Mutu: “Prandelli un padre, Osvaldo faceva meglio a tenersi per sé certe opinioni”

Il “fenomeno” rumeno di nuovo ospite delle dirette Instagram di Sebastian Frey

di Redazione VN

Metti Adrian Mutu e Sebastian Frey insieme ed è sempre spettacolo. In campo come per una diretta Instagram. Vi proponiamo alcuni aneddoti raccontati dal rumeno nella lunga chiacchierata fra i due:

Prandelli e Osvaldo? Anche se avesse ragione non è il momento di dirlo, perché offendi chi ha chiamato al tuo posto, un allenatore che ha preso una decisione e la Nazionale che rappresenta. Conosco Dani, il suo carattere da Rockstar. Fosse stato diverso avrebbe raggiunto dei livelli che in pochi altri centravanti al mondo. Ci andavo d’accordo, è un bravo ragazzo, ma queste accuse non ci stanno, aldilà di ragione o torto. Negli anni il nostro rapporto è diventato del tipo padre-figlio e poi  nel ruolo di fratello maggiore. Ci siamo sentiti nei giorni scorsi, anche adesso è a Firenze. Non è un mistero che amo il mister. Il nostro rapporto è speciale, non so se sarebbe replicabile oggi.

La top 11 del decennio? Sono contento che ci siamo tutti e due, certo.

Situazione in Romania? Una volta a settimana noi usciamo per delle riunioni alla federazione. Stiamo decidendo come disputare l’europeo U21, con i miei ragazzi. Dopo l’Under 21? Spero di qualificarmi per l’europeo, poi vorrei andare ad allenare un club: allenare tutti i giorni sul campo. È quello che ogni tecnico vorrebbe. Il modulo che preferisco? Il 4-3-3.

Chiesa? Non vorrei solo un buon stipendio se fossi in lui, ma gli chiederei altri giocatori. A Rocco (Commisso ndr) chiederei qualcuno che possa affiancarlo nel modo giusto. Servono almeno 13-14 giocatori di prima fascia in rosa per potersi battere ad armi pari. Il problema di Federico è avere una squadra forte che lo supporti. Alla Fiorentina è sempre mancato quel piccolo scalino per fare il definitivo salto di qualità. La nostra viola era fortissima, ma con una panchina più lunga noi avremmo fatto ancora meglio. Scegliere di rimanere gli farebbe onore, un giocatore così però ha voglia di spaccare il mondo. C’è la nazionale a cui puntare.

Allenerei una squadra con Corvino DS? Do ragione a te nella vostra discussione, sapendo che è successo. Però non ha fatto solo male, va detto. È vero che dopo un po’ ha pensato solo a se stesso, anche nei trasferimenti. Quando pensi solo a te, prima o poi ne paghi le conseguenze. Che ne penso dei mister che mi mettevano in panchina, adesso che sono allenatore? Non sono mai stato in panchina, se non alla Juve con tre palloni d’oro davanti a me.

Ribery? Non ho mai detto di essere più forte di lui, non mi piace paragonarmi agli altri giocatori. Lui è unico come lo ero io. Ho fatto una battuta se avesse giocato ai nostri tempi. Giocavo io in quella posizione e la squadra era forte e completa così com’era. Forse avrebbe giocato dall’altra parte. Successe con Jovetic quando giocavamo insieme che ci pestavamo un po’ i piedi.

Jorgensen? Era ed è un grande. Lo terrei in squadra, ma non solo: lo porterei con me ovunque. Farebbe comodo nell’amministrazione, in società etc.

Le cene a casa mia? Che grandi ricordi, ormai l’ho venduta 10 anni fa. Ne abbiamo fatte di raffinate, mangiavamo con stile: nemmeno all’enoteca Pinchiorri. Tra l’altro una volta qualcuno di noi ruppe una bottiglia nella loro cantina, mi pare Santana o forse Donadel. Al proprietario è venuto un colpo.

Hagi? Ha tantissime qualità, si sta ancora sviluppando. È un po’ più lento di suo padre, ma ho lo stesso tiro pulito. Suo papà gli ha insegnato fin da piccolo a calciare con entrambi i piedi. Calcia punizioni ed angoli alla stessa maniera, è una cosa pazzesca.

 

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