Liverani: “A Firenze un gruppo fantastico, la penalizzazione ci compattò. In campo rompevo le scatole”

Liverani: “A Firenze un gruppo fantastico, la penalizzazione ci compattò. In campo rompevo le scatole”

Fabio Liverani, allenatore del Lecce ed ex giocatore della Fiorentina ha raccontato un po’ della sua carriera con Frey

di Redazione VN
Fabio-Liverani

Fabio Liverani, ex centrocampista della Fiorentina e oggi tecnico del Lecce, è intervenuto in una delle ormai classiche dirette social di Sebastian Frey:

Mi piace vedere queste dirette che sta facendo Sebastian, abbiamo passato due anni stupendi, ed è bello far venire fuori tutti i nostri ricordi. Nel momento in cui vivi certe cose, non ti godi le cose nel modo giusto, poi quando passa un po’ di tempo ti rendi conto. Quei due anni, a prescindere dai risultati, sono stati bellissimi. Mi chiedono tante volte come mai ho un legame profondo con Firenze ed i suoi tifosi, ma è normale che dopo un anno come quello della penalizzazione, abbia creato un’unione unica e fantastica tra i tifosi e la squadra. Mi ricordo quando eravamo in ritiro a Barberino e arrivò la prima sentenza, furono momenti difficili, ma in quel momento capii che saremmo diventati un grande gruppo, perché nonostante i 19 punti di penalità nessuno si è mai tirato indietro. Ricordo l’inizio di quella stagione, abbiamo fatto una vittoria nelle prime 4 partite, in casa con Parma, poi provammo il nuovo modulo e tornammo in campo contro il Catania e da lì iniziò a crescere la nostra stagione. Nello spogliatoio avevamo due classifiche, una con le penalità e una senza. Allenatore? Il mio percorso ad oggi, che mi ha portato a grandi risultati, dalla salvezza a Terni a vincere due campionati di seguito a Lecce, mi è stato possibile solo perché ho trovato gruppi di uomini, oltre che di bravi calciatori. Solo l’unione forte del gruppo può dare quel qualcosa in più alle squadre. Oggi sono pochi gli allenatori che possono costruire a tavolino la rosa, la bravura quindi sta nel far rendere al meglio i giocatori che si hanno già in rosa.  Allenatore in campo? Io parlavo tanto, rompevo le scatole, ma per aiutare i compagni. Avevo grande voglia di giocare, e volevo passarla a tutti. Maestro? Partiamo da Cosmi a Perugia, che era un allenatore intelligente e tirava fuori il massimo da tutti per creare un collettivo. Delio Rossi è arrivato a Roma per ricostruire, quando andarono via tanti campioni. Era l’allenatore giusto in quel momento, perché insegnava calcio ed era quello di cui la Lazio aveva bisogno. Prandelli è l’unione di tutto questo, un allenatore con cui abbiamo lavorato tanto. All’inizio sembrava non si potesse mai scherzare, poi con il tempo ci siamo conosciuti e abbiamo legato tantissimo. Un allenatore non avrà mai problemi in una squadra quando farà capire a tutti l’importanza dello staff. Prandelli è stato bravissimo perché ha costruito una Fiorentina inizialmente operaia, poi ha preso dei campioni e ha adeguato le sue idee a quello che aveva. Situazione? In questo momento abbiamo una proprietà molto vicina, che ci segue e ci aiuta in tutto. Non essendoci nessuna certezza, ancora non abbiamo parlato a livello economico con il club. Ribery? Gli faccio un grande in bocca al lupo, si è fatto male contro di noi è mi è dispiaciuto molto. Nel 2005 giocai l’Intertoto con la Lazio contro il Marsiglia, e come terzino destro avevamo un ragazzo della Primavera. Lasciamo perdere quello che Ribery gli ha fatto, ci ha massacrato, ed era solo un ragazzo. Materazzi? Per me è stato un grandissimo aiuto, quando siamo stati insieme a Perugia. Mi ha aiutato molto all’inizio del mio percorso, per me è un grande amico.

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