Nazione: "Pochi tiri in porta ma non solo. Dentro la crisi di Pellegrino e Beto"
La crisi della Fiorentina passa anche dal rendimento dei centravanti: Pellegrino e Beto, chiamati a raccogliere l’eredità di Kean, stanno incontrando difficoltà differenti. L’argentino ha segnato due gol in campionato in sette presenze, cinque da titolare, per complessivi 467 minuti, ai quali si aggiunge la rete contro il Pisa in Coppa Italia. Numeri che lo collocano davanti al compagno nelle gerarchie, senza renderlo ancora una certezza.
Alto 192 centimetri, Pellegrino offre struttura fisica, abilità aeree e presenza in area, ma queste caratteristiche non si traducono sempre in un vantaggio concreto: quando la squadra perde le distanze, resta isolato e costretto a lottare senza ricevere palloni. Ancora più delicata la situazione di Beto: cinque presenze, 174 minuti, cinque tiri e uno solo nello specchio, senza gol. Arrivato dall’Everton per garantire fisicità, profondità ed esperienza, dopo nove reti in 37 presenze in Premier League, il portoghese fatica a trovare ritmo e sintonia; condizione e inserimento possono incidere, ma il digiuno comincia a pesare sulla fiducia.
Per Vanoli il ballottaggio va oltre la scelta del titolare: servono gol, profondità e un centravanti capace di rendere meno prevedibile la manovra. Valorizzare le caratteristiche delle punte significa anche migliorare il funzionamento collettivo: finché non arriverà questo equilibrio, le difficoltà offensive continueranno a riflettere quelle di una squadra ancora alla ricerca della propria identità. Lo scrive la Nazione.
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