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Di Carlo a VN – “Sette Sorelle? Sia nel DNA viola. Italiano può solo migliorare”

VERONA, ITALY - MAY 04: Head coach Domenico Di Carlo of Chievo Verona looks on during the Serie A match between Chievo Verona and SPAL at Stadio Marc'Antonio Bentegodi on May 04, 2019 in Verona, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Amrabat, Vlahovic, la linea alta e molto alto nell'intervista esclusiva realizzata con l'ex allenatore, tra le altre, di Sampdoria e Chievo

Federico Targetti

"Posso dirti la mia? La Fiorentina deve avere nel suo DNA la forza e la mentalità di stare nel contesto delle Sette Sorelle". La regala in coda, Domenico Di Carlo, la frase più intrigante della piacevole chiacchierata che Violanews.com ha intrattenuto con lui telefonicamente. L'ex allenatore del Vicenza, che ha avuto anche Vincenzo Italiano come calciatore nella parentesi al Chievo dal 2008 al 2010 (tra l'altro subentrando proprio a Iachini), ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni dei temi che riguardano l'attualità viola. A lui e all'ufficio stampa del Vicenza il ringraziamento per aver reso possibile la realizzazione di questo contenuto.

Mister, cominciamo così: sei vittorie, sei sconfitte in questo inizio di campionato per la Fiorentina. Un occhio tecnico come il suo come valuta l'avvio di stagione viola?

La Fiorentina la valuto positivamente, viste e considerate le problematiche avute negli ultimi anni, a livello di gioco e non solo. C'è stata una svolta mentale e tecnica, attraverso l'allenatore e dei giocatori funzionali al gioco proposto.

Italiano senza dubbio è stato protagonista con le sue idee. Lei lo ha avuto come giocatore al Chievo: era già "lanciato", diciamo così, verso questa carriera?

Aveva una forte personalità, era abbastanza vulcanico già allora. Adesso sta dimostrando di avere idee precise che i suoi giocatori sposano, esprimendosi in un buon calcio. Quando si parte dal basso si ha quell'umiltà e quella fame che permettono di affrontare con coraggio anche squadre e allenatori più importanti. Vincenzo si sta dimostrando un ottimo allenatore, molto offensivo. Anche se poi in campo ci sono pure quegli altri... (ride, ndr)

Ecco, appunto. La linea difensiva alta è oggetto di dibattito: a suo modo di vedere sono più i rischi o i benefici quando si gioca in maniera tanto aggressiva?

Io dico che bisogna vincere più partite possibile; per vincere più partite possibile devi essere aggressivo, attaccare la squadra avversaria, giocare con la linea alta. Il rischio è di incappare in qualche sconfitta, ma a lungo andare, se la squadra cresce e continua ad aver fiducia in questo modo di giocare, si può solo andare a migliorare.

Italiano dice che alla Fiorentina manca qualcosa per competere con le grandi. È un problema di profondità della rosa, specie con i cinque cambi, oppure di livello tecnico in generale, anche per alcuni titolari?

Secondo me la Fiorentina ha degli ottimi giocatori, con esperienze in Nazionale. La differenza la fanno i cambi, che permettono da qualche tempo di cambiare metà dei giocatori di movimento. I sostituti dovrebbero essere all'altezza di quelli che vengono sostituiti, probabilmente Vincenzo si riferisce a quello. I giocatori ci sono, non è questione di livello in campo.

Quindi pensa che per l'Europa sia ancora presto, specie se le grandi non rallenteranno...

Non farei una corsa su chi rallenta e chi no... Io mi preoccuperei di vincere le partite, senza fare calcoli. La continuità deve essere la stella polare, specie per competere contro chi ha budget più alti. E l'idea di base è importantissima: porsi l'obiettivo è il primo passo per raggiungerlo. Perché l'organico, l'allenatore e il pubblico di Firenze sono all'altezza di esso.

Vengo al suo reparto, il centrocampo: quello della Fiorentina è vario e variegato, ma ha prodotto solo un gol di Bonaventura: è lì che forse manca la squadra viola?

In questo momento sì. Questo è il dato di fatto, Vincenzo dovrà essere bravo a migliorare questo aspetto, dato che ci sono alcuni giocatori che hanno qualche gol nelle gambe. Con i gol dei centrocampisti, aumenta anche il livello delle prestazioni.

Sulla sponda opposta di Verona rispetto a quella del Chievo, dove ha allenato, si è visto il miglior Amrabat, che qui pare aver mandato il gemello debole. Quanto influisce sul rendimento di un calciatore un modulo che non prevede la sua perfetta collocazione in campo?

Influisce molto. Ci sono giocatori che sono abituati ad avere delle responsabilità, ad avere un ritmo e una mentalità precisa. Amrabat come calciatore non si discute, ha tutte le caratteristiche per giocare a tre o a due, ma ha dimostrato di rendere molto bene nel secondo caso, a tutto campo. Bisogna che lui faccia di tutto per riconquistare la fiducia, ma anche essere disposti a concedergliela. Per noi allenatori, una delle cose più belle è quando un giocatore ci fa cambiare idea.

A questo punto, prima di salutarla, sono curioso di conoscere la sua opinione sul caso-Vlahovic. 

Penso che Vlahovic sia un professionista della Fiorentina, finché giocherà nella Fiorentina darà il meglio per la squadra viola. È un attaccante fortissimo, e secondo me a Firenze ci tiene, si vede che vuole fare la differenza e che ci mette ancora l'atteggiamento giusto. Quanto al futuro, quello chiaramente lo stabiliranno le parti in causa, ovvero il giocatore, chi ne cura gli interessi e la società.

 VERONA, ITALY - APRIL 14: Domenico Di Carlo head coach of Chievo Verona looks on during the Serie A match between Chievo Verona and SSC Napoli at Stadio Marc'Antonio Bentegodi on April 14, 2019 in Verona, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)
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