VIOLA NEWS news viola interviste Minotti a VN: “Bernabè un errore, scelgo sempre Delprato. Sohm-bis? Nutro dubbi”

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Minotti a VN: “Bernabè un errore, scelgo sempre Delprato. Sohm-bis? Nutro dubbi”

Matteo Torniai Redattore 
L'asse Parma-Fiorentina è una delle più calde quando si parla di calciomercato: quale calciatore crociato calzerebbe a pennello con il progetto di Paratici e Grosso? Lo abbiamo chiesto a Lorenzo Minotti, ex bandiera dei gialloblù

Tra i nomi accostati alla Fiorentina in queste prime settimane di mercato ci sono diversi protagonisti dell’ultima stagione del Parma. Adrián Bernabé e Mateo Pellegrino su tutti. Per analizzare profili, prospettive e capire quali potrebbero essere gli innesti più adatti alla nuova Fiorentina di Fabio Grosso, abbiamo intervistato Lorenzo Minotti, storica bandiera del Parma, ex direttore sportivo dei crociati e oggi telecronista per Sky Sport Italia.

Partiamo dall’attualità. Dodici mesi dopo si torna a parlare di Bernabé per il centrocampo della Fiorentina. È il nome giusto o soltanto un’opportunità di mercato legata alla situazione contrattuale?

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"In questo momento credo sia soprattutto un’opportunità di mercato. Parliamo di un giocatore forte, che ha dimostrato qualità importanti e che, se dovesse presentarsi l’occasione giusta, potrebbe certamente essere preso in considerazione.

Se però il ragionamento riguarda la costruzione della squadra e l’investimento di una parte significativa del budget su Bernabé, allora ho qualche dubbio. Non perché non valga i soldi che eventualmente chiederebbe il Parma, ma per una questione tecnico-tattica. Secondo me la Fiorentina ha bisogno di altre caratteristiche.

Bernabé può fare molto bene la mezzala in un centrocampo a tre, ma non può essere il regista. E la Fiorentina, a mio avviso, ha già interpreti importanti come Fagioli, Mandragora e Ndour in quella zona di campo.

Se penso al Sassuolo di Grosso, mi viene subito in mente Matic: era lui a dare i tempi alla squadra, a organizzare il gioco e a garantire equilibrio anche in fase difensiva. Poi è chiaro che giocatori come Koné e Thorstvedt erano altrettanto determinanti, ma la Fiorentina da almeno due o tre anni manca di un centrocampista con quelle caratteristiche. Bernabé, invece, assomiglia molto a profili che la Fiorentina possiede già. Per questo mi sembrerebbe un errore di strategia."

Delprato, invece, potrebbe essere un rinforzo utile sempre considerando la sua precaria situazione contrattuale?

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"Delprato lo prenderei sempre. È un giocatore affidabilissimo, estremamente concentrato, molto serio dal punto di vista tattico. La Fiorentina, per caratteristiche, non ha un profilo simile.

Può giocare da terzino, può fare il braccetto in una difesa a tre e, all’occorrenza, anche il centrale in una linea a quattro, pur non avendo una struttura fisica imponente. È uno di quei giocatori che ogni allenatore vorrebbe avere perché garantisce continuità e affidabilità.

Credo che negli ultimi anni a Parma abbia dimostrato di essere pronto per un ulteriore salto di qualità e per approdare in una squadra che, almeno sulla carta, parte con ambizioni superiori."

In attacco si parla di Mateo Pellegrino come possibile erede di Kean o alternativa a Piccoli. È il profilo giusto?

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"Pellegrino è un giocatore molto interessante e, secondo me, non ha ancora mostrato tutto il suo potenziale.

Ha caratteristiche molto precise: è fisicamente dominante, fortissimo nel gioco aereo e in area di rigore riesce spesso a fare la differenza. Nel nostro campionato attaccanti con queste qualità sono sempre molto preziosi.

Deve ancora migliorare sotto alcuni aspetti tecnici, soprattutto nel gioco associativo, nelle sponde e nella partecipazione alla manovra. Però mi piace tantissimo il suo atteggiamento. Mi piace il carattere, il modo di interpretare il ruolo e la disponibilità che mette al servizio della squadra.

