Ospite a Villa Bertelli, Paratici si è raccontato tra passato e futuro presso il giardino dei Lecci a Villa Bertelli
Paratici: "La Roma ha un vantaggio, a Grosso serve tempo. Avremo l'Under 23"
Fabio Paratici ha parlato a Villa Bertelli, soffermandosi su vari argomenti, dal suo mandato alla Fiorentina alla carriera vissuta fino ad oggi:
La passione per il calcio
Credo che mi sia la cosa che mi ha contraddistinto la passione del calcio. Se non fossi stato calciatore sarei un super tifoso. La più grande fortuna è fare diventare la propria passione un lavoro. Io onestamente non mi sento uno che ha fatto sacrifici, perché tutto quello che ho fatto l'ho fatto senza fatica. Io potrei stare qui giorni a parlare di calcio. Oltre la passione poi ci sono le competenze. Quando uno parte con delle sicurezze a volte non le lascia e nel calcio non è così, si deve avere una mentalità elastica
Il lavoro come ds
Spesso mi convocano a Coverciano e si aspettano delle slide, ma io non le uso e spesso esordisco dicendo: "se pensate che fare il direttore è solo comprare e vendere giocatori avete sbagliato". Il direttore deve gestire i rapporti con lo staff, con l'allenatore e i calciatori, sia dopo sconfitte e vittorie. Il mio lavoro dopo l'estate non è finito, c'è bisogno di organizzare bene il club, in modo tale da fare esprimere tutti nel migliore modo possibile. Nella nostra struttura ci sono moltissime persone che rendono possibile anche i risultati dei calciatori in campo. L'anno scorso è stata una bella sfida, ma mi sentivo molto al sicuro su quello che avremo fatto. Io sono arrivato quando la Fiorentina aveva 6 punti dopo 16 partite, ma non mi sentivo un incosciente, ma un coraggioso. Credevo che ci potevamo salvare con l'obiettivo di costruire una squadra che Firenze merita
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La popolarità
Guardando il lato della notorietà mi ha permesso di crescere e nel frattempo mi chiedevo come facevano gli altri a gestirla. Non ho avuto una vita banale. Sono una persone proattiva, che è stata capace di rimanere equilibrato nei successi e nelle situazioni negativi. Tutto questo mi ha toccato poco, mai troppo e mi ha permesso di rimanere con i piedi per terra
La partita con la Roma
Io purtroppo quando c'è la partita penso solo a quello. Come ho detto prima grande parte del mio lavoro è stare con la squadra e con l'allenatore. Oggi c'era un'atmosfera diversa, perché dopo mesi si torna a giocare, quindi è più particolare. Lunedì giochiamo una partita difficilissima, perché al di là della squadra, che è molto forte, ha il vantaggio che è allenata già da un anno dallo stesso allenatore. Questa è una difficoltà oggettiva. Noi faremo la nostra partita coraggiosa. Iniziamo un processo lungo quattro anni
La Fiorentina Under 23
Avremo anche noi la squadra Under 23, però per fare in modo che questo si realizzi serve una determinata organizzazione e struttura. Gli algoritmi? Questo tipo di scouting è molto diffuso adesso. Quando ero in Inghilterra ho dovuto studiare e imparare a usare i dati per fare calciomercato. I numeri ti aiutano a scremare la lista che hai, poi c'è anche la parte umana del calciatore, che non ti può essere data da un algoritmo. Capire se un calciatore è capace di giocare nei grandi stadi europei lo puoi capire solo entrando in contatto con il calciatore, con il quale capisci molto della persone che hai davanti. L'obiettivo dei settori giovanili è quello di creare posti di lavoro per questi ragazzi, insegnarli a fare i calciatori. Invece molti nazionali giovanili vincono, ma grazie al sistema tattico, all'allenatore, ecc... Credo che oltre alla metodologia di allenamento c'è un'organizzazione sbagliata dei campionati. Intendo che manca un post formazione dopo la Primavera, questa mancanza è dovuto al fatto che pensiamo facile il salto tra Primavera e prima squadra, ma non lo é. Per questo molte squadre ora hanno l'U23
Cosa manca
Non è cosa manca, ma capire cosa riusciremo a fare, anche per capire cosa sistemare a gennaio e nel prossimo anno. Sarei molto soddisfatto nel vedere che tutto ciò che abbiamo fatto funziona. Il calciomercato è fatto di opportunità, non è solo programmazione, quella è una delle cose, ma all'interno di essa ci sono le opportunità e piano piano vedremo. Io parto dal punto che non sono mai soddisfatto. Devo ringraziare i miei collaboratori e la società che mi ha aiutato a creare ciò che avevo in mente. Abbiamo una struttura come il Viola Park, che tutti invidiano. Credo che ci vorrà tempo per mettere insieme tutti i nuovi calciatori e per fare assorbire alla squadra le nuove idee dell'allenatore. Sappiamo cosa dobbiamo fare e dove stiamo andando
I problemi del calcio italiano
Noi non conosciamo abbastanza calciatori rispetto ai calciatori che producevamo prima, ai tesserati che abbiamo, ciò non è risolvibile partendo dall'alto, ma bensì dal basso. La metodologia di allenamento è la prima cosa che ci deve essere. Abbiamo esempi da cui prendere spunto, che sono la Spagna e il Portogallo. In Spagna tutto è come qua, le strutture, i tesserati, la popolazione e loro creano e fanno crescere molti più calciatori. Se poi pensiamo a Portogallo a Olanda hanno meno della metà dei nostri abitanti. Il problema non è che abbiamo troppi stranieri, il nostro problema è che non facciamo crescere bene i nostri calciatori
L'acquisto di Cristiano Ronaldo
E' anche per merito del calibro del calciatore, che ci ha aiutato a portare il nostro brand più in alto. Noi ce lo siamo guadagnato Cristiano Ronaldo negli anni vincendo Scudetti, facendo due finali di Champions League, comprando e vendendo tanti grandi calciatore. Gli 11 anni alla Juventus sono difficilmente replicabili. Con Ronaldo in campo anche in trasferta gli stadi erano pieni e i club ospitanti avevano la possibilità di alzare il prezzo del biglietto proprio perché c'era lui in campo
Su Grosso
Ci conosciamo molto bene. Il nostro rapporto è iniziato quando ha smesso di giocare. Essendo sempre stato una persona molto intelligente è subito riuscito ad allenare, cosa non facile. Avevamo visto che aveva qualità utili da trasmettere ai giovani. Per come la vedo ha fatto tanti, forse troppi anni di gavetta e credo che sia arrivato il momento giusto per esprimersi in una grande piazza come Firenze. Ora dobbiamo dargli tempo di sistemare i grandi cambiamenti che ci sono stati. Con gli allenatori si parla spesso e come me non siamo mai soddisfatti. Lui è consapevole di dove si trova e della squadra che ha
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