Paulo e l’investitura del Piccolo Church

Paulo e l’investitura del Piccolo Church

Nella conferenza stampa pre Qarabag, Sousa ha lodato Federico Chiesa. La curiosità di vederlo all’opera con continuità è tanta, ma il figlio di Enrico deve far finta che niente sia stato detto sul suo conto. Testa bassa e pedalare

di Stefano Niccoli, @stefanoniccoli3

“Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette”. Cantava così Francesco De Gregori nella “Leva calcistica della classe ‘68”. Per il momento sarebbe meglio trasformare in domanda l’affermazione dell’artista romano, ma non c’è dubbio che la Fiorentina, i tifosi e babbo Enrico sperano che il talento di Federico Chiesa sbocci un giorno in tutta la sua brillantezza. Sousa, però, questo interrogativo non ce l’ha perché è sicuro che il classe 1997 diventerà una bandiera della squadra viola. Il tecnico portoghese ha utilizzato parole dolci, dolcissime nei confronti del numero venticinque gigliato in occasione della conferenza stampa pre Qarabag.

Sousa ha lodato le capacità tattiche di Federico, senza dimenticare quelle comportamentali, come testimoniato dalla frase: “Ha qualità e voglia di imparare, può affermarsi ad alto livello”. Una vera e propria investitura. Inattesa, è il caso di dirlo, considerando che la domanda era riferita solamente al ruolo. Ma non è una novità sentire Sousa parlar bene del suo giovane allievo. Era già successo a Moena, con la promozione di Federico in prima squadra.

Per ora ha collezionato due presenze in Serie A: all’esordio contro la Juventus e una settimana fa con l’Udinese. Quarantacinque minuti allo Stadium, dodici alla Dacia Arena. In entrambe le occasioni, Chiesa ha fatto intravedere qualcosa del suo repertorio, anche se – chiaramente – è ancora presto per giudicarlo. Alla luce delle dichiarazioni di Sousa, la curiosità di vederlo all’opera con continuità è tanta. Fede, soprannominato “Piccolo Church” dai compagni di squadra, deve far tesoro degli apprezzamenti del proprio allenatore, ma, allo stesso tempo, far finta che niente sia stato detto sul suo conto. Servono impegno, sacrificio e umiltà. Tre “ingredienti” con cui il figlio di Enrico può aspirare a diventare qualcuno. Come si suol dire: testa bassa e pedalare.

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