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Bove riabbraccia la Fiorentina dopo 606 giorni: com'e andato finora al Watford

Alessio Vannini
Watford-Fiorentina è la partita di Edoardo Bove: a 606 giorni dal malore del Franchi, il centrocampista riabbraccia il suo passato viola

Stasera (ore 20.30 a Vicarage Road), Watford-Fiorentina non sarà una semplice amichevole d'estate, un test precampionato o un ordinario incrocio di preparazione. Sarà prima di tutto una tempesta di emozioni, un riavvolgere il nastro dei ricordi con al centro lui, Edoardo Bove. Per novanta minuti le strade si incroceranno di nuovo: da avversari, sì, ma legati per sempre da un filo invisibile.

Dal buio di quel 1° dicembre alla rinascita

Seicentosei giorni. Tanto è passato dal 1° dicembre 2024, quando al minuto 17 di un Fiorentina-Inter rimasto scolpito nella memoria di tutti, Edoardo si accasciò a terra vicino alle panchine. Il gelo calato sui 20mila del Franchi, la paura della gente, i compagni in lacrime, la corsa a sirene spiegate all'ospedale di Careggi e l'intervento per l'innesto del defibrillatore cardiaco sottocutaneo removibile. Poi le norme rigide del protocollo italiano e il conseguente, inevitabile addio al nostro calcio.

Un campione costretto a chiudere con il pallone in Italia, ma che in Inghilterra ha trovato la sponda per continuare a sognare. Con la maglia del Watford, dove le regole consentono di giocare con un dispositivo salvavita, è nata la seconda vita del "biondo di Roma".

Il legame indissolubile con Firenze

Firenze non lo ha mai abbandonato, neanche quando era chiaro che non avrebbe più indossato la maglia viola. E lui non ha mai dimenticato:

A Firenze ho vissuto uno dei momenti più importanti della mia vita: è stata la città che mi ha offerto una nuova opportunità dopo che avevo lasciato Roma. Parlo spesso con i miei ex compagni e i tifosi, mi hanno aiutato in un periodo molto difficile. Posso solo ringraziarli", ha raccontato Edoardo ai canali del club inglese.

Stasera Bove ritroverà sul prato di Vicarage Road amici veri come De Gea, Dodo, Ranieri e Kean, con lui in campo in quella tragica serata, e riabbraccerà una società con cui ha condiviso una vera e propria "doppia rinascita".

In mezzo: il coraggio di essere un esempio

In questo anno e mezzo c'è stata un'altra vita. Visite, controlli, ma soprattutto la forza di un ragazzo ventiduenne dal sorriso contagioso che non ha respinto il dolore, ma l'ha accolto: "Il dolore mi ha fatto pensare a una vita normale. Se non avessi avuto quell’incidente, questa parte di vita non l’avrei conosciuta", confessava al Corriere dello Sport. Edoardo è diventato un simbolo, accendendo i riflettori sulla prevenzione cardiologica e ispirando la "Legge Bove" per la tutela sanitaria degli atleti.

I numeri della scorsa stagione al Watford

Ora la testa è alla nuova stagione, vissuta finalmente con una preparazione estiva completa alle spalle. Nella scorsa annata in Championship, dopo il rientro in campo a San Valentino (14 febbraio), Bove è stato gestito da comprimario collezionando 11 presenze e 269 minuti complessivi con la maglia degli Hornets (chiudendo al 16° posto in classifica). Il momento più alto? Il 17 marzo, nella vittoria per 3-1 contro il Wrexham, quando al 91' ha firmato la sua prima rete inglese lasciandosi andare a una gioia incontenibile sfociata nella maglia tolta e nel conseguente giallo (uno dei due rimediati in stagione). Una liberazione. Stasera per lui sarà un'altra festa, sotto gli occhi della sua gente.