Repubblica: "Rivoluzione totale, via il passato. Paratici punta su giovani e futuro"
Da Gosens, che arrivò a meno di un'ora dalla fine del mercato, fino a Rolando Mandragora, ultimo giocatore a lasciare Firenze a meno di un’ora dalla chiusura del mercato estivo. La Fiorentina ha scelto di cambiare radicalmente volto dopo una stagione che, per una serie di motivi, si è rivelata estremamente negativa.Lo smantellamento della rosa non è stato improvvisato, ma nasce da un percorso iniziato mesi fa e condiviso dalla dirigenza viola con la proprietà Commisso. Al di là dell’aspetto economico, alla base della nuova squadra ci sono precise scelte tecniche. La filosofia voluta da Fabio Paratici è molto chiara: più che una semplice correzione di rotta, dopo quanto accaduto nella passata stagione era necessaria una vera e propria inversione di marcia.
Il rendimento dello scorso anno ha lasciato strascichi pesanti anche dal punto di vista mentale. In diversi giocatori erano rimaste tensioni e negatività che rendevano complicato ripartire. Per questo la società ha puntato fin dall’estate su un ambiente nuovo, più positivo e accompagnato da una forte ventata di freschezza.La parola d’ordine è stata rinnovamento. Giovani, qualità e soprattutto motivazioni: queste le caratteristiche ricercate nei nuovi acquisti. L’ultima stagione aveva evidenziato la necessità di intervenire in maniera profonda sull’organico e la Fiorentina ha scelto di farlo senza mezze misure.
La Fiorentina può rappresentare un importante punto di partenza per tanti giovani talenti, ma il concetto può essere letto anche al contrario: sono proprio quei giovani giocatori a rappresentare una nuova base dalla quale far ripartire il progetto viola. Chi non ha dimostrato di poter seguire questo nuovo percorso ha scelto o dovuto cambiare strada. In altri casi, invece, è stata direttamente la società a interrompere il rapporto. L’addio di Gosens ne è un esempio. Una decisione forse drastica, ma che, secondo la nuova impostazione, non poteva essere rimessa in discussione, nonostante le qualità indiscutibili del giocatore.
Alcuni elementi della vecchia guardia hanno invece spinto personalmente per lasciare Firenze. È il caso di Moise Kean, desideroso di giocare la Champions League con il Como. Altri saluti hanno avuto un tono differente, come quello di Mandragora, che ha affidato ai social un lungo messaggio rivolto alla città e alla società. «Firenze, sono arrivato quattro anni fa nella vostra famiglia, che nel tempo è diventata anche la mia. Ma quando si parla di famiglia, si intende davvero quello che ho vissuto in questi anni che sono stato qui! Rocco e Catherine Commisso, Joe e Camilla, Daniele e Alessandro: con loro questo concetto regnava sovrano e si percepiva. Nel cambiamento di queste figure negli ultimi mesi qualcosa è cambiato a discapito dei rapporti e senza questi ultimi si fa una grande fatica per il mio modesto parere da uomo».
Il processo di rinnovamento ha coinvolto anche gran parte dei giocatori acquistati nella scorsa stagione che, per diversi motivi, non erano riusciti a inserirsi nel progetto. Tra le partenze figurano Piccoli, Sohm e Fazzini, oltre ad altri elementi ritenuti ormai privi di prospettive all’interno del nuovo corso. Una trasformazione così ampia comportava inevitabilmente un periodo di assestamento. La società aveva quindi messo in conto la necessità di tempo per permettere ai nuovi giocatori di conoscersi e trovare i giusti equilibri. Il pesante ko contro il Frosinone, però, ha sorpreso tutti e ha alimentato alcuni dubbi, soprattutto sulla personalità della squadra, anche considerando la giovane età di molti nuovi arrivati.
La scelta di pescare da realtà prestigiose come Real Madrid e Sporting Lisbona, oltre ai numerosi innesti provenienti dai club di Premier League, dovrebbe però contribuire a colmare proprio questo possibile deficit di esperienza e personalità. A sostenere i nuovi arrivati ci sarà anche un gruppo selezionato di giocatori rimasti dalla precedente rosa. A loro spetterà il compito di trasmettere ai giovani il significato della maglia viola e cosa comporti rappresentare la Fiorentina. Il riferimento principale sarà naturalmente il capitano David De Gea.
L’obiettivo, come aveva spiegato Paratici, è costruire una squadra «attrattiva e internazionale». Una squadra, però, che deve ancora diventare tale sul terreno di gioco. La rivoluzione è quindi servita a interrompere una fase di semplice sopravvivenza e a creare le basi per un progetto più ambizioso. Il club è consapevole che il prezzo da pagare potrebbe essere qualche difficoltà nel presente, ma la scommessa è quella di costruire un futuro molto più luminoso.
Intanto gli ultimi tre acquisti della sessione estiva hanno già parlato da giocatori viola. Wilfried Gnonto ha espresso tutto il proprio entusiasmo: «Essere alla Fiorentina per me è un onore, spero di ripagare tutta questa fiducia».Sulla stessa lunghezza d’onda Beto, nuovo centravanti: «Quello viola è un club storico, ho davvero tanta voglia di essere in campo ed iniziare questa avventura». A chiudere è stato Pedro Goncalves, che ha mostrato ambizione e raccontato anche i propri riferimenti: «Sono entusiasta, abbiamo tutto per far bene. Il mio idolo è Cristiano Ronaldo, ma spero di poter far bene qui come Rui Costa».
Il nodo degli stipendi
La trasformazione della Fiorentina non riguarda soltanto i giocatori e le scelte tecniche. Un altro capitolo fondamentale è quello relativo al monte ingaggi. Se in passato una cifra vicina ai 100 milioni poteva sembrare quasi un traguardo da celebrare, per un club come la Fiorentina rappresentava invece un problema da affrontare. La necessità di ridurre il costo complessivo della rosa era evidente anche alla luce della multa da 6 milioni di euro ricevuta proprio per questioni legate ai parametri economici.
Le regole finanziarie della UEFA prevedono infatti che il rapporto tra i ricavi e il costo della rosa rimanga sotto il 70%, secondo quanto stabilito dalla cosiddetta “squad cost rule”. La Fiorentina aveva superato quella soglia e doveva quindi intervenire per rientrare nei limiti previsti. Una situazione che, sebbene all’interno del calcio italiano presenti vincoli generalmente meno rigidi, richiedeva comunque un intervento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA