Decisioni Variabili: ecco com’è cambiato l’uso della tecnologia

L’IFAB ha cambiato il dispositivo sulla Var: ecco com’è cambiato l’utilizzo in questa stagione

di Alessandro Nepi

Sereno Variabile sul calcio italiano. Già, la tecnologia rispetto ad un campionato fa è cambiata: da essere utilizzata in maniera chiara e limpida è diventata grigia . Non è stata spenta, semplicemente ha subito una modifica al regolamento d’uso. Con buona pace di Marcello Nicchi, Presidente dell’Aia, che non più tardi di venti giorni fa affermava: “C’è un protocollo chiaro, e non è cambiato nulla dallo scorso anno: se gli arbitri lo seguono, è ok, se sbagliano non seguendolo è un errore. Il Var ha indicazioni chiare su come essere utilizzato, e purtroppo non cancella tutti gli errori…”. I fatti, in realtà, stanno in maniera leggermente diversa.

Il protocollo disposto dall’IFAB (The International Football Association Board, l’organo indipendente che decide sulle regole del calcio) ha modificato la definizione dei casi in cui la tecnologia può essere utilizzata: da “clear error” a “clear and obvious error” ovvero “chiaro ed evidente errore”. Così deve essere una situazione per contemplare l’uso della Var. Si tratta di una restrizione, dal dispositivo entrato in vigore lo scorso 1 giugno (valido già agli scorsi mondiali) perché si fa riferimento soltanto ai casi più eclatanti. Lo scorso giugno era stato Rizzoli, ex arbitro e attuale designatore, a spiegare le novità: “Cercheremo d’intervenire con più uniformità, quando la scelta dell’arbitro in campo non è supportabile. Per chiarire: un contatto anche minimo fa rientrare l’episodio tra quelli interpretabili e allora resta la decisione live. Se invece si basa su qualcosa che le immagini smentiscono, è tempo di Var”.

Nessuna novità invece sulle categorie dei casi che vengono valutati: rigori, assegnazione o annullamento di un gol, rossi diretti e casi di scambi di identità per i cartellini. Ad un mese e mezzo dall’inizio del campionato, dubbi e difficoltà continua ad annebbiare il calcio italiano. E le polemiche, come nella migliore delle tradizioni, ci sguazzano a meraviglia.

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