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Palla lunga a Chiesa, poi vediamo…

Dopo dieci partite ancora non si vede uno schema diverso da quello incentrato sulla stella di casa. E i risultati non arrivano

Stefano Fantoni

Una squadra senza idee e senza coraggio. Che non vince da tre turni e che da inizio campionato ha mostrato pochissime volte qualcosa di interessante. Perché il problema è proprio questo: la Fiorentina non ha un gioco. Non ha schemi alternativi al "palla lunga a Chiesa, poi vediamo". E strada facendo gli avversari hanno preso le contromisure: marcatura doppia sulla stellina viola, che si batte e si sbatte vanamente, non trovando mai aiuto dai compagni di reparto.

E qui veniamo all'altra questione scottante. Pjaca e Simeone sono corpi estranei. Il croato, colpo di mercato inseguito per mesi, ad oggi faticherebbe ad essere titolare in Primavera. Il Cholito invece somiglia sempre di più ad un mediano spostato casualmente a fare il centravanti che non a un numero 9 degno della storia viola. Ieri entrambi fuori, ma chi ne ha preso il posto non ha fatto meglio, anzi. E allora non sarà giunto il momento di dare una chance concreta a Sottil, Vlahovic e, perché no, Montiel?

Nel non gioco di Pioli spicca anche lo spostamento di Veretout davanti alla difesa. Durante lo scorso campionato il francese è stato più volte paragonato a Nainggolan per la capacità di unire inserimenti in attacco e fase d'interdizione. Ora è completamente disinnescato. Il tutto per inseguire quel modello di centrocampo muscoli e corsa che è semplice sinonimo di poca qualità. Che dovrebbe metterci Gerson, uno degli "acquisti" più inutili degli ultimi anni.

Per non parlare di Milenkovic, forzatamente costretto a snaturarsi sulla fascia destra, quando al centro Vitor Hugo non convince. E quando soprattutto in panchina hai Diks, un Under 21 olandese, che nella scorsa stagione ha giocato in Champions, e che forse forse meriterebbe una occasione anche in maglia viola. Manca il coraggio di cambiare, di abbandonare un 4-3-3 che così studiato evidentemente non funziona. Manca il coraggio di andare oltre la normalità mostrata fin qui. Perché le avversarie non ti aspettano e a forza di perdere treni finisce come negli ultimi anni. Dal martedì al giovedì sul divano a guardare gli altri giocare in Europa.

 

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