Bucciantini a VN: “Fiorentina, manca efficacia in area di rigore. Chiesa è miracoloso”

“La Fiorentina c’è, e la gioventù ha una cosa bella, intrinseca: può farti sognare e sperare nei miglioramenti”

di Redazione VN

La Fiorentina viene da una sconfitta a Roma contro una Lazio apparsa non irresistibile. L’inizio di campionato è stato altalenante ma sicuramente positivo sin qui per i ragazzi di Stefano Poli. ViolaNews.com ha contattato il noto giornalista e opinionista di Sky Sport Marco Bucciantini per conoscere la sua opinione sull’attuale situazione in casa viola:

La Lazio veniva da un momento difficile e domenica non è sembrata una squadra impenetrabile.
“La Lazio non è sembrata una squadra distante dalla Fiorentina, il nostro desiderio in questa partita era capire proprio la possibilità di questa nuova ambizione. In campo siamo stati pari, spesso più lineari. Ma la Lazio resta più forte in alcune situazioni di gioco, negli episodi. Essere più forti negli episodi non è fortuna, è una qualità”.

Punti di forza e difetti di questa Fiorentina?
“E’ brava in tutto il lavoro fuori dall’area di rigore avversaria. Difende bene, individualmente e d’insieme, è organizzata, ha buone distanze fra i reparti quando deve lavorare nel recupero palla, lo sa fare, riparte anche in modo promettente ma poi disperde. Per mancanza di qualità, di coraggio e di forza nel centravanti, non solo per colpa sua. Il problema della Fiorentina è trovare efficacia nell’area di rigore, riparte bene ma manca nell’area avversaria. Tolta la goleada col Chievo viaggi ad un gol di media a partita e questo non basta. Nelle ultime 3, infatti, abbiamo segnato solo su autogol, rigore (che non c’era) e punizione, con poche occasioni limpide su manovra”.

Come si può risolvere questa mancanza?
“Intanto, Simeone deve dare di più. O di meno: perché si sfiata molto per andare verso la squadra. Non avendo ricambi, si è consumato. Così, la sua lotta a tutto campo è meno vigorosa e la sua presenza in area ancora più fioca. Poi serve più rendimento dal terzo attaccante, perché Chiesa è miracoloso. Ma il terzo, chiunque sia, mentre sa aggiungere qualche numero se entra a partita in corso, fa fatica se deve giocare dall’inizio: Pjaca mostra classe e possibilità, ma anche una gamba indurita dall’assenza di agonismo. Eysseric è un tentativo reiterato e mai riuscito, non ha dato niente di decisivo, specie nelle situazioni in cui serve una giocata, un’idea, un po’ di protagonismo. Mirrallas mi pare il più affidabile, ma è vero che per recuperare quella “gamba” di Pjaca non c’è alternativa che farlo giocare. Però poi Simeone e Chiesa devono riempire gli spazi, anche per lui.
Simeone è nel suo momento più complicato: aumentano le aspettative e così vengono valutate le mancanze, più dell’impegno. Va aiutato: un altro modo di farlo sarebbe quello di portare con più coraggio gli interni in area e liberarlo di qualche difensore: ci sono troppi difensori intorno a Simeone. Ma l’unico che “entra” è Benassi, Gerson lavora bene la palla, ma mi sembra poco tonico e poco virile nell’attaccare lo spazio. Forse andrebbe proposto in partenza più vicino all’area: tecnicamente, può lavorare bene negli ultimi metri. Edimilson “galleggia”, non affonda. La verità è che manca il coraggio di Veretout”.