Per questo ritengo che sia un giocatore da seguire con grande attenzione e, se si presentasse l’opportunità, credo che la Fiorentina farebbe bene a valutarlo seriamente.

Sul discorso della convivenza con altre punte, sinceramente mi sembra prematuro. Fabio Grosso, finora, ha sempre giocato con un solo centravanti e non credo che cambierà radicalmente sistema. Per questo Pellegrino lo vedo come titolare o alternativa a Kean, oppure a Piccoli, a seconda delle scelte della società.

Anzi, aggiungo una cosa: se arrivasse Pellegrino, probabilmente avrebbe poco senso tenere anche Piccoli, perché si tratta di due attaccanti che, pur con sfumature differenti, occupano spazi simili e hanno caratteristiche abbastanza vicine. Pellegrino, nel complesso, lo preferisco all'ex Cagliari."

Torniamo a un volto noto a Firenze. Sohm rientra dopo il prestito al Bologna: lo rivaluteresti?

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"Sohm per me resta un giocatore quasi misterioso. Mi è sempre piaciuto moltissimo perché possiede qualità importanti.

Ha forza fisica, tecnica, corsa e una duttilità rara. Può giocare davanti alla difesa, da mezzala, da trequartista e addirittura, agli inizi della sua carriera, aveva giocato anche da difensore centrale.

Insomma, sulla carta ha tutto per essere un ottimo centrocampista. Il problema, però, è che da anni continua a lasciare gli stessi interrogativi.

Sia a Parma che nelle esperienze successive ha alternato prestazioni molto convincenti ad altre completamente anonime. Questa discontinuità, a lungo andare, non può più essere considerata casuale.

Non conoscendolo personalmente faccio fatica a esprimermi oltre, ma credo che il nodo sia soprattutto mentale. Bisognerebbe capire se esiste una chiave per motivarlo e per permettergli di esprimere con continuità il suo potenziale. Perché il talento c’è, ma ormai le stagioni altalenanti iniziano a essere troppe.”

Fabio Grosso è il nome giusto per rilanciare la Fiorentina?

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“Secondo me . È un allenatore molto interessante che ha costruito il proprio percorso con pazienza, passando attraverso diversi step di crescita.

Credo che oggi meritasse un’opportunità in una piazza come Firenze, che rappresenta il punto d’incontro tra squadre che lottano per la salvezza e club che ambiscono stabilmente alle competizioni europee.

Grosso è un allenatore che riesce sempre a lasciare una forte impronta sulle sue squadre. Ha principi di gioco riconoscibili e li ha portati avanti ovunque abbia lavorato.

Inoltre è abituato a lavorare con i giovani, a valorizzare le rose che gli vengono affidate e a costruire gruppi competitivi.

C’è però un aspetto fondamentale: per rendere al massimo ha bisogno di una società forte alle spalle, che lo accompagni, lo sostenga e gli conceda fiducia. Quando ha avuto queste condizioni ha sempre ottenuto risultati importanti. Quando invece sono venuti meno alcuni riferimenti societari, ha incontrato maggiori difficoltà.”

Da quali giocatori dovrebbe ripartire la Fiorentina?

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“Non è una domanda semplice perché molto dipenderà dalle idee dell’allenatore e dalle opportunità di mercato.

Ci saranno tante valutazioni da fare, soprattutto considerando il numero elevato di giocatori che potrebbero diventare esuberi. Bisognerà capire chi ha mercato, chi rientra nei piani tecnici e chi invece sarà destinato a partire.

La mia sensazione è che questa rosa abbia bisogno di una rivoluzione importante. La stagione appena conclusa non può essere archiviata come un semplice incidente di percorso.

La Fiorentina ha mostrato limiti evidenti sotto il profilo della personalità e del carattere. In alcuni momenti è mancata leadership, è mancata capacità di reagire alle difficoltà e questo non può essere ignorato.

Per questo credo che la società debba intervenire in maniera significativa, individuando quei giocatori che possano rappresentare il nuovo nucleo della squadra e, allo stesso tempo, separandosi da chi non ha dato le garanzie necessarie. Solo così si può davvero aprire un nuovo ciclo.”