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Idra è con Italia Nostra “Dalla parte di civiltà e futuro”

Bagno a Ripoli (FI), presentazione e piantumazione del primo ulivo al Viola Park ACF Fiorentina 2021-02-05 © Massimo Sestini

L'associazione Idra difende l'operato di Italia Nostra sul ricordo per il Viola Park

Redazione VN

Si parla di offese, ingiurie e minacce rivolte all’ottimo prof. Leonardo Rombai, un grande studioso, una miniera di conoscenze di geografia e di storia della nostra terra, che con Italia Nostra ha osato mettere in discussione in piena era Covid un dogma costruito a suon di milioni di euro, il Centro sportivo vantato come il più costoso d’Italia: “Qui si arriverà ad 85 milioni. Sia i Pontello, sia i Cecchi Gori, sia i Della Valle, tutti insieme hanno speso per comprare la Fiorentina meno di quanto io sto spendendo per fare il centro sportivo”, avrebbe dichiarato quel signore americano che è venuto col portafoglio gonfio, e ha trovato nel sindaco il più formidabile alleato: “Il consenso del sindaco è stato qui totale, il sindaco è stato fenomenale. Abbiamo fatto il bando, e dopo 3 mesi ho dato l’incarico dei lavori”. Di fronte al Grande Benefattore italoamericano arricchitosi oltre oceano, che irride a microfoni spianati - con quel suo mite vocabolario e quel simpatico intercalare ‘ok ok ok’ - alle leggi di tutela del nostro Paese ancora stupidamente attaccato alla storia, al paesaggio e alla cultura, vorremmo forse occuparci di utilità pubblica e sostenibilità ambientale?

Analoga sorte è toccata a un’altra esponente della più antica associazione ecologista del Paese, Mariarita Signorini: deprimente il coro di sciocchezze che si sono lette ieri su un sito a commento delle dichiarazioni rilasciate sulla vicenda del Viola Park di Bagno a Ripoli.

Non è stata del resto soltanto Italia Nostra: tante altre realtà, inclusa Idra, hanno pensato di discutere quel progetto, pensando un po’ al di là della curva e del tifo, magari anche a quelli a cui lasceremo un Pian di Ripoli meno candidabile ad essere coltivato, più affollato, meno passeggiabile, meno gradevole agli occhi e agli altri sensi. Una volta il Pian di Ripoli era il ‘pomaio di Firenze’: adesso – col contributo di tanti altri interventi pesanti - rischia di trasformarsi nella sua periferia.

Lo stato attuale di quel fazzoletto verde occupato dal progetto viola non giustifica d’altronde, ci pare, un’utilizzazione che ne pregiudica il futuro. Le nuove esigenze del pianeta indicano una direzione nuova da prendere, e in tutti i suoi angoli andrebbero considerate, anche a Bagno a Ripoli: ognuno faccia la sua parte! Sono le stesse per cui si battono le ragazze e i ragazzi di Fridays for Future, e che la crisi Covid rivela come ancora più urgenti. Ma se il posto del ragionamento lo prende il tifo, la frittata è fatta. E allora anche un signore come Rocco Commisso ci sarebbe molto più simpatico se parlasse d'altro, piuttosto che di $oldi, $oldi e sempre $oldi, col suo stile, col suo vocabolario, coi suoi toni, acquista la statura dell'eroe, del mito, del salvatore della patria. A furor di tifo! E forse è proprio in questo meccanismo, che tutto acceca e tutto compensa, contrabbandato per 'passione sportiva', e in tutto il corteo di interessi che lo circonda e lo nutre, dalla politica all'urbanistica al giornalismo, dall’amministratore pubblico all’architetto, che risiede la radice del problema atterrato oggi nel Pian di Ripoli...

Solo pochi anni fa un'altra astronave progettuale, targata Fuksas, voleva atterrare nella Piana di Castello, per farci un nuovo stadio e tutto il suo contorno, indifferente ai valori, alle esigenze e ai limiti di quella terra… ma si sa, quando le archistar si scatenano, il popolo del tifo osanna, e gli amministratori pubblici si innamorano...

Siamo tutti vicini a Maria Rita Signorini e a Leonardo Rombai, che non hanno certo bisogno di essere incoraggiati a non lasciarsi turbare dalle indecenze incivili loro indirizzate dagli ultimi ‘leoni da tastiera’, che sia quella di un pc o quella di un telefonino. Una riflessione però quelle minacce e quelle ingiurie meritano. Siamo proprio certi che il carburante di quella violenza stia di casa soltanto nelle teste di alcuni tifosi scalmanati? Siamo proprio certi che l’innesco di quella brutalità non abbia nulla a che fare con le parole e con gli atti di chi dovrebbe dare il buon esempio, e invece attacca e delegittima gli strumenti e le istituzioni della nostra democrazia? O accetta che questo avvenga senza prenderne pubblicamente ed esplicitamente le distanze?

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