Dove si annoda l'attacco: Pellegrino, l'ariete migliore costretto al piano terra
C'è un dato statistico che spiega chiaramente le potenzialità della Fiorentina nel gioco aereo: Mateo Pellegrino si è laureato come il miglior colpitore di testa dello scorso campionato. Durante la sua avventura con il Parma, ben 6 dei 9 gol realizzati in Serie A dall'attaccante argentino sono arrivati proprio di testa. Eppure, in questa sua prima parentesi a Firenze da titolare, l'ex punta del Parma non ha praticamente mai potuto sfruttare la propria specialità della casa. I suoi 4 gol in maglia viola sono arrivati esclusivamente con i piedi (tre con il sinistro e uno con il destro), mentre si fatica persino a ricordare un'occasione limpida coordinata da un traversone ravvicinato. Le uniche palle aeree che toccano la sua testa arrivano quasi sempre sui rinvii lunghi di De Gea o sulle spazzate dei centrali. Una sorte simile spetta a Beto: schierato dal 1' soltanto nelle trasferte di Venezia e Genova e poi relegato a spezzoni finali, l'ex Udinese viene cercato quasi solo con palloni in profondità dietro la linea difensiva, una traccia che mal si sposa con la sua attuale condizione atletica.
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Il cortocircuito sulle corsie: tanti dribbling, zero ampiezza
La radice di questa scarsa produzione di palloni al centro risiede nelle caratteristiche degli uomini di fascia scelti per supportare l'attacco. La rosa viola abbonda infatti di esterni votati all'uno contro uno e al rientro verso l'interno del campo. Elementi come Mastantuono e Njie prediligono sistematicamente accentrarsi per cercare la conclusione in porta, giocando entrambi a piede invertito. Lo stesso vale per Gnonto e soprattutto per Pedro Gonçalves, profilo di enorme qualità tecnica che preferisce stringere verso la trequarti per legare il gioco e dialogare con la mediana, anziché prendersi il fondo. Se a questo scenario si aggiunge la spinta arretrata di Joao Mario (impiegato basso e anch'egli a piede invertito) e la gestione di Valdepenas, la diagonale di spinta risulta del tutto proiettata verso le vie centrali.
Jimenez l'unico specialista: l'enigma della destra
In questo contesto di accentratori di gioco, l'unico elemento in grado di garantire ampiezza, arrivare sul fondo e scagliare traversoni continui verso l'area resta Alex Jimenez sulla corsie di destra. Un bilancio decisamente troppo magro e sbilanciato per una squadra che ambisce a riempire i sedici metri avversari con la presenza fisica dei suoi centravanti. Quando Jimenez viene bloccato o non trova la giornata migliore, la Fiorentina perde di fatto la sua unica spina nel fianco capace di servire le punte con palloni tagliati.
Il rebus per Vanoli e le prospettive con Pedro Goncalves
L'interrogativo per il futuro prossimo della Fiorentina diventa quindi di natura squisitamente tattica. Con il passare delle settimane e la crescita della condizione, Pedro Goncalves è destinato a prendersi la titolarità della squadra, muovendosi verosimilmente al centro dell'attacco o subito dietro la punta per rifinire la manovra. Una mossa che alzerà indubbiamente il tasso qualitativo nello stretto, ma che rischia di accentrare ulteriormente il baricentro offensivo. Senza correttivi sulle corsie o un cambio di compiti per i terzini, chi si occuperà di scodellare i palloni decisivi per la testa di Pellegrino e Beto? Una risposta che Paolo Vanoli dovrà trovare al più presto per sbloccare la versione aerea del suo attacco.
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