Viola News Esclusive Gudmundsson, 2 minuti per 2 anni. Crederci ancora o no? Ed ecco il vero problema

Gudmundsson, 2 minuti per 2 anni. Crederci ancora o no? Ed ecco il vero problema

Niccolò Ghinassi
L'islandese è stato protagonista contro il Benevento, e dopo anni incerti, stimolato dalla nuova concorrenza sulla trequarti e dal nuovo tecnico, può diventare l'arma in più dei viola.

Due minuti. Tanto è bastato ad Albert Gudmundsson per segnare il primo gol ufficiale della stagione della Fiorentina. Contro il Benevento, in Coppa Italia, l'islandese ha aperto praticamente subito una partita poi vinta 4-1 dalla squadra di Grosso. Un gol che, ovviamente, non può cancellare due stagioni complicate, ma che riapre una domanda che sembrava destinata ad accompagnare soprattutto il mercato estivo: vale ancora la pena credere in Gudmundsson? Per rispondere a questo non semplice quesito bisogna tornare all'estate del 2024. A Firenze arrivava uno dei giocatori più interessanti della Serie A, reduce da un campionato da 14 gol e 4 assist con il Genoa. Un attaccante capace di svariare sulla trequarti, saltare l'uomo, creare superiorità e soprattutto segnare. Insomma, esattamente quel tipo di calciatore che alla Fiorentina mancava, a maggior ragione dopo l'addio, allora imminente, di Nico Gonzalez. Due anni dopo, però, quel Gudmundsson si è visto soltanto a sprazzi.

Due anni di lampi, mai una vera consacrazione

Vero, la prima stagione viola è stata condizionata anche dai problemi fisici: 24 presenze in Serie A, 6 gol e un assist. Nella seconda le occasioni sono aumentate sensibilmente, ma non altrettanto il rendimento: 33 presenze in campionato, 5 reti e 4 assist. Considerando tutte le competizioni, nel 2025/26 Gudmundsson ha comunque chiuso con 9 gol e 6 assist, numeri meno negativi di quanto possa suggerire la sensazione lasciata dalla sua stagione, ma insufficienti per un giocatore arrivato a Firenze per essere uno dei riferimenti tecnici della squadra. Il problema, infatti, non è mai stato soltanto quanti gol abbia segnato. È stato quanto poco sia riuscito a incidere con continuità. A Firenze Gudmundsson non è quasi mai diventato il giocatore attorno al quale ruota la fase offensiva. Ha alternato giocate di grande qualità a lunghe fasi di anonimato, mostrando soltanto occasionalmente quella capacità di prendere in mano la partita che aveva fatto innamorare mezza Serie A ai tempi del Genoa. Ed è qui che il gol dopo appena due minuti contro il Benevento diventa interessante. Non perché una rete contro una squadra di categoria inferiore possa cambiare improvvisamente il giudizio su due anni, ma perché arriva all'inizio di una stagione nella quale l'islandese sembra avere davanti forse l'ultima possibilità di cambiare la propria storia a Firenze.

Perché crederci ancora

Gli argomenti a favore non mancano. Il primo è banalmente tecnico: Gudmundsson resta un giocatore diverso da quasi tutti gli altri attaccanti presenti nella rosa viola. Può giocare alle spalle della punta, partire più largo, avvicinarsi a Kean e soprattutto muoversi negli spazi tra centrocampo e difesa avversaria. Addirittura, può essere impiegato anche come "falso nueve". A 29 anni è inoltre nel pieno della maturità calcistica e il giocatore visto a Genova non appartiene a un passato così lontano da poter essere considerato irripetibile. C'è poi l'effetto Grosso. Un nuovo allenatore significa nuovi principi e soprattutto gerarchie da riscrivere. La Fiorentina vista contro il Benevento è partita con una sorta di 4-4-2 piuttosto fluido e proprio una struttura del genere potrebbe permettere a Gudmundsson di avvicinarsi maggiormente alla porta, senza obbligarlo a diventare né un'ala pura né un classico numero dieci. In altre parole: prima di venderlo al ribasso, potrebbe avere senso verificare se il problema fosse Gudmundsson o anche il contesto nel quale Gudmundsson è stato inserito.

Perché, invece, potrebbe essere il momento di salutarsi

Esiste però l'altra faccia della medaglia. Dopo due anni non si può più parlare soltanto di ambientamento. La Fiorentina ha investito molto sull'islandese e gli ha consegnato anche la maglia numero 10 (ritirata per questa stagione in onore di Antognoni), aspettandosi un giocatore in grado di spostare gli equilibri. Finora non è successo. E soprattutto oggi la concorrenza è decisamente diversa. Atta può occupare la trequarti, così come Mastantuono può muoversi in quella zona di campo e aggiungere caratteristiche differenti alla manovra. Se Grosso decidesse invece di insistere maggiormente sul 4-4-2, anche le alternative offensive aumenterebbero: Pellegrino potrebbe anche giocare accanto a Kean, costruendo una coppia più fisica e da area di rigore. Il paradosso è quindi evidente: Gudmundsson potrebbe beneficiare del nuovo sistema, ma contemporaneamente rischia di essere meno indispensabile di quanto lo fosse (almeno sulla carta) nelle due stagioni precedenti. E per un giocatore del suo valore economico e del suo peso all'interno della rosa, diventare una semplice alternativa sarebbe difficilmente sostenibile.

Il mercato e quei due minuti

Anche per questo la possibilità di un addio non può essere esclusa. Durante l'estate il nome di Gudmundsson è stato accostato soprattutto all'Atalanta, con diversi sondaggi e contatti esplorativi, senza però arrivare finora a un'offerta capace di convincere la Fiorentina. Nelle settimane precedenti erano circolati anche gli interessamenti di Roma e Juventus, oltre a possibili soluzioni all'estero. La Fiorentina, insomma, può ancora ascoltare eventuali proposte. Ma il passare delle settimane modifica inevitabilmente anche il quadro: se Gudmundsson resta e continua a giocare, diventa sempre più difficile immaginare una cessione. Ed eccoci di nuovo a quei due minuti. Il gol al Benevento non deve diventare l'ennesimo punto di partenza di una storia che, in due anni, di false partenze ne ha già avute parecchie. Sarebbe ovviamente sbagliato trasformare una rete ad agosto nella prova della rinascita definitiva dell'islandese. Ma sarebbe altrettanto sbagliato dimenticare che il talento che aveva portato la Fiorentina a investire su di lui non è improvvisamente scomparso. La questione, allora, non è più capire se Gudmundsson sia forte. Lo sappiamo. La domanda è se possa finalmente esserlo con continuità nella Fiorentina. Dopo due stagioni deludenti, il credito non può essere infinito. Ma in un'estate nella quale tutto è cambiato — allenatore, sistema, concorrenza e gerarchie — concedergli un ultimo tentativo potrebbe avere senso. A una condizione: che stavolta quei due minuti non siano soltanto un lampo. Perché Firenze di lampi di Gudmundsson ne ha già visti abbastanza. Adesso aspetta finalmente la luce.