Ndour: "Ripartiamo con entusiasmo e concetti chiari. Ecco cosa ci chiede Grosso"
Nel corso del mini ritiro della Fiorentina in terra inglese, il centrocampista viola Cher Ndour ha rilasciato un'ampia e dettagliata intervista ai microfoni di Radio Bruno, durante la trasmissione Pentasport. Di seguito la prima parte delle sue dichiarazioni tra compleanno, Nazionale, esperienze all'estero e la nuova Fiorentina. QUI LA SECONDA PARTE
Innanzitutto auguri. Siamo un po' in ritardo...
"Non fa niente. In realtà avrei dovuto farla ieri l'intervista, ma non è stato possibile. È stata una giornata un po' impegnativa."
Hai festeggiato? È arrivato qualche regalo?
"No, il regalo è stare con questi fantastici compagni che ho. Stiamo facendo un buon ritiro e questo è il regalo più bello."
Ti ricordi chi è stato il primo a farti gli auguri?
Sempre lui. È un bel punto di riferimento per voi
"Sì, è una bravissima persona. Io e lui abbiamo un rapporto bellissimo. Diciamo che è quasi il papà dello spogliatoio."
L'emozione dell'esordio in Nazionale maggiore
"È stata sicuramente un'emozione enorme e la realizzazione di un sogno. Ho iniziato con l'Under 15 e poi ho fatto tutta la trafila senza praticamente saltare mai un raduno. Per me era davvero un sogno poter esordire in Nazionale maggiore e farlo insieme a tanti ragazzi giovani. L'ho saputo pochi giorni prima della partita contro la Juventus. Mi ha chiamato il mister, Silvio Baldini, due o tre giorni prima e mi ha detto: 'Cher, vista la situazione è probabile che tu venga convocato insieme a molti dei tuoi compagni dell'Under 21. Però voglio che tu faccia una grande prestazione contro la Juventus, perché bisogna sempre mantenere alto il livello'."
E poi è arrivata anche una bella vittoria
"Sì."
Contro la Juventus, con anche il tuo gol. Firenze vive quella partita in maniera speciale
"Sì, lo sappiamo tutti. Se potevamo regalare una soddisfazione sia a noi stessi sia ai nostri tifosi, quella era sicuramente la partita giusta."
Sembri più maturo della tua età. Ti piace aiutare i tuoi compagni
"Parlare diverse lingue mi aiuta tanto. Con Viery posso parlare in portoghese, con Oulai in francese. Poi, tra italiano e inglese, riesco a comunicare praticamente con tutti e questo facilita molto l'inserimento del gruppo. Alla fine riesco a parlare praticamente con tutti, tra italiano e inglese. Questo facilita molto la comunicazione. Poi il mio percorso calcistico mi ha portato a crescere in fretta. Sono andato via di casa molto presto, ho vissuto esperienze all'estero e tutto questo ti fa maturare sia come calciatore sia come persona."
Sei quasi un cittadino del mondo. Cosa ti hanno lasciato queste esperienze?
"Mi hanno lasciato tantissimo. Prima di tutto dal punto di vista umano, perché conoscere culture diverse e imparare più lingue ti apre la mente. Poi anche calcisticamente: ho conosciuto campionati diversi, allenatori diversi, metodi di allenamento differenti e compagni con caratteristiche differenti. In Turchia il calcio è diverso rispetto a Parigi o al Benfica. Cercare di prendere qualcosa da ogni esperienza mi ha aiutato a diventare un giocatore più completo. Naturalmente devo ancora crescere sotto tanti aspetti e spero di continuare a migliorare."
C'è un insegnamento di un tuo vecchio allenatore che ti porti ancora dietro?
"Direi che ognuno mi ha lasciato qualcosa, però mi è rimasto particolarmente impresso Luis Enrique al Paris Saint-Germain. Era bravissimo a creare il gruppo, che forse era proprio quello che era mancato al PSG negli anni precedenti. C'erano tantissimi campioni, ma non erano mai riusciti a vincere tutto quello che avrebbero potuto. La cosa che mi ha colpito di lui è il modo in cui trattava tutti allo stesso modo. Se doveva dire qualcosa a Kylian Mbappé, gliela diceva esattamente come la diceva a me, che avevo 18 anni. Lo stesso valeva per Dembélé, Hakimi e tutti gli altri. Credo che nel calcio siano pochi gli allenatori capaci di comportarsi così e, allo stesso tempo, pochi i giocatori disposti ad accettarlo. Lui è stato davvero bravo a creare un gruppo vero e i risultati poi gli hanno dato ragione."
Le nuove idee di Grosso
"Il mister ci sta dando piccoli input giorno dopo giorno. La cosa principale che ci chiede è proprio quella di essere sempre collegati tra noi e di restare sempre dentro la partita, perché oggi una gara dura anche 96-97 minuti e bisogna essere sempre attivi mentalmente. Ci chiede concentrazione continua e partecipazione in ogni momento della partita."
È quasi più stancante dal punto di vista mentale che fisico
"Assolutamente sì."
L'anno scorso è stato complicato. Avete voltato pagina? Sentite un'energia diversa?
"La cosa bella del calcio è proprio questa: ogni domenica hai un nuovo esame. L'anno scorso è andata come è andata. Nel finale ci siamo un po' ripresi, ma ormai quella stagione è archiviata. Adesso c'è un allenatore nuovo, sono arrivati giocatori importanti, c'è un ambiente diverso e dobbiamo ripartire dalle basi che ci sta trasmettendo il mister. Poi ci sono tanti altri fattori positivi: il centenario, la nuova curva che speriamo possa essere pronta il prima possibile, l'entusiasmo della città. Sono tutte cose che possono aiutarci a costruire una stagione importante, sia per noi sia per tutto l'ambiente fiorentino."
Che atmosfera c'è oggi all'interno dello spogliatoio?
"C'è serenità e, secondo me, è fondamentale. Se arrivi al campo sereno, fai colazione sereno, vai in palestra sereno, lavori con i fisioterapisti con serenità, tutto diventa più semplice anche per chi lavora intorno alla squadra. Poi, ovviamente, c'è grande professionalità e tanto impegno da parte di tutti. Stiamo lavorando davvero molto bene, sia la mattina sia il pomeriggio. La mattina il lavoro è più fisico e impegnativo, mentre il pomeriggio c'è più spazio per il lavoro con il pallone. È divertente, ma allo stesso tempo molto serio e professionale."
Immaginiamo che il tuo obiettivo sia la consacrazione definitiva
"In realtà non sono uno che pensa troppo al lungo periodo. Preferisco concentrarmi sugli obiettivi a breve termine. Adesso penso ad allenarmi bene, a capire fino in fondo le idee del mister, perché propone un calcio molto positivo, diretto e verticale, che rispecchia parecchio le mie caratteristiche. Mi sto mettendo completamente a disposizione. Credo che, con il lavoro e con l'impegno, tutto torni. Spero che questa possa essere una stagione importante, non tanto quella della consacrazione definitiva, ma un altro passo avanti nella mia crescita, sia come calciatore sia come uomo."
CONTINUA NELLA PARTE 2
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