Dopo Piccini, i flop degli altri terzini (destri). Dal 2014 acquisti quasi sempre sbagliati

Dopo Piccini, i flop degli altri terzini (destri). Dal 2014 acquisti quasi sempre sbagliati

Gilberto, Rebic, Rosi, Diks, Tomovic: chi più ne ha più ne metta. Ecco i flop della Fiorentina che oggi rimpiange Piccini

di Pier F. Montalbano, @____MONTY____

Una manciata di minuti… che hanno il sapore della beffa. Sono quelli di Cristiano Piccini con la maglia della nazionale italiana contro Ucraina e Polonia che hanno portato portato alla ribalta l’ex terzino viola, convocato in extremis in azzurro (al posto di un altro ex viola, D’Ambrosio) ma che ha subito convinto il ct Roberto Mancini. La Fiorentina però non ha mai creduto realmente nel suo prospetto (e tifoso – LEGGI QUI) a chilometro zero, originario di Montespertoli e cresciuto calcisticamente nello Sporting Arno prima di essere scovato dagli osservatori viola. Nel 2014, dopo tre anni di pellegrinaggio tra Carrara, La Spezia e Livorno, i viola lo sbolognano al Betis Siviglia e lì la sua carriera, nonostante qualche infortunio di troppo, decolla fino a portarlo ai giorni nostri, dove è Cristiano (non Ronaldo) a prendersi le pagine dei giornali.

Ma alla luce dei terzini destri e affini che hanno arato la fascia destra dopo la sua cessione, forse i rimpianti aumentano. Nella stagione 2014/15 Pradè tentò la sorpresa Micah Richards dal City: un autentico fallimento. A gennaio invece Aleandro Rosi: altro flop. Con Tomovic spesso titolare e Montella non sempre incline al 4-3-3 lo spazio di Piccini sarebbe stato comunque ridotto. La stagione successiva il prestito in Spagna diventa cessione a titolo definitivo (per 1,5 milioni) e Paulo Sousa segue la linea montelliana della difesa a tre. In quell’estate arrivano Gilberto – che saluterà già a gennaio – per due milioni e Kuba Blaszczykowski, bocciato dopo 15 partite e due gol, con Rebic dirottato saltuariamente a fare l’esterno con risultati al limite del comico.

Il secondo corso di Pantaleo Corvino si inaugura invece con l’acquisto di Kevin Diks dal Vitesse e Carlos Salcedo dal Chivas Guadalajara. All’olandese, che ritroveremo più avanti, bastano due scampoli di match per essere rispedito in prestito in patria a gennaio – dove vince a sorpresa la Coppa d’Olanda -, il messicano dimostra invece di non adattarsi al calcio italiano e sboccia ahinoi in Germania all’Eintracht dove si unisce all’altro rimpianto (ma potenziale superplusvalenza) Rebic. Quella dei terzini destri è una vera e propria maledizione, anche se è Stefano Pioli ad arginare parzialmente l’emorragia. Dopo il suo arrivo a pagare dazio è Nenad Tomovic, a cui costano tantissimo gli errori fatali contro Inter e Sampdoria e negli ultimi giorni dell’estate 2017 arriva per 900.000 euro Vincent Laurini, che si dimostra un onesto mestierante.

In seguito Pioli adatterà Nikola Milenkovic, ritroverà Diks (ancora fermo a zero minuti quest’anno) e dirà no alla conferma di un altro prodotto del vivaio, Lorenzo Venuti. La sua è una storia simile a quella di Piccini, la speranza è quella di non avere più rimpianti in quella stregata zona del campo.

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  1. Giambo - 11 mesi fa

    Sarà che io detesto le mode, ma francamente non mi batto il petto per aver lasciato Piccini. Che doveva fare la Fiorentina nel 2014? Tenere in prima squadra un giocatore che in prestito non aveva dato un minimo cenno di miglioramento? Se a 22 anni l’unica squadra che ti vuole milita nella serie B spagnola, bisogna farsi due domande. Certo, poi è migliorato, ma con la sfera di cristallo son bravi tutti a criticare. Piccini è andato, fine. Tirarlo fuori ogni santa volta che starnutisce è fastidioso e inutile, visto che sbaglia solo chi ci prova, non chi parla e basta.

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  2. peponio2 - 11 mesi fa

    facciamo schifo, gli pseudogiornalisti o meglio sbribacchini, quasi sempre senza alcun contraddittorio si divertono a massacrare tutte le azioni societarie fomentando il malcontento dei soliti beoni. Per loro non esiste il lato positivo delle azioni effettuate, ma solo i presunti fallimenti.
    Anche queste è un deterrente all’interesse per il calcio e purtroppo anche per la squadra del cuore

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