Viola News News viola Rassegna stampa Polverosi: "Fiorentina instabile e senza identità. Serve una presa di coscienza"

Polverosi: "Fiorentina instabile e senza identità. Serve una presa di coscienza"

Redazione VN
"L’ultima vittoria è dell’11 settembre a Venezia, sono passati quasi 50 giorni. Troppi"

Alberto Polverosi, sulle pagine del Corriere dello Sport, ha commentato la partita della Fiorentina contro l'Atalanta:

Instabile, questo è la Fiorentina oggi. Instabile verso un punto che ancora non si conosce, anche per l’inquietante ricordo della stagione scorsa. Se una squadra in piena crisi, che non vince in casa da una vita, va sotto, riesce a rimontare e alla fine si fa di nuovo agguantare non è un bel segnale. La Fiorentina ha lottato, ma non è bastato per piegare mezza Atalanta (l’altra mezza era riunita in infermeria) e lo sviluppo della partita lascia delle perplessità. Partenza aggressiva dei viola, poi scomparsa di scena e gol subìto, inizio ripresa arrembante, due reti, rimonta e di nuovo dietro, un po’ timida e molto preoccupata, preso un altro gol, due a due, e rieccola davanti a creare ancora qualche pericolo. Su e giù, una squadra che si abbassa e si alza, che gioca con se stessa, che si aiuta e si perde, che prende coraggio e si smarrisce. Non ha un’identità, la sta ancora cercando. Non ha troppa forza per chiudersi quando è in vantaggio, non ha troppa qualità per chiuderla quando dovrebbe piazzare il colpo decisivo. E’ a metà strada, ma è già qualcosa se si pensa che prima di questa partita non si era nemmeno incamminata su quella strada. Che serva altro per tirarsi fuori definitivamente dai guai è chiaro. Serve più cattiveria, tanto per cominciare. Serve una presa di coscienza ancora più forte perché la classifica fa ancora spavento, cinque punti in nove giornate, sempre penultima posizione, con ventun gol subiti. Un’infinità. Se questo giusto due a due (ricco anche di altre occasioni sia dei viola che dell’Atalanta) possa diventare il punto di svolta per la Fiorentina potranno dirlo solo le due prossime partite a Reggio Emilia col Sassuolo e in casa con la Juventus, prima della sosta. Ma almeno l’emorragia si è fermata, dopo tre sconfitte di fila è arrivato un punto. Il primo tempo della Fiorentina, dal 20' in poi, era stato una pena, come tante, tantissime volte era successo nel campionato scorso. Esattamente come un anno fa, così uguale che nessuno ci poteva credere. E chi invece ci credeva, ne aveva paura. Stessa manovra involuta, stessa fragilità mentale, stessa incapacità di imporre se non il gioco almeno la forza dei nervi, stessa leggerezza difensiva. Stessa sofferenza. Stava arrivando la quarta sconfitta di fila per la Fiorentina e sarebbe stata crisi totale. Per venirne a capo Vanoli deve aver alzato la voce all’intervallo, ma sul piano del gioco per ora non ci siamo. Pur togliendo un attaccante per mettere un centrocampista (come era già successo a San Siro) sono rimasti sempre spazi aperti in cui gli avversari, soprattutto se hanno la tecnica di De Ketelaere, Gaetano e Zalewski, hanno creato pericoli appena alzato il ritmo. Rallentando il gioco a metà campo e poi sprigionando la velocità e la tecnica del suo attacco appena arrivava sulla trequarti, l’Atalanta ha costruito due grandi occasioni prima e dopo la rete di De Ketelaere, il cui controllo era stato affidato alla leggerezza di Fagioli. La reazione però c’è stata, i gol sono arrivati, qualcosa di meglio, di più convincente si è visto. Ma non basta nemmeno questo. Cinque punti, come Parma e Udinese, e siamo alla nona giornata. L’ultima vittoria è dell’11 settembre a Venezia, sono passati quasi 50 giorni. Troppi.
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