Kouamé ingabbiato da Vlahovic e da se stesso, il mercato e il <i>modello-Lazio</i> che avanza
Ve la ricordate la conferenza stampa di presentazione di Cesare Prandelli come nuovo tecnico della Fiorentina? Vi riportiamo indietro di quasi due mesi, ma lo sforzo non è immane. Più complicato, forse, rammentarsi di cosa disse nello specifico il Mister riguardo al ruolo di Christian Kouamé, giocatore già allenato al Genoa e per questo ben conosciuto dall'allenatore: "Non lo considero una prima punta ma più una seconda punta". Il ragionamento filava, tanto più se si teneva conto di quanto di buono fatto vedere al Genoa di fianco a Piatek fin da prima che arrivasse il tecnico di Orzinuovi.
Nemmeno due mesi dopo...
Avanti veloce, si arriva alla sala stampa post Fiorentina-Bologna 0-0. Chi parla è sempre Prandelli, le parole sono opposte: "Kouamé è una punta, non è che deve fare tanti movimenti, deve andare in profondità, è entrato bene". Fermandoci un momento a riflettere, è possibile che il Mister abbia parlato di punta in generale e non nello specifico. Possibile, probabile, glielo chiederemo, magari. Ma è anche possibile che abbia cambiato opinione o abbia ceduto alle istanze del ragazzo, che ha dimostrato di avere le idee ben chiare sulla sua posizione in campo. E la prova opaca da esterno contro il Benevento gli avrebbe anche dato ragione, solo che poi non ha brillato né in coppia con Vlahovic a Udine, né al posto del serbo nei vari finali di partita che gli sono stati concessi.FIRENZE STADIO ARTEMIO FRANCHI SERIE A FIORENTINA VS SAMPDORIA
Non ci sono praterie nella savana viola
Ora, è evidente che Prandelli ha - giustamente, numeri alla mano - puntato su Vlahovic come prima punta, ma è altrettanto evidente come il ruolo di seconda punta sia appannaggio esclusivo di Ribery, quando sta bene; il francese non ha altre collocazioni nel 3-5-2, e anche col Bologna ha confermato di essere l'unico, insieme a un Castrovilli in lieve ripresa, a poter creare situazioni pericolose. Ergo: non c'è spazio per Kouamé in questa Fiorentina, se non per qualche spezzone e a meno di impronosticabili cambi di modulo. Figurarsi poi per Cutrone, ancora più indietro rispetto all'ivoriano. E dire che Beppe Iachini era molto soddisfatto dell'apporto della gazzella dall'accento fiorentino, tanto da premiarlo più volte come titolare dell'attacco gigliato.Il modello-Lazio (o Torino, se preferite)
Le cose sono cambiate, e adesso l'impressione - si badi bene, l'impressione - è che si voglia creare un reparto offensivo impostato in maniera simile a quello della Lazio, che utilizza lo stesso sistema di gioco, appunto il 3-5-2. Immobile è il punto fermo, e paragonarlo a Vlahovic dall'alto dei suoi 36 gol nello scorso campionato pare quasi scellerato, ma le attitudini in campo sono simili. Ciro può giocare da prima punta quando con lui c'è Correa e da seconda quando ad affiancarlo è Caicedo, risultando ugualmente mortifero per le difese avversarie. Certo, nella Lazio c'è Milinkovic-Savic che riempie l'area quando Correa si defila. Forse il viola più adatto a questo per caratteristiche sarebbe Bonaventura, in condizioni ottimali. Un esempio più alla portata della Fiorentina? Il Torino. Belotti con Verdi e Belotti con Zaza rispondono allo stesso paradigma tattico. E magari non è un caso se proprio Caicedo e Zaza sono due dei giocatori del campionato italiano sui quali la Fiorentina è data più attiva. Vi abbiamo aggiornato su entrambe le situazioni nel corso della giornata di oggi, con il rallentamento sul fronte legato all'ecuadoregno, ed è da sottolineare come non manchino estimatori del centravanti granata all'interno della dirigenza viola.
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