Decesso Astori, l’ultima visita medica e il giallo dello “strain”

Decesso Astori, l’ultima visita medica e il giallo dello “strain”

La ricostruzione dei fatti sulle visite mediche svolte da Davide Astori

di Redazione VN

La Nazione in edicola oggi ritorna sul caso della morte del capitano della Fiorentina, Davide Astori. Il quotidiano scrive che secondo il professor Giorgio Galanti, ex direttore di medicina sportiva, ad Astori venne fatto lo «strain», un approfondimento per osservare il muscolo cardiaco, irrilevante ai fini della concessione dell’idoneità, ma utile per comparare i cuori di atleti di discipline diverse dal calcio, come il ciclismo. E qui, le posizioni della procura e dell’indagato Galanti diventano ancora più distanti. Perché per la difesa del professore, da novembre in pensione, lo strain è quindi routine del laboratorio e la data stampata sul documento sotto accusa non è altro che un errore. Invece, per chi lo ha nuovamente iscritto sul registro degli indagati, con l’accusa di falso materiale in atto pubblico che si somma alla già nota inchiesta per omicidio colposo, quell’atto, con tanto di valutazione dei risultati di detto esame, è un falso. Non effettuato quel 10 luglio 2017, giorno del test da sforzo di Astori, ma molto, molto più recentemente: un po’ prima del 10 aprile scorso, giorno in cui il pubblico ministero Antonino Nastasi ha ordinato una nuova acquisizione di carte a Careggi. (…) La questione, se l’impostazione della procura trovasse conferma, è particolarmente antipatica perché quel documento è un atto «fidefacente»: lo ha firmato un pubblico ufficiale, quindi fa fede fino a che non giunga una querela di falso a metterlo in dubbio. E il capitano della Fiorentina non potrà più dire se è stato sottoposto o meno allo strain, perché domenica 4 marzo del 2018, qualche ora prima di Udinese-Fiorentina, non raggiunse i compagni già a tavola per la colazione nell’albergo «Là di Moret». Secondo la perizia Corrado, Astori è morto, improvvisamente, mentre si trovava da solo, in camera, per una prolungata tachiaritmia. Astori non sapeva di soffrire di cardiomiopatia aritmogena, ancora in fase iniziale e presintomatica: ma, per l’accusa, se le extrasistoli emerse nelle prove da sforzo fossero state investigate con l’holter e una risonanza, la patologia avrebbe potuto essere scoperta in tempo.

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