Viola News Esclusive Grosso merita tempo e fiducia ma lasci giocare la sua banda di ragazzi senza paura

Grosso merita tempo e fiducia ma lasci giocare la sua banda di ragazzi senza paura

Matteo Magrini
L'allenatore aveva dato qualche segnale preoccupante già contro il Benevento e contro la Roma si è incartato: serve un cambio di mentalità

La tentazione è forte e del resto, se a qualcuno è venuta voglia di dire che “siamo alle solite” e che da queste parti “mai una gioia”, non si può che comprendere. Ci sta, direbbe qualcuno. Soprattutto perché era effettivamente impossibile immaginare un esordio del genere. Certo, che sarebbe stata durissima si sapeva, ma lo “spettacolo” offerto dalla Fiorentina a Roma è stato francamente terrificante. Ovvio, quindi, che la pancia dei tifosi sia andata immediatamente in agitazione. Ricordate però cosa ci dicevamo qualche tempo fa? Se vogliamo accompagnare i viola verso una crescita che tutti attendevamo da tempo dobbiamo cercare di essere (tutti) all'altezza. E sia chiaro. Ciò non significa far finta che vada tutto bene o che non esistano problemi. Anzi. Significa cercare di contare fino a dieci prima di sputare sentenze e, soprattutto, cercare di non distruggere tutto alla prima difficoltà. Giusto criticare, quindi, anche duramente, ma sempre e comunque con spirito costruttivo.

Raffica di errori

E così veniamo a quanto successo lunedì sera. Una sequela infinita di errori che, volendo prenderla con filosofia e con un minimo di ironia, può anche avere un risvolto positivo. Della serie: meglio concentrarli tutti in una partita che non spargerne qua e là domenica dopo domenica. Non solo. Perché se è vero che “sbagliando s'impara” allora Grosso può e deve stamparsi bene in mente questa lezione e farne tesoro. Ora, non voglio dilungarmi troppo nell'analisi delle singole scelte. Del resto ne hanno già parlato (quasi) tutti e son state talmente inspiegabili che sarebbe inutile ritornarci. Parlo ovviamente di Dodò (sempre in panchina nelle ultime amichevoli e poi riapparso all'improvviso), di Valdepenas in panchina, dell'esclusione di Oulai, di quella di Gudmundsson (sempre titolare in estate e poi sparito... perché?) e, dulcis in fundo, della gestione di Kean. E' venduto? Allora perché buttarlo dentro sul 3-0? Si è trattato di scelta tecnica? Peggio mi sento.
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Grosso emana timore

Mettendo tutto insieme però, ed è questo l'aspetto più preoccupante perché i segnali erano stati chiari già col Benevento, si può ridurre tutto ad una parola: timore. Per non dire paura. L'impressione è che Fabio Grosso si stia approcciando a questa nuova avventura con una preoccupazione feroce e questo, si sa, non porta mai a niente di buono. Ci eravamo detti anche questo, sulle colonne di Violanews. Servono coraggio e spensieratezza, sfacciataggine e, perché no, un pizzico di follia. Volendo dirla malissimo: se dobbiamo prendere 4 sberle almeno prendiamole perché siamo andati a giocarcela all'attacco. E sia ben chiaro. Qua non si parla di idee o convinzioni. In fondo è giusto che ognuno (e che ogni allenatore in particolare) abbia i suoi principi. Il problema, un grande problema, è che i giocatori arrivati dal mercato sono totalmente incoerenti col progetto che il mister ha proposto fin qua. Sono tutti giovani, hanno qualità enormi, sanno e vogliono giocare (bastava guardare come si sbracciava Mastantuono per chiamare i compagni a salire) e proporgli un calcio di attesa, blocco basso e difesa significa mortificarli.

Qual è la direzione?

Certo, magari si tratta solo di un fisiologico momento di difficoltà dovuto ad una rivoluzione che non poteva che richiedere pazienza. Mi viene in mente la Fiorentina di Paulo Sousa: inguardabile, per le prime quattro o cinque partite, e poi fiorita e sbocciata all'improvviso. Si vedrà. Quello che mi sento di dire a Grosso è che Firenze sa aspettare e che, almeno da parte nostra, c'è tutta la buona volontà possibile nel concedere tempo. L'importante è offrirle un orizzonte e, mentre si va alla ricerca della quadra, mostrarle ambizione e voglia di osare. Il rischio, altrimenti, è quello di avvitarsi in una spirale pericolosa: proteggersi (invano) sperando di ottenere qualche risultato buono per “comprare” un po' di pazienza, raccogliere niente e farsi travolgere (di nuovo) dalle paure. E allora coraggio, mister! Butta in un angolo i timori e, esattamente come successo 20 anni fa a Berlino, lascia che l'incoscienza e le emozioni ti facciano spiccare il volo.
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