La solitudine dei numeri dieci. E che tristezza ripensando al passato

La solitudine dei numeri dieci. E che tristezza ripensando al passato

A Firenze e a Milano sponda rossonera la maglia numero dieci è stata vestita da Signori del calcio. Adesso la indossano Pjaca e Çalhanoğlu, autori di un solo gol a testa. I tifosi li hanno scaricati, ma non può essere altrimenti

di Stefano Niccoli, @stefanoniccoli3

Il 10. Numero affascinante, indossato – tanto tempo fa – dal giocatore più talentuoso. A Firenze, quella maglia, l’hanno vestita Signori del calcio con la S maiuscola: Antognoni, Baggio, Rui Costa, Mutu solo per citarne alcuni. Lo stesso discorso vale per la Milano rossonera: Rivera, Gullit, Savicevic, Boban, Rui Costa (in quanto doppio ex), Seedorf.

Ricordi di tempi andati che ci intristiscono, e non poco, vedendo chi indossa oggi le casacche numero dieci di Fiorentina e Milan. Pjaca da una parte, Çalhanoğlu dall’altra. Il croato ha avuto le occasioni per dimostrare di esser tornato il giocatore ammirato due anni fa, ma le ha fallite tutte. La pazienza di Pioli non poteva durare in eterno. Da giocatore in più (almeno nelle intenzioni di società e tifosi), il classe 1995 è diventato riserva. Mirallas lo ha scalzato, per Marko sarà difficile riconquistarsi il posto.

Çalhanoğlu è titolare fisso, ma solo perché Gattuso non ha nessun altro di meglio. Il turco ha vissuto un periodo difficile fuori dal campo (si è lasciato dalla moglie dopo molti anni), ma un’involuzione così netta nessuno se l’aspettava dalle parti di Milanello. I colpi – così come il collega in maglia viola – li avrebbe anche, ma fin qui non si sono visti. Nessuna traccia del destro tagliente tanto sponsorizzato dagli addetti ai lavori. L’ex Bayer Leverkusen gioca con una banalità disarmante, arrivata a picchi altissimi in Bologna-Milan, partita adatta per chi soffre d’insonnia.

I tifosi li hanno scaricati da tempo. Giusto e inevitabile visto che hanno segnato solo un gol a testa: Pjaca contro la Spal, Çalhanoğlu contro i dopolavoristi del Dudelange.

E’ la solitudine dei numeri dieci. Che tristezza ripensando al passato.

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  1. UNO VIOLA - 9 mesi fa

    Io Calhanoglu lo piglierei subito.

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  2. user - 9 mesi fa

    Purtroppo è cambiato il calcio.Gli allenatori delle squadre professionistiche hanno progressivamente fatto a meno di questo ruolo(rifinitore/seconda punta) e già dai settori giovanili ne escono sempre meno.Aggiungi che quando ne esce qualcuno forte(Dybala,Insigne) se non corre per il campo in lungo e in largo e non porta le borracce anche a quelli della panchina quando hanno sete,la partita dopo l’allenatore di turno lo fa sedere tranquillamente in panchina.
    Un tempo vedevi Baggio o Antognoni che trotterellavano allegramente nella metà campo avversaria quando la palla la avevano gli altri.Poi però erano lucidi quando tiravano in porta e potevano anche permettersi di prendere la mira.Oggi Chiesa per fare un esempio,alcune volte sbaglia scelta lui ma molte altre arriva stremato sul limite e spara tiri sulle gradinate.Il tutto a causa dell’esasperazione del concetto di tattica legata anche alla fisicità dei calciatori.Io che sono nato negli anni 60 rimpiango quel calcio e soprattutto i grandi calciatori che hanno infiammato gli stadi negli anni 70/90.

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