.

Come ti spieghi il successo degli allenatori portoghesi al di fuori dei confini nazionali? Possiamo citare Mourinho al Chelsea, Villas Boas allo Zenit San Pietroburgo, Leonardo Jardim al Monaco e te alla Fiorentina
“Abbiamo un’enorme capacità di adattamento e far credere ai giocatori il nostro lavoro. Abbiamo un’importante abilità intellettuale, parliamo diverse lingue e questo fatto ci aiuta nel comunicare. E poi noi portoghesi siamo super competitivi, questo è un altro segreto”.

Quanto è stato importante il successo di Mourinho all’estero?
“Josè è stato l’artista che ha aperto il mondo agli allenatori portoghesi. A volte c’è stata un po’ di invidia nei suoi confronti, ma è anche vero che il successo dei nostri connazionali ci deve dare ancora più forza”.

Capitolo nazionale. Cosa ne pensi del Portogallo che si giocherà gli Europei del 2016 in Francia?
“Possiamo sognare di tutto, competendo contro qualsiasi nazionale. Da quando Fernando Santos ha preso la guida della nazionale ha mostrato tutta la sua ambizione. Sono rimasto colpito da lui, tutti i giocatori sono coinvolti. Rispetto alle nazionali passate, penso che questa abbia più giocatori di qualità”.

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  1. fabrizio.antonett_953 - 5 anni fa

    Grande Paulo, la Viola è come una grande orchestra, gli strumenti sono i
    giocatori, la sinfonia è il gioco, il direttore è Paulo, il CORO SIAMO NOI Insieme resistiamo, divisi cadiamo cantavano i mitici Pink Floyd…

    Salutate la Capolista!

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  2. Dellone68 - 5 anni fa

    Ragazzi, uno che dice “I tifosi hanno bisogno di identificarsi col nostro lavoro. La squadra rappresenta i valori dei tifosi. Ho cercato di realizzare quanto prima questi valori. La qualità del nostro gioco può far felice la nostra gente. Creando questa chimica tra la squadra e i tifosi, possiamo raggiungere obiettivi importanti in stagione” è un fuoriclasse. Non sono parole banali, per nulla, dice delle cose che nel calcio sono enormità. Questo è un guru. E’ il Maradona della panchina. Non so definirlo, ma è uno che ha un bagaglio culturale pazzesco, lontano anni luce dal bagaglio del tecnico medio. Non ricordo di aver sentito parlare, anche in tempi recenti dai mister più quotati, di concetti come questi. Sousa porta il marketing anche nell’applicazione del gioco del calcio. Niente male. Eccellente. Forse è davvero un innovatore. E certamente hanno ragione quelli che dicono che i suoi metodi sono quelli tipi di una persona poliglotta e che ha vissuto in tante latitudini. Un grande, grandissimo Paulo Sousa. Meno male che ce l’abbiamo noi!

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