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Fiorentina, nuovo allenatore stessi problemi?

Il casting per il prossimo allenatore Viola si è aperto: piace Gattuso, ma si risolverebbero davvero tutti i problemi?

Filippo Angelo Porta

Un altro anno è già passato, o quasi. E, come ogni buona (o cattiva) abitudine, eccoci di nuovo qui a parlare del tema allenatore. Le stagioni Viola hanno due appuntamenti fissi, ormai: a gennaio, la punta e a giugno, l'allenatore. Sarebbe bello poter parlare di qualcos'altro, ad esempio i risultati sul campo, ma, in assenza di questi ultimi, ci tocca per forza affrontare questi due temi.

Dove eravamo? Già, il tema allenatore, perché ci avviciniamo all'estate. Ironia a parte, questa volta, in casa Fiorentina, qualcosa sembrerebbe veramente poter cambiare. Tra i tanti nomi accostati alla panchina Viola, quello di Gennaro Gattuso, ora tecnico del Napoli, sembrebbe il più gradito. Un po' perché piace alla dirigenza gigliata, un po' perché mancherebbero delle alternative allo stesso modo valide e "raggiungibili". Sì, perché Sarri, a meno di stravolgimenti ad oggi impensabili, è e resta irragiungibile. Così come Spalletti: si tratta di allenatori fuori budget, appartenenti a un certo tipo, diciamo ricco, di club.

Non che a Gattuso manchino qualità e idee (si tratta di un bravo tecnico), ma davvero il problema in casa Fiorentina è semplicemente l'allenatore? Probabilmente, la risposta a questa domanda è negativa. Questa squadra avrebbe bisogno di una scossa di adrenalina, avrebbe bisogno di un mercato convincente e avrebbe bisogno, come terzo ingrediente, di un nuovo spirito. Dopo questi elementi, verrebbe l'allenatore. Ma se, prima, non si sistemano i primi, difficile che qualcosa di positivo possa accadere. Dunque, il solo Gattuso - nel caso fosse - non basterebbe, servirebbe un cambio di rotta profondo, un nuovo approccio di squadra e dirigenza ai problemi calcistici di Firenze. Due anni di transizione ci possono stare, ma ora bisogna andare decisi verso una precisa idea di calcio e di squadra. Sì, dunque, all'allenatore nuovo, ma purché dietro ci sia un preciso progetto, anche per non dover sempre parlare, a gennaio e in estate, di punta e allenatore, ma, finalmente, di risultati positivi sul campo.

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