"Una squadra che non incute timore agli avversari, che non sa fare la partita né gestirla, che manca di leader e punti di riferimento"
Poesio: "Scelte scellerate di Vanoli, ma cosa ne pensano i dirigenti viola?"
Ernesto Poesio, sulle pagine del Corriere Fiorentino, ha commentato quanto visto in Inter-Fiorentina:
Nemmeno con due traverse clamorose colpite dagli avversari, tre miracoli di De Gea (non i primi, purtroppo inutili, della stagione), un rigore netto non assegnato all’Inter che sa tanto di compensazione per gli errori a sfavore dei viola contro il Como (e dovrebbe preoccupare comunque la si pensi o per chiunque si tifi perché la «regolarità» non viene messa in discussione solo quando si subiscono torti). Nemmeno nel giorno in cui il primo tiro in porta dei viola si era trasformato in gol grazie al solito Jimenez e questa volta (udite, udite) pure senza la solita deviazione fortunata. Nemmeno dopo essere riusciti incredibilmente ad arrivare al novantesimo ancora in vantaggio di un gol nonostante la scellerata scelta di Vanoli di rinchiudersi nell’area di rigore come se non fosse nelle cose che tra il miglior attacco e la peggior difesa del campionato alla fine, dai e ridai, l’avrebbero spuntata gli attaccanti nerazzurri. Niente da fare. I soliti zero punti, la sesta sconfitta in otto partite, altri due gol subiti e poca, pochissima, Fiorentina. Si dirà, anzi lo ha detto Vanoli, «ma davanti c’era l’Inter». Come se ormai la dimensione viola fosse quella della provinciale che per far punti a Milano deve sperare in qualche miracolo o magari nel tanto invocato (ed era pure arrivato) aiuto arbitrale. Avevamo capito diversamente visto che anche nel prepartita il ds Paratici aveva tenuto a ribadire che «la Fiorentina è una squadra con tanta qualità». Ora, a parte che la valutazione del dirigente viola è un po’ come il cuoco che garantisce sulla bontà dei propri piatti (e a chi non piacciono problemi suoi), ma una squadra «di qualità» contro un’Inter stanca dalle fatiche di Champions, innervosita da una gara che sembrava stregata e dalle scelte arbitrali, non avrebbe dovuto avere la capacità di addormentare la partita, tenere palla, mettere insieme almeno due passaggi di fila, in sintesi non scomparire dal campo contando i secondi fino al fischio finale? Ci piacerebbe sapere cosa ne pensano i dirigenti viola che continuano ad avanzare su due binari comunicativi: da una parte si sottolinea come la squadra abbia bisogno di tempo, dall’altra però si continua ad alimentare la narrazione della meglio gioventù con la conseguenza che sarebbe lecito attendersi qualcosa di più di quanto visto in queste prime otto partite in cui l’unica vittoria è arrivata contro il Venezia, non a caso la sola squadra con meno punti (e neanche tanti, uno solo) dei viola. Insomma, il bicchiere mezzo pieno non può più bastare. I viola restano senza gioco, con poche idee e pochi sprazzi dovuti alle rare giocate dei singoli. Una squadra che non incute timore agli avversari, che non sa fare la partita né gestirla, che manca di leader e punti di riferimento. E che nelle prossime tre gare prima della sosta ha il dovere di scuotersi e trovare punti. Perché la classifica non aspetta. E, al contrario di quanto sostiene Vanoli, sarebbe il caso di iniziare a guardarla.
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