Fiorentina Femminile, Cincotta: “Alleno da quando ho 13 anni. Champions, gioia enorme Sabatino”

Antonio Cincotta sulla Fiorentina Femminile

di Redazione VN
cincotta

La Fiorentina Femminile è l’unica squadra italiana che è rimasta in corsa in Champions League. Con una rete di testa all’ultimo secondo di Sabatino, ha battuto lo Slavia Praga e si è conquistata sul campo l’accesso agli ottavi di finale. Per la terza volta nelle ultime quattro stagioni.
Tra i protagonisti anche l’allenatore Antonio Cincotta. In viola da cinque stagioni, che si è raccontato in una intervista esclusiva per Artemio, su Radio Toscana.
Riavvolgiamo il nastro e torniamo al gol di Sabatino, all’ultimo tuffo…
“E’ un gol che ha il sapore del risorgimento per noi, che si racconta meglio nell’esultanza: c’è una immagine evocativa che resterà per sempre. Quando una delle nostre fisioterapiste corre in campo per abbracciare Sabatino, seguita da tutta la panchina che era sopra la tribuna, per le normative anti covid, e che ha sfondato la rete che le separava dalle ragazze per correre verso Daniela. E’ l’immagine di una squadra di 40 persone: non solo giocatori e staff tecnico, ma tutti insieme. Si è vista l’energia delle anime che volevano regalare una grande emozione alla città. Nel gol di testa di Sabatino c’è tutto l’amore di 40 persone per questa maglia e si è visto benissimo nell’esultanza”.
Si aspettava la vittoria all’ultimo secondo o pensava già all’esclusione?
“Quando sei in partita pensi solo al momento. Ho un ricordo particolare: ho urlato tantissimo a Piemonte di rimanere larga eventualmente per la respinta del portiere. Volevo che fosse lì in caso di rimbalzo. Poi Bonetti ha pennellato la palla perfetta e Sabatino ha fatto gol sfruttando i loro due talenti”.
E’ un momento d’oro per Sabatino…
“Dati e statistiche non mentono mai. Ha già fatto il doppio dei gol rispetto allo scorso anno, di questi periodi: segno che si è integrata benissimo e che la società ha fatto un’ottima scelta in questo senso”.
Ha capito la reale dimensione della Fiorentina, adesso?
“La squadra è stata stravolta e cambiata pensando al futuro. Abbiamo sostituito il capitano Guagni con una ragazza molto giovane di 18 anni e questo fa capire come la Società abbia dato uno sguardo al presente per progettare il futuro. Non è un alibi. I gruppi nuovi fanno fatica a trovare continuità: le difficoltà che si affrontano le viviamo all’istante, siamo partiti molto forte e abbiamo avuto momento difficile. Qui il gruppo ha fatto un passo avanti e ha capito come si vive l’ansia dei risultati. La Società poi ha fatto quadrato e siamo risalti fino al gol di Sabatino che è di caratura internazionale”.
Lei ha iniziato giovanissimo, cosa si ricorda di quelle prime esperienze?
“Ho iniziato addirittura a 13 anni come allenatore e giocatore al torneo dell’aeronautica. Lo senti dentro, se ti piace poi cerchi la tua strada. Ricordo tanti ragazzi che ho allenato anche: come Matteo Pessina e Jacopo Segre, che sono arrivati. Sono contentissimo per loro”.
Agli inizi anche il rapporto col Milan…
“Sono stato molto fortunato perché mi sono formato con personalità di grande spessore come Nava, Ganz, Eranio: ho rubato a ognuno di loro alcuni particolari e ho cercato di trasmettere qualcosa a chi allenavo. Non ho fatto una gran carriera da giocatore e sono concento di questo perché mi sono formato studiando: sono contento di avercela fatta pur non avendo giocato in Serie A”.
Ci spiega il suo approccio e il modello che adotta, il Coerver Coaching?
“E’ un metodo di lavoro tecnico olandese che nella mia esperienza statunitense ho studiato (Cincotta ha allenato a Seattle, stagione 2013/14, ndr). Serve soprattutto a far crescere le giocatrici dal punto di vista personale, di approccio al pallone. Fantastico per il settore giovanile e il mondo femminile perché alcune di loro hanno iniziato a giocare a 14 anni e hanno mancato i primi anni di formazione, perché in quel momento storico non c’era. Devono colmare quel gap tecnico. L’approccio mentale dipende dal gruppo di donne perché imparo ogni giorno dai miei errori: ogni atleta nuova che arriva ha un carattere suo, esigenze personali. In un contesto come la Fiorentina c’è intercultura e globalità, molte parlano lingue diverse e devi essere pronto a rimettere in gioco le tue scelte in base alla rosa che hai a disposizione con culture differenti. Queste culture bisogna farle coesistere insieme ai dirigenti, allo staff. Gestione e approccio è questione di equipe”.
Cosa si porta dietro dell’esperienza di quando allenava i Pulcini?
“Lo dico a volte anche alla squadra: non dobbiamo perdere l’entusiasmo di quando giocavamo da bambini. L’entusiasmo che vedi nei ragazzini nei campi, ci deve spingere tuti i giorni. Non dobbiamo farci trascinare da altre logiche come immagine o altri valori, che comunque nel calcio femminile trovi meno. Non dobbiamo perdere l’essenza: il piacere di divertirti, è un gioco”.
Cosa manca al calcio femminile per togliersi definitivamente di dosso l’etichetta di sport meno seguito?
“Si sono fatti i giusti passi negli ultimi anni per togliere questa etichetta, che sta venendo via. La stiamo scollando dal quadernone. Continuando su questo percorso ce la possiamo fare ma è ancora troppo presto per cantare vittoria perché è stata la Fiorentina a modificare la struttura di questo sport per prima coinvolgendo anche altre società importanti. Non dobbiamo cadere nella trappola che sia un percorso a breve termine: bisogna andare avanti un passo alla volta, con costanza, per far sì che tutto il calcio femminile si profili a una quota diversa. Chi ne trarrà vantaggio sarà l’Italia con le sue bambine di oggi, che sono già entrate in un contesto professionistico e avranno un imprinting mentale che consentirà alle migliori, tra 6-7 anni, di arrivare in prima squadra nella Fiorentina. Sabatino mi racconta sempre che quando ha iniziato da piccola, nella sua regione che è l’Abruzzo, era difficile giocare a calcio per una bambina. Mi ha detto: ‘magari avessi trovato una società strutturata come la Fiorentina, oggi’. Ci vuole tanta costanza”.

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