Come giudica questo inizio di campionato della Fiorentina?
“Essere la squadra più giovane d’Europa è un etichetta da lustrare, è una qualità enorme e va vista con ammirazione anche perché poi in campo è una squadra competitiva, adulta, saggia, organizzata, tatticamente molto consapevole, direi “riuscita”, conscia dei limiti che prova a nascondere e delle virtù che tenta di mostrare. Anzi, semmai manca delle volte un po’ di baldoria giovanile, un po’ di contrattacco scriteriato. Ti manca il centrocampista per liberare Veretout, l’abbiamo detto. Dabo è presente ma grossolano, forse può servire in alcune partite ma non può essere l’elemento centrale di un centrocampo a 3. Edimilson e Gerson non hanno continuità (tecnica l’uno, fisica l’altro) e non hanno dominio del pallone così sicuro come ha il francese, naturalmente “condannato” a essere quindi il centrale. Ma la sua assenza al tiro, in area, nella densità vicino a Simeone è pesante: l’interno in questa squadra deve andare al tiro 3-4 volte a partita. Lui ci andava. Edimilson e Gerson, invece, in questo mancano.
In generale, la Fiorentina ha ottenuto i risultati che doveva ottenere, ha vinto con le più piccole e perso con le grandi (in trasferta), ha fatto 4 punti negli scontri diretti, con Atalanta e Sampdoria, vincendo al Franchi e pareggiando fuori: è importante. Le tre sconfitte però sono in crescendo, a Napoli hai fatto poco, a Milano hai fatto bene e con la Lazio hai fatto ancora meglio sul piano della personalità giocando però con minore qualità rispetto a San Siro, anche perché l’Inter concede distanze più larghe della Lazio, che difende con cinque difensori e Parolo e Leiva davanti alla difesa. La Fiorentina c’è e la gioventù ha una cosa bella, intrinseca: può farti sognare e sperare nei miglioramenti. Questa cosa a me inorgoglisce, sarà importante vedere se questo è l’inizio di qualcosa o il semplice transito di buoni giovani. Sarà decisivo capire la volontà e la forza di trattenere quelli bravi: che ci sono, che possono sviluppare una squadra forte, piantata dentro la zona europea della classifica. Pezzella, con i suoi 27 anni, è il giocatore più “vecchio” fra i titolari: su un’anagrafe e una qualità così puoi costruire molto. Anche in fretta. A proposito della difesa: mi sembra individualmente forte, forte di reparto e coperta bene. Si potrebbe azzardare anche uno schema che avvicini un centrocampista alla porta. Chissà”.

Scendiamo ai singoli. Detto di Simeone, Pjaca, Lafont: dobbiamo aspettarci di più da loro? Veretout pare invece abbia trovato dimestichezza col nuovo ruolo.
“Pjaca e un po’ “impastato” nelle gambe ma si vede che i colpi li ha. Secondo me deve ritrovare il ritmo partita giocando molto anche rischiando un basso rendimento adesso, nell’immediato. Lafont: ecco, lui è il vero giovane, con rendimento alterno. Ha momenti di stile e forza alternati da incertezze. Tecnicamente deve metabolizzare il mestiere, lo fa da poco tempo ma sembra possieda un potenziale enorme e i difetti saranno assorbiti dalle qualità. Anche sul gol di Immobile non mi è piaciuto, cade all’indietro, sembra spaurito. Mi affido però alle sue grandi mani con cui sembra poter ricoprire tutta la porta. Questo vuol dire essere giovani.
Veretout è il centrocampista con maggior personalità e forza ed e quindi l’unico che può giocare in mezzo al campo. Gli altri non sanno dominare il pallone come il francese. Resta il fatto che rende di più attaccando, tirando, aggiungendo l’uomo in più alla manovra”.

Chiesa?
“Di lui ho detto due cose che voglio ripetere: è il posto di Firenze nel calcio. Fatto in casa, forte, lottatore, migliora ogni minuto che passa in campo. E’ lui che recentemente ha tenuto attaccato il filo fra la città e la società. C’era lui. E’ lui il filo che lega la squadra, che dà importanza alla Fiorentina, che ribalta in campo quando è in salita, come contro l’Atalanta. E’ lui che nasconde i difetti del terzo attaccante, la mancanza dell’interno che sale. Fa molte parti, dimostrando una padronanza del ruolo, del mestiere, delle emozioni che colpisce. E’ trascinante, il suo dinamismo incombe sul match, la sua qualità è una scoperta che si aggiorna di continuo. Un giorno disse di amare le molecole e l’universo. Le trovo passioni bellissime: e in campo si muove come se corresse proprio dalle molecole all’Universo, come fosse un campo infinito, uno spazio aperto, e lui vuole farselo tutto. Corriamo dietro, accanto. Lui è il nostro posto nel calcio”.

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  1. alesquart_599 - 2 anni fa

    So che rischio di essere blasfemo, ma Bucciantini lo avvicino al grande Indro, partendo però dall’opposto, nel senso che Montanelli dava un taglio giornalistico ai suoi libri, con il suo linguaggio scarno ma efficacissimo (chi ha letto la storia di Roma o Storia dei Greci sa di cosa parlo) invece Bucciantini anche negli articoli o nelle interviste racconta delle storie romanzandole. Al di là di tutto, condivido in pieno il suo pensiero

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