Dunque, il ct Cesare Prandelli qui a Cracovia ha riscoperto le antiche abitudini di “allenatore”, geloso della tranquillità e della possibilità di lavorare tatticamente lontano da sguardi indiscreti (come accadeva alla Fiorentina, ndr). Questo non per nascondere le proprie incertezze ma per guardare la squadra negli occhi e capire se la sua rivoluzione, avviata dopo il tonfo di Zurigo, è chiara e accettata da tutti. E ha davvero deciso. L’Italia anti Spagna è pronta, e ruota intorno al ruolo di De Rossi. Ma dovendo definire il modulo azzurro che segnerà il debutto europeo, verrebbe da coniare un neologismo tattico: difesa a due e mezzo, forse, visto che il romanista si allineerà sì a Bonucci e Chiellini in fase difensiva, stile prima Roma di Luis Enrique, ma salirà, e Pirlo con lui, quando la Nazionale andrà ad attaccare. Perché questa è la strategia: togliere i giocatori dalle linee, andare ad aggredire alti e larghi gli spagnoli, col lavoro dei due esterni, Maggio a destra e Giaccherini a sinistra, più le incursioni di Marchisio e Thiago Motta, agevolate dai movimenti di Cassano e Balotelli. Con Giaccherini e De Rossi dietro, la Nazionale avrà un difensore in meno rispetto al passato. Detto così sembra tutta facile. Ma almeno, sapendo quello che ci aspetta, abbiamo un piano di attacco.
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