Dagospia spiega: “Investimenti americani nel calcio italiano: ecco perchè avvengono”

Roberto D’Agostino spiega perché stanno arrivando molti investitori statunitensi in Serie A

di Redazione VN

Il giornalista Roberto D’Agostino, sul suo sito Dagospia.com, offre una panoramica sugli investimenti americani nel calcio italiano. Anche la Fiorentina ha una proprietà a stelle e strisce, per questo vi proponiamo un estratto dell’articolo che trovate in forma integrale sul sito di D’Agostino:

“Chi conosce bene gli ambienti economici statunitensi racconta che le istituzioni finanziarie, i fondi e le società di investimento nordamericane siano piene di liquidità da investire. Una liquidità che proviene da prima che il Covid sconvolgesse le economie mondiali. E che ora ha necessità di essere investita perché, come insegnano nei corridoi delle investment bank di Wall Street e della City londinese, “il denaro fermo è denaro morto”. Questa liquidità, raccontano sempre queste persone, non riesce ad essere assorbita interamente dalla economia americana e quindi ha necessità di essere investita all’estero in asset altamente redditizi per poter soddisfare i desiderata di rendimento di investitori importanti. Di qui l’esigenza di trovare obiettivi su cui puntare che siano sottovalutate o che abbiano potenziale inespresso. Non solo, ma c’è anche la necessità che questi obiettivi siano sperabilmente asset o brand noti, in modo che anche gli investitori nordamericani con meno conoscenza dell’Europa possano capire su cosa il loro fund manager ha investito i loro soldi. In questo quadro entra in gioco l’attenzione sempre maggiore dei grandi investitori americani per uno sport come il calcio che non appartiene agli americani per loro natura (basta osservare la tabella seguente per notare come i capitali Usa abbiano accelerato i propri investimenti nel pallone europeo negli ultimi anni).

Il calcio infatti soddisfa entrambi i requisiti di cui sopra. In primo luogo, per quanto riguarda la notorietà del brand, non si può dimenticare pe esempio quanto il nome Roma, ovvero quello di una città che per storia non ha eguali nel mondo, abbia contato nelle trattative che hanno portato il club prima nelle mani di James Pallotta e poi in quelle di Dan Friedkin. Tanto che Pallotta in una occasione si è lasciato andare a una notevole ammissione di onestà e a una domanda sul perché avesse investito nella società capitolina rispose: “Why Rome? Because it is f…ing Rome”.

Soprattutto però al di là dell’Atlantico il calcio viene considerato un asset con un potenziale inespresso sia a livello locale che a livello mondiale. Le società italiane per esempio vengono viste come una opportunità di investimento anche per le possibilità legate alla costruzione di un nuovo stadio (Roma, Fiorentina, Milan), mentre quelle inglesi sono invece considerate redditizie in sé in virtù del fatto che la Premier League è un torneo che è in grado di far fare utili a chi vi partecipa.

Ciò detto, è però il calcio come industria che viene vista come un settore dal potenziale inespresso. Andrea Agnelli, presidente della Juventus e dell’Eca (l’associazione europea dei club) in più di un’occasione ha ricordato come la finale di Champions League e il Super Bowl di football americano siano i due eventi sportivi più importanti tra quelli che ricorrono ogni anno.

Lamentando però il fatto che sebbene il calcio sia di gran lunga lo sport più popolare al mondo e quindi con la maggiore audience potenziale, la finale della Nfl generi un indotto economico ben superiore a quello del massimo torneo europeo. Un gap inconcepibile e difficile da digerire per chi gestisce il movimento e che fa capire quanto valore ci sia ancora da estrarre nel calcio, se gestito meglio.

In questo scenario si comprende meglio perché le grandi istituzioni finanziarie, che si occupano principalmente di tonificare business che rendono meno del dovuto, si stanno interessando al calcio. In Italia per esempio Cvc, fondo di private equity inglese ma che ha grandi investitori americani alle spalle, è il massimo referente della cordata che è in trattativa esclusiva con la Lega Serie A per la costituzione della media company che dovrà gestire i diritti tv del campionato per i prossimi anni.

Nella cordata, insieme al fondo italiano Fsi, c’è anche Advent International, fondo con sede a Boston con grande raccolta negli Stati Uniti. L’idea, sposata dalla maggioranza dei presidenti di Serie A, è quella di affidarsi a dei professionisti come i fondi per migliorare le performance economica del prodotto calcio italiano. Anche Agnelli è stato chiarissimo criticando la sua categoria: “Se fossimo normodotati non avremmo bisogno di terzi in Lega per sviluppare il business” (…).

 

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  1. Etrusco - 1 mese fa

    Articolo giusto forse per Milan e Roma ma non per la Fiorentina.
    Bè, comunque invece che parlare sempre di Chiesa almeno è un passo avanti anche se rimane nel caso specifico un buco nell’acqua.

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  2. glover_3713546 - 1 mese fa

    Ci mancavano anche D’Agostino e le scie chimiche…cosa c’entra Commisso con i proprietari di Fondi, e gli speculatori? Rocco non è un finanziere, è un industriale puro… a differenza di Singer ed altri

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    1. Marco 2 - 1 mese fa

      Industriale de che? Vatti a vedere cos’è Mediacom.

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      1. Violino - 1 mese fa

        Industriale in telecomunicazioni. 4500 dipendenti, piu o meno gli stessi che ha della valle.

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      2. glover_3713546 - 1 mese fa

        Poveretto

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        1. Marco 2 - 1 mese fa

          Poveretto sarai te. Mediacom è l’equivalente americano di Mediaset. Non è un’industria, prova a cercare sul vocabolario

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  3. Luminorviola - 1 mese fa

    Dé, ha scoperto l’acqua carda! Vaiavaia anche Dagospia che fa anche rima!

